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La storia

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La preistoria

Le prime tracce del neolitico


L'epoca romana

Le grandi strade


Il primo cristianesimo

I martiri, gli Unni ed i Longobardi


Il medioevo

Storie dell'anno Mille


L'epoca moderna

L'impronta dei Giustinian


Il novecento

La guerra, il fascismo, la liberazione

 
La Preistoria

Testimonianze della presenza di insediamenti nel territorio di Roncade fin dall'età neolitica sono venute alla luce, casualmente, nel novembre del 1937, quando un operaio delle Officine Menon,  in pieno centro storico, scavando un tratto di terreno, trovò alla profondità di circa un metro dei resti di ossa femorali, una parte di un cranio ed altri frammenti, assieme ad un coltello e a cinque punte di freccia di selce, reperti ora conservati al museo civico di Treviso.
Con ogni probabilità i resti appartenevano ad un cacciatore sepolto con le sue armi così com’era in uso tra il 4.000 ed il 2.500 avanti Cristo.
Una tomba tanto isolata fa tuttavia supporre che nella zona vi fosse un insediamento precario e non un agglomerato.
Nella stessa epoca, in base ad altri rinvenimenti, sarebbero infatti esistiti insediamenti più stabili e numerosi in un’area vicina,
sulle sponde del Sile, tra Silea e Casier, mentre il roncadese, a causa forse dei frequenti straripamenti dei corsi d’acqua, era scarsamente popolato.

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Mattone con lettere greche del I a.C.
ritrovato in via Cavinlungo, a San Cipriano

L’arrivo dei Paleoveneti nella pianura trevigiana risale al 900 a.C.; la presenza di insediamenti nel roncadese sarebbe confermata dal ritrovamento, nelle campagne tra Roncade e Biancade, di un’urna cineraria con iscrizione venetica ‘’VOTUNKEAI E’’, cioè ‘’Sepolcro per Votunca’’.
Una fibula ad arco serpeggiante con elementi fitomorfi, ritrovata nel 1981 dallo storico Ivano Sartor in localita’ S. Andrea di Riul, nei pressi di Biancade, conferma con certezza la presenza nella zona di una stazione paleoveneta tra il 675 e il 525 a.C.


L'epoca romana

Ai tempi dei romani nell’area roncadese esisteva probabilmente già qualche
insediamento di aborigeni o di popoli migratori scesi dall’Europa settentrionale.


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La presenza di Roma antica è invece ampiamente confermata dal ritrovamento di varie testimonianze, tra cui una maschera di pietra ed un torchio.
Tracce inequivocabili sono inoltre i tratti della centuriazione romana ancora evidente nelle campagne di Ca’ Tron e la via Claudia Augusta fatta costruire

dall’imperatore Claudio e ultimata nel 47 d.C. per collegare la città di Altino al Danubio attraversando Feltre. Alcuni pezzi dell’antico tracciato sono visibili nelle campagne tra Roncade e Sant’Elena e sono rappresentate dalla via Lagozzo.Un’altra strada, la via Annia, fatta costruire nel 131 a.C., rivestiva un’importanza notevole, collegando Adria ad Aquileia attraverso Padova e Altino. In epoca recente sono state ritrovate, in localita’ Bagaggiolo, le fondamenta del ponte romano tramite ilquale la strada oltrepassava il Sile.
Esisteva, infine, una terza importante via romana che collegava Altino a Oderzo, oggi rilevabile soltanto grazie all’elaborazione di foto da satellite.
Va comunque sottolineato che il cuore della vita romana nella zona del roncadese era rappresentato da Musestre, località molto vicina ad Altino e posta in un punto nel quale varie strade minori confluivano nella via Claudia Augusta.
Decisamente marginale, invece, la presenza abitativa nella zona corrispondente all’attuale centro di Roncade risalente all’età di Roma antica.

