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| Roncade Lattuale centro storico prende la sua fisionomia definitiva nel
500; i portici della via
principale non sono che lestensione progressiva dei porticati interni al castello.
Procedendo da Villa Giustinian verso il borgo si incontra, in piazza Giustinian, un
palazzo cinquecentesco sorto contemporaneamente al castello come adiacenza della
villa e, probabilmente, dimora del secondogenito.
I portici del centro sono costruiti in tre fasi: il primo tratto è cinquecentesco, il
secondo, con portici non ad arco, del seicento, mentre il terzo, che riprende lo stile del
500, risale ai due secoli successivi.
Piazza I Maggio, il vero centro del paese, era chiamata pra delle
oche ed era la sede
in cui si svolgevano i mercati e le fiere. Tra questo spazio e il fiume Musestre sorge il
mulino, per secoli punto dincontro obbligato per i contadini roncadesi.
Centro di Roncade all' inizio del '900 |
Di fronte al castello, dove oggi si trovano i
giardini pubblici, cera un ampio spiazzo
detto pra delle barche, destinato a
parcheggio delle imbarcazioni utilizzate per i
traffici con la laguna attraverso il Musestre.
Nellarea dei giardini pubblici è collocato, dal 1924, il Monumento ai caduti, opera
dello
scultore Libero Andreotti.
Il recente stravolgimento della viabilità ha lasciato poche tracce degli antichi ponti
romanici sul Musestre che si trovavano al centro del paese.
Accanto al castello, uscendo dal borgo, sorge la chiesa parrocchiale di Ognissanti,
nata come cappella di Vallio intorno al 1200 ed ingrandita in due fasi nel quindicesimo e
nel sedicesimo secolo. |
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| Biancade E la frazione più settentrionale del Comune ed oggi si caratterizza
prevalentemente per le attività artigianali ed industriali insediate sul territorio, in
particolare mobilifici.
Analogamente a quanto ipotizzato per Roncade, si suppone che il nome
Biancade
derivi da silvae blancatae, dove blancatae
potrebbe avere la sua radice nel
germanico blank cioè svuotato, aperto.
Silvae blancatae dovrebbe quindi indicare
un luogo liberato dai boschi, forse con il fuoco.
Linfluenza germanica nella zona, come in altre località del territorio, sarebbe
confermata anche dalla intitolazione della chiesa a San Giovanni Battista, santo tipico
venerato dalle popolazioni longobarde.
Testimonianze di insediamenti umani nellarea biancadese fin dalletà del
bronzo sono
confermati dalla presenza dei resti di un castelliere in una
località che per questo
prende il nome di Castello di Biancade.

Pala di Paris Bordone
nella chiesa parrocchiale di
Biancade |
Altri reperti indicano presenze paleovenete a
SantAndrea di Riul, mentre sono frequenti i ritrovamenti di laterizi risalenti
allepoca romana: si ritiene che tra il I e il II secolo dopo Cristo esistesse nel
centro di Biancade una villa rustica.
Alla fine del XIII secolo nella località abitò per circa 20 anni il boscaiolo Enrico da
Bolzano, morto a Treviso nel 1315 in fama di santità. Fino alla metà del 1800 circa
Biancade rientrava nel comune di Spercenigo, assieme a Olmi e San Floriano. Poi, a causa
di attriti tra le rispettive autorità locali, questi ultimi due furono accorpati a San
Biagio e Biancade passò al comune di Roncade. |
Tra le espressioni artistiche più
interessanti del paese vi sono alcune ville (Ca Morelli,
villa Flangini, villa Musalo) e la chiesa del 1492 che racchiude, sullaltar
maggiore, un
importante dipinto di Paris Bordone, la Sacra Conversazione,
risalente al 1531, oltre
ad altre opere settecentesche attribuite a Francesco Zugno, Pietro Litterini e
Michelangelo Morlaiter. |
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| San
Cipriano San Cipriano sorge come realtà
autonoma e come vero e proprio paese soltanto nel XII
secolo allorchè appare per la prima volta il suo nome in un documento del 1138 .
Si tratta di una pergamena con cui il patriarca Pellegrino di Aquileia concede in
usufrutto al monastero di San Cipriano di Murano una porzione di terreno nel territorio di
Musestre.
Fino ad allora, infatti, la località è chiamata Musestre di
Sopra e non è che una porzione della più nota ed antica Musestre.
La chiesa di San Cipriano acquista con il tempo importanza via via crescente;
approfittando della decadenza di Vallio dovuta ai ripetuti straripamenti del Piave, nel
1432 il rettore della chiesa, prete Giovanni da Portogruaro, riesce a farsi assegnare dal
Papa Eugenio IV il titolo di Pieve strappandolo a San Nicolò di Vallio.
Il paese si trova, da questo momento in poi, con un territorio vastissimo che conserverà
fino al secolo presente, comprendendo sia la zona di Ca Tron che unampia
fascia
sulla destra del fiume Musestre che si estendeva verso nord quasi fino a Biancade.
