home.jpg (2411 byte)
 
  titolino.jpg (9670 byte)ooo
 

Leggiamo la tv

altable.jpg (995 byte)

 

 

  Comune di Roncade

Assessorato alla Cultura                                      Biblioteca Comunale

 

  TV.jpg (18511 byte)

LEGGIAMO LA TV! ......

come la violenza si maschera per l'infanzia


Tavola rotonda con:

 

Paola Pastacaldi scrittrice e giornalista
Giorgio Lago giornalista
Maria Marconi psicopedagogista
Rinalda Montani docente universitaria
Joyce Mamon docente universitaria
Walter Dal Cin esperto di linguaggio cinematografico
Sergio Leonardi moderatore

Venerdì 27 ottobre 2000 - ore 20,30

Aula Magna della scuola media di Roncade

La metà dei bambini roncadesi delle scuole materne e dei ragazzi delle medie guardano la tv almeno due ore al giorno, un po' meno quelli delle elementari, ma più del 60% di loro se ne sta davanti al cinescopio in assouta solitudine.

E' da dati come questi, ottenuti attraverso un capillare lavoro di interviste a tutti gli studenti delle scuole del territorio comunale - ed i cui risultati presto pubblicheremo integralmente - che venerdì sera, 27 ottobre, è iniziata una vivace discussione tra relatori e pubblico seguita fino a tarda ora, con attenzione, dalla grande maggioranza delle circa 200 persone presenti.

Sullo sfondo il costante collegamento tra ciò che la televisione propone di declinabile come "forma di violenza" e le ripercussioni che questa componente può avere sui più giovani, aspetto che, secondo Paola Pastacaldi, differenzia almeno un po' i ragazzini del Nord - meno suggestionabili di fronte alle scene più crude - da quelli del Sud, apparentemente più in difficoltà quando si tratta di distinguere realtà da fiction.

Per Maria Marconi occorre sempre tener presente, a questo proposito, chi sono i produttori delle proposte televisive e ricordarsi che dei programmi televisivi visti i bambini non ne parlano con insegnati o genitori ma con i coetanei, circostanza che fa lievitare l'impatto del messaggio.

Importante, secondo Rinalda Montani, osservare come la violenza venga costruita e proposta e come vi sia il rischio di una assuefazione ad essa anche da parte del pubblico adulto, fino alla "perdita del senso di pietà".

Ma è sulla realtà che si devono fare i conti e per Giorgio Lago, bando ai moralismi, l'unica cultura possibile per gestire il fenomeno mediatico rappresentato dalla tv è quello di "costruire gente forte", con un senso critico autonomo, perchè - rileva - "non c'è un luogo in cui si può insegnare a vedere la tv", se si tiene presente che "la scuola è già in difficoltà anche per inseguire un insegnamento normale" e che i genitori, - cioè "il genitore", cioè "la mamma" - è una mamma trevigiana che vive in una provincia in cui più del 50% delle donne lavora. La mamma, perciò, "non può essere caricata di tutto" e tantomeno di dover risolvere il dramma della "confusione tra realtà e finzione" dentro l'universo catodico, specchio totale di questo secolo "splendido e babelico"

Snob dichiarato a 360°, Walter Dal Cin preferisce puntare ad un tentativo di ridurre l'apparecchio televisivo ad un oggetto a cui si può rinunciare, data anche la sua responsabilità nell'aver disseminato il virus della crescente "incapacità di parlare". In sostanza, dice Dal Cin, "se ci va bene questo mondo ci va bene anche questa tv", e viceversa, naturalmente, senza scampo nemmeno per i telegiornali che pretendono di "spacciare la realtà".

Quindi, se consumatori dobbiamo essere, Joyce Mamon osserva che almeno possiamo diventare "consumatori selettivi" e che se i genitori non hanno il tempo di seguire certi programmi assieme al figlio, un uso intelligente del videoregistratore potrebbe certamente essere un po' d'aiuto.

Siti consigliati sull'argomento: www.casadelleartiedelgioco.org