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1943-1945

Il sangue di Roncade nella lotta di Liberazione

  

 

25 aprile 2002

Questi sono alcuni cenni sommari della lotta che si aprì a Roncade, come in gran parte dell'Italia, all'indomani dell'8 settembre 1943.

Gli elementi qui sintetizzati sono tutti già pubblicati in vari libri e documenti e rappresentano, in ogni caso, una ricostruzione essenziale ma molto parziale.

Chi volesse integrare o correggere con informazioni, testimonianze ed altro - anche su episodi minimi - la cronaca qui riportata, può farlo inviandoci una e-mail al solito indirizzo, cioè redazione@roncade.it

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Del primo gruppo partigiano a Roncade si ha notizia nel giugno 1944.
In una casa colonica di San Cipriano si radunano alcuni uomini tra cui Ugo Pianon, detto "Maria" e Gino Pasqualotto ("Laura").

I fascisti vengono a conoscenza della riunione e, il 19 giugno, fanno irruzione nella casa cercando di sorprenderli. Per il caldo, però, il gruppo si era radunato all'aperto e riesce a fuggire.

Sono perciò requisite le biciclette, mezzo di trasporto molto più importante di quanto non lo sia oggi, e viene saccheggiata l'abitazione.

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Ugo Pianon (Maria)

Il 19 luglio si registra il primo fatto di sangue. Avviene nel centro di Roncade, davanti a moltissimi testimoni, ma le versioni sono ad oggi ancora contrastanti.

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Primo dal Ben

I partigiani Ugo Pianon e Luigi Mazzon incrociano - casualmente o di proposito - l'allora commissario del fascio locale, Primo Dal Ben, 28 anni.

Nella circostanza nasce una discussione, forse legata alla richiesta dei partigiani di vedersi restituite le biciclette sequestrate a San Cipriano.

Il "colloquio" precipita, si sparano dei colpi di pistola, secondo qualcuno lo fa anche Dal Ben, contro Mazzon, senza colpirlo. Mazzon scappa, Pianon resta e spara a Dal Ben, uccidendolo.

Scappa anche Pianon e i fascisti, la sera, ne arrestano il padre, deportandolo in un campo di concentramento in Germania, da dove tornerà dieci mesi dopo.

Morto dal Ben, segretario politico diviene Raimondo Speranzon, detto Dino, bancario quarantenne.

Il 7 agosto Speranzon, accompagnato da Guglielmo Menon (54), titolare delle omonime officine, Carlo Menon (52) e l'autista, Giovanni Calcinotto, si reca a Ca' Tron dopo aver ricevuto un biglietto da un contadino del posto. A Ca' Tron c'è una banda di partigiani veneziani che chiede soldi. Di fronte al rifiuto, i primi tre vengono arrestati e Calcinotto invitato ad allontanarsi. Davanti alla chiesa vengono fucilati. Speranzon e Guglielmo Menon muoiono subito, Carlo Menon tenta la fuga in auto ma viene ugualmente colpito. Ferito, viene trasportato nell'ambulatorio di Roncade - dove oggi c'è l'oratorio - da Calcinotto, il quale si era nascosto per vedere cosa sarebbe successo.

Trasferito all'ospedale di Casier, anche Carlo muore pochi giorni dopo.

Il giorno dei funerali i fascisti rinunciano a vendicare pubblicamente la morte dei tre con esecuzioni in piazza ma uccidono ugualmente dei partigiani a Vallio, all'esterno del cimitero, senza assistenza religiosa.

Dopo la morte di Speranzon commissario politico diviene Roberto Anselmi.

Da qui in avanti è un susseguirsi di imboscate e rappresaglie che porta il numero di uccisi, fino all'estate 1945, a varie decine. Numerose sono anche le deportazioni in campi di concentramento tedeschi di cittadini roncadesi legati più o meno direttamente alle forze partigiane.

Il 5 novembre il gruppo di Pianon collabora alla cattura e all'uccisione, a Silea, del maggiore fascista roncadese Giuseppe Carrer, assieme a Pasquale Tarascio

La ritorsione non si fa attendere. L'11 novembre, a Roncade, vengono fucilati tre partigiani tra cui Ugo Rusalen, 22 anni, di Motta di Livenza, davanti alla chiesa di Roncade dove ora c'è una lapide.

Il cadavere è lasciato sul posto fino all'indomani, come monito alla popolazione.

Rusalen, medaglia d'argento alla memoria, sembra a causa di una spia fu catturato travestito da sacerdote a San Biagio, all'interno - o, secondo altri, nelle vicinanze - di un'osteria situata dove adesso c'è il ristorante "Monreal".

Pochi giorni prima suo padre, impresario edile di Motta, estraneo alla lotta partigiana, era stato arrestato dai fascisti e rinchiuso in carcere ad Oderzo, dove sarebbe rimasto fino a quando i nazifascisti non avessero preso il figlio.

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Ugo Rusalen

In questo periodo i fascisti provocano, con le minacce, la fuga del cappellano, Ernesto Spriccigo, accusato di invitare i giovani a non aggregarsi alle bande nere, rapinano la canonica e sequestrano per due giorni il parroco, mons. Romano Citton.

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Gli alleati entrano a Roncade.

Il 2 dicembre quattro brigatisti neri sono uccisi in un'imboscata a Ca' Tron

Il 10 dicembre i partigiani riescono a far saltare la caserma delle Brigate Nere, in via Pistor.

Prima dell'esplosione vengono uccisi quattro fascisti; un quinto è ferito e muore nella notte.

Il 6 aprile 1945 le Brigate Nere se ne vanno finalmente da Roncade.

Il 25 aprile Roncade è liberata, ma le uccisioni e le vendette termineranno definitivamente solo in luglio.

Incrociando i contenuti di varie pubblicazioni sul periodo a Roncade reperibili in biblioteca (Antonio Serena, Ives Bizzi, Ugo Pianon)   alcuni tra i partigiani che operarono per la liberazione della zona risultano essere:

Ugo Pianon (Maria) Nicola Paoli
Gino Pasqualotto (Laura) Dionisio Maschio (Piton)
Antonio Pasqualotto (fratello di Gino) Umberto Rigato (Picò)
Giovanni Lorenzon  (Lea) Erminio Ferretto (Venezian)
Luigi Mazzon (Gigetto) Severino Voltarello (Lidia)
Gino Cigoli Romeo Marangon (Andrea)
Amedeo Gambirasi Luigi Pozzi (Volpe)
Attilio Scardala (Ugo Marino) Edgardo De Stales
Ottaviano Coan (Lampo) Adolfo Tronchin
Andrea Zago Arturo Chiarin (Saetta)
Luciano Benetel Enrico Chiarin (Barba)
Mario Davanzo Giovanni Tiozzo (Nasetto)
Gino Geromel Sebastiano Pastrello (Russo o Biscotto)
Antonio Spigariol Benvenuto Pastrello
Angelo Spigariol Augusto Pettenò (Grassi)
Lino Manente Ruggero Ferretto (Cimatti)
Orfeo Manente Orfeo Ungarello
Riccardo Beraldo Gino Simionato (Falco)
Giuseppe Vianello Carlo Bisetto (Zebra)
Luciano Vianello Luigi Zaffalon (Baffo)
Sergio Vianello Mario Malgaretto (Athos)
Giorgio Nobili Pietro Toffoletto
Loredano Granzotto (Lele) Bruno Carraro
Aldo Granzotto (Coco) Ambrogio Gino Cadorin (Babà)
Domenico Zaffalon (Burrasca) Dante Baruffa (Rovigo)
Silvio Cadonà (Senna)