L attuale chiesa di San Cipriano fu
inaugurata nel 1958. A seguito della decadenza delledificio precedente, posto
dallaltra parte del Musestre, nel 1951 venne deciso di preferire una nuova
costruzione nel centro del paese anzichè procedere al restauro di quella esistente.
Una cronaca puntuale ed esauriente della vita di San Cipriano dal 1900 al 1960 è
contenuta nella Cronistoria scritta da mons. Ermenegildo Zanatta,
parroco dal 1933 al 1972 e vissuto in paese fino al giorno della sua morte, il 9 dicembre
1977. |

La chiesa vecchia
di San Cipriano |
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| Musestre

Musestre: torretta
del castello medievale |
Gli insediamenti stabili a Musestre, centro che
prende il nome dallaffluente del Sile che lo attraversa, anticipano di molto quelli
di altri punti del territorio roncadese.
A mantenere vivo il nucleo del paese contribuisce senzaltro, in epoca romana, la
vicinanza di Altino e il passaggio della strada romana Claudia Augusta che collega la
città alle Alpi.
A Musestre, nel 425, nei primi anni, cioè, della diffusione del cristianesimo in queste
zone, sopra un ponte di marmo sul fiume vengono decapitati dagli ariani i santi
Teonisto, Tabra e Tabrata.
Nei secoli successivi il paese segue le vicende di Altino e la rovina determinata dalle
invasioni barbariche.
Il primo atto ufficiale della esistenza di Musestre risale allanno 863 ed è il
testamento del marchese del Friuli, Everardo, che qui ha la residenza. |
Dallinfluenza di Venezia, il feudo di
Musestre passa, intorno allanno mille, ai conti
Collalto di Treviso per tornare alla Serenissima nel quattordicesimo secolo.
Del castello costruito nel nono secolo sulla riva del fiume, vicino alla confluenza tra
Musestre e Sile, rimane oggi visibile una delle torri. E probabile che il castello
sia stato costruito sui resti di una precedente fortificazione eretta dai bizantini, che
controllavano le isole veneziane, a scopo di difesa contro le invasioni di Goti e
Longobardi.
La chiesa parrocchiale di S. Odorico è costruita sui resti delledificio trecentesco
precedente; la sua inaugurazione risale al 1746.
Fino ai primi anni del 900 i collegamenti tra Quarto dAltino e Musestre sono
assicurati
del passo, una barca-traghetto che fa la spola tra le due sponde
del Sile.
Il ponte della ferrovia Venezia-Udine risale al 1850; la struttura viene allargata per il
raddoppio della linea allinizio del nostro secolo.
Lattività industriale a Musestre è caratterizzata, dai primi anni del 700,
dallattivazione
di fornaci per la fabbricazione di laterizi. |
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| Vallio La frazione di Vallio prende il suo nome dal fiume che attraversa il centro
ed è, assieme a Musestre, il nucleo abitato più antico del roncadese.
Già dallanno 1000 la pievania di San Nicolò di Vallio è centro religioso e
sociale in
relazione allAbbazia benedettina di Santa Maria del Pero di Monastier e
allAbbazia di
SantEustachio di Nervesa.
La pievania di Vallio è considerata la matrice delle chiese filiali di San Civran (San
Cipriano) e di San Giacomo.
Attraverso il fiume Vallio, in questepoca, si svolge il commercio di legnami con la
laguna; tutta la zona e infatti coperta di folti boschi.
Il centro si spopola tra il 1100 e la fine del 1300 a causa di inondazioni e pestilenze, e
il titolo di pievania, per decisione pontificia, passa alla chiesa di San Civran.
La popolazione ritorna nella zona alcuni decenni dopo e nel 1514 viene consacrata una
cappella con le reliquie dei santi Innocenzo, Silvino e Sebastiano.
Tra gli abitanti di Vallio e quelli di San Civran non corre buon sangue e tantomeno, ma
per ragioni dovute essenzialmente alle rendite di diritto, tra i sacerdoti.
Allora non si andava tanto per il sottile: nel 1609 il cappellano di Vallio è autore di
un
tentativo di omicidio nei confronti del pievano di San Cipriano.
Dopo più di due secoli di insistenze, Vallio ritorna ad essere parrocchia autonoma nel
1759 per decisione del vescovo Paolo Giustiniani.
La chiesa viene ampliata e viene eretto un campanile in stile romanico alto 24 metri.
Pressoché contemporaneo è lacquisto dellorgano.
Allinterno della chiesa di Vallio sono conservate opere dei pittori veneziani
Gaetano
Zompini e Giovanni Battista Canal. |
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| San
Giacomo San Giacomoè una località che
difficilmente appare sulle carte topografiche, non
essendo oggi rappresentata che da una chiesetta e una vecchia casa canonica.
Tracce ufficiali di una cappella in questa zona risalgono al 1231,
in una bolla di papa Gregorio IX.