Visita anche il sito del Museo Archeologico Nazionale di Altino


 

Il primo cristianesimo

Nei secoli che vanno dalla caduta dell’Impero Romano d’Occidente all’anno mille sono molti e confusi gli eventi che interessano la zona dell’Altinate, alla quale fa riferimento il roncadese.
Le varie fasi delle invasioni barbariche, tra cui va annoverata la discesa di Attila,
probabilmente meno distruttiva di quanto si è soliti pensare, inducono la popolazione locale ad alternare tentativi di difesa a vere e proprie migrazioni verso la laguna. Sono queste ultime a determinare la nascita degli agglomerati urbani nelle isole della laguna e, dunque, a Venezia. In particolare si attribuisce ad Altinati e Trevigiani la colonizzazione di Torcello e Rialto. I motivi della decadenza di Altino sono forse da ricercare, più che nei saccheggi barbarici, in fenomeni di bradisismo che trasformano la zona in palude e nello smontaggio delle costruzioni della città per riutilizzare il materiale edilizio nella costruzione delle case veneziane. Il Cristianesimo inizia ad affermarsi nel Veneto soltanto nel quarto secolo e raggiunge il roncadese grazie alla presenza di un vescovo, Eliodoro, ad Altino. Risale al 425 il martirio dei santi Teonisto,Tabra e Tabrata, decapitati dagli eretici ariani sopra un ponte di pietra e marmo che attraversava il Musestre nei

 

         attila.gif (18873 byte)          Attila sulla strada per Altino

pressi della confluenza del fiume nel Sile.
Le scorrerie delle popolazioni provenienti dal nord-est europeo, però, spengono sul nascere i primi focolai e di evangelizzazione si può ricominciare a parlare solo verso la fine del millennio quando il territorio passa per competenza dalla diocesi di Torcello a quella di Treviso.
Interessante notare come molte chiese della zona siano intitolate a santi venerati soprattutto nelle regioni germaniche, perciò ‘’importati’’ dai longobardi, come San Giovanni Battista (Biancade), Sant’Odorico (Musestre), San Michele del Quarto (Quarto d’Altino).


 

Il medioevo

Negli ultimi tre secoli del primo millennio la zona, a parte Musestre in cui continua a sussistere un centro abitato, si spopola e il territorio si ricopre di boschi.
La vita riprende intorno all’anno mille, grazie soprattutto ai benedettini che, sulle sponde del fiume Vallio, iniziano a bonificare la zona e vi erigono l’abbazia di Santa Maria del Pero, alla quale fa riferimento la pieve di Vallio.
i ritiene che i veneziani, in questa epoca, risalgano il Vallio e il Meolo per rifornire gli
abitanti locali di sale e che questo dia origine ad un nuovo, sia pur modesto, polo
commerciale alternativo a quello di Musestre.
Nei secoli seguenti lo sviluppo del roncadese avviene sotto l’azione gravitazionale dell’abbazia di Sant’Eustachio di Nervesa, da una parte, e dei conti di Treviso, i Collalto, poi.
Dal quindicesimo secolo ai Collalto, dopo un periodo di attriti e concorrenze,
subentrano i Giustinian, con i quali si afferma finalmente la centralità di Roncade
capoluogo sulle località limitrofe. Sotto il profilo religioso, infatti, Roncade dipende
come cappella di Vallio e quindi di San Civran (San Cipriano) per lunghi secoli, e diventa parrocchia autonoma

 

solo nel 1622.Da segnalare, tra gli eventi più significativi di questa epoca, le calamità naturali che
portano allo spopolamento di Vallio: nel 1152 si diffonde una epidemia di malaria,
mentre poco più di un secolo dopo una serie di alluvioni trasformeranno la zona in una palude inabitabile, tanto che nel 1432 papa Eugenio IV disporrà il trasferimento di tutti i diritti della pieve di Vallio alla chiesa di San Civran.