Ledificio è dedicato a San Giacomo, patrono dei pellegrini, in quanto situato
vicino ad
un ospizio (oggi casa Rubinato) per i viandanti in cammino verso Roma. In seguito gli
straripamenti dei corsi dacqua, responsabili del parallelo spopolamento della vicina
Vallio, distruggono la chiesa, che rimane abbandonata fino al 1505.
In quellanno un nobile patrizio veneziano, Antonio Giacomo Tiepolo, si prende
limpegno di restaurare chiesa e campanile e di rinnovare la canonica. Poco dopo
ottiene dal vescovo Tiburtino Angelo Leonini un curato suddito del pievano di San
Civran.
A Tiepolo vengono anche restituiti i beni trasferiti, con la decadenza dei secoli
precedenti, al pievano di San Civran, ed una campana che viene ricollocata nel campanile
restaurato.
Nella chiesa di San Giacomo sono dipinti, oltre al santo titolare, San Sebastiano e San
Rocco. |
Va citato, infine, un singolare aneddoto con riflessi miracolistici.
Il 21 agosto 1986 una collaboratrice milanese del quotidiano
'LAvvenire, Elena Manzoni, tornando da un pellegrinaggio a San
Jacopo di Compostella, transitando sulla autostrada A4 nei pressi allaltezza di San
Giacomo perde il controllo del suo camper, il quale esce di strada e si disintegra al lato
della carreggiata. La donna e le quattro figlie che si trovavano a bordo del mezzo ne
escono perfettamente illese.
Una volta rientrata a Milano Elena Manzoni scopre la straordinaria coincidenza (San
Giacomo = San Jacopo) e lesistenza, nel tredicesimo secolo, di un rifugio per i
pellegrini; qualche tempo dopo consegnerà un ex voto alla chiesetta per la grazia che
ritiene di aver ricevuto dal santo protettore dei pellegrini.
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La bolla di papa Gregorio IX |
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| Ca'
Tron La frazione di Ca Tron è
caratterizzata da una vasta estensione di terreno agricolo,
allestremità meridionale del Comune, sulla quale sono ancora abbastanza evidenti le
tracce del reticolo romano.
Fino al sedicesimo secolo, fino cioè allacquisto dellintera area da parte
della famiglia
veneziana Tron, la località è detta Cal di Meolo. Ca Tron
si sgancia da San Cipriano
e diventa parrocchia autonoma solo nel 1935, anno in cui lautorità ecclesiale gli
attribuisce anche il territorio di Bagaggiolo, prima facente capo a Musestre.
Di particolare suggestione è il tranquillo laghetto naturale circondato da una folta
vegetazione, meta ideale per brevi passeggiate in bicicletta.
La frazione soffre di un progressivo spopolamento, testimoniato dalle numerose vecchie
case rurali abbandonate, e di un isolamento dal capoluogo determinato anche
dallattraversamento della linea ferroviaria Venezia-Trieste.
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 Azienda agricola Ca' Tron |
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| Fiume
Sile E probabilmente lunico
fiume italiano che nasce da risorgive di pianura.
Le sorgenti si trovano in località Casacorba di Vedelago (Treviso).
Il corso, che attraversa la città di Treviso, è lungo 95 chilometri.
La foce è a Jesolo Lido.
Lultimo tratto, da Caposile al mare, è in realtà lantico letto del Piave,
deviato ad
oriente su decisione degli ingegneri idraulici della Serenissima con un canale artificiale
per consentire al Sile di sfociare in Adriatico anziché, come era in origine, in laguna.
Scopo dellintera operazione, che viene decisa nel 1680, è quello di prevenire gli
interramenti della laguna dovuti ai detriti portati a valle dal Sile. Lintervento
causa
tuttavia notevoli disagi perchè il fiume, allora non dotato di argini, allaga le campagne
tra Bagaggiolo e Ca Tron.
Approfittando della situazione i Tron, proprietari dellarea, avviano e mantengono
per
molti decenni una attività di coltivazione del riso.
Il maggiore affluente del Sile è il Musestre; la confluenza si trova nellomonima
località
del comune di Roncade.
Visita anche il sito del Parco Naturale del
Fiume Sile
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 Il "Passo" del Sile a Musestre nel 1870 |
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| Fiume
Musestre E il maggiore affluente del
Sile.
Nasce da risorgive in località di Breda di Piave (Treviso) attraversando i comuni di
Carbonera, San Biagio di Callalta e Roncade.
Si getta nel Sile a Musestre, frazione di Roncade, allaltezza dellabitato di
Quarto
dAltino (Venezia).
In epoca romana il fiume Musestre era quasi certamente uno dei molti rami del Piave. |
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| Fiume
Vallio Nasce in territorio di San Biagio
di Callalta.
Dopo aver attraversato il comune di Roncade sfocia in laguna.
Si tratta di un corso dacqua assai modesto ma che, assieme al vicino fiume Meolo,
nellalto medioevo è utilizzato dai veneziani per trasportare legna
dallentroterra e far
giungere alle popolazioni locali il sale. |
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