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Stemma dei Conti di Collalto

 

 


 

L'epoca moderna

castello.gif (24998 byte) Villa Giustinian vista dall'esterno

E’ il 1500 il secolo nel quale Roncade assume con decisione le caratteristiche che impronteranno la sua storia nei secoli seguenti. Si forma il borgo, si afferma la vita religiosa, si strutturano i modelli economici e sociali.
Il tutto sotto la supervisione dei Giustinian, proprietari del Castello - una villa con
funzioni tutt’altro che di difesa - e responsabili, tra l’altro, dei lavori di ingrandimento e abbellimento della chiesa. La vita del borgo, che diventa progressivamente legata ad attività commerciali, orbita attorno alla Villa.
E’ molto importante il decreto del 30 aprile 1678 con il quale il Senato veneto concede ai Giustinian il diritto di istituire ogni lunedì il mercato a Roncade, quando i mercati, in questi anni, si tengono soltanto a Treviso, Oderzo, Castelfranco e Montebelluna. Nelle campagne invece la miseria e lo sfruttamento dei contadini

si protrarrà, indifferente agli sviluppi politici e alle idee rivoluzionarie che attraversano l’Europa nei
secoli seguenti, fino agli inizi del ventesimo secolo. Il tutto, spesso, con la tacita complicità del clero, tendenzialmente vicino al potere ma sempre pronto ad utilizzare la
leva dell’indissolubile legame affettivo e di fiducia tra la cattolicissima gente dei campi e il campanile.
Il settecento, ultimo secolo di dominazione veneziana, vede il fiorire di opere d’arte nelle chiese e la costruzione di numerose importanti ville.
In questi anni soggiorna a Roncade la famiglia Goldoni, in particolare i nonni paterni del celebre commediografo, Carlo Alessandro e Caterina. La donna muore il 22 ottobre 1697 all’età di 45 anni e viene sepolta all’interno della chiesa parrocchiale, accanto all’altare dedicato a Sant’Antonio da Padova.
Sul finire del 1800 la crisi agraria determina una dolorosa e consistente emigrazione di roncadesi verso le terre promesse del Brasile, dell’Argentina, del Venezuela.
La fiera agricola di Roncade di settembre viene istituita nella prima metà del secolo.
Il primo impianto di illuminazione pubblica a gas risale al 1866, mentre il telegrafo è installato nel 1869.
Nel 1874 Roncade ha il suo primo ufficio postale.

 

 


 

Il novecento

E’ un fatto curioso quello che apre il nuovo secolo a Roncade: il 10 agosto un fulmine
cade sul campanile della chiesa parrocchiale, allora ‘’a punta’’, abbattendo la parte superiore fino al piano delle campane. Si decide, allora, di riutilizzare il materiale per erigerne uno nuovo, con cella campanaria ‘’a torre’’, e nuove saranno le tre campane.
  

 centro1.jpg (7639 byte)   Castello, chiesa con campanile a
punta e ponte ad archi sul Musestre.  La foto è del 1860

La prima guerra mondiale segna il territorio con una serie di bombardamenti che coinvolgono Vallio e Ca’ Tron; le truppe nemiche giungono fino a San Giacomo.
Il 27 febbraio 1918 nel comune di Roncade piovono 56 bombe.
La villa Ca’ Morelli è trasformata in ospedale.
Alla fine della guerra i roncadesi caduti in combattimento saranno 234; ad essi è
dedicato il monumento ai caduti, opera dello scultore Libero Andreotti, inaugurato
nell’area degli attuali giardini pubblici il 22 giugno 1924.


ADUNATA.gif (57474 byte) Un'adunata fascista di fronte
all'allora municipio di
Roncade (1940)

Tra le due guerre l’agricoltura, attività prevalente nel Comune, vive momenti di sviluppo.
Particolare attenzione viene rivolta alla coltivazione delle viti e dei gelsi. Per quanto riguarda l’industria sono le Officine meccaniche Menon, fondate nel 1875 da Carlo Menon, ad offrire possibilità di occupazione per gran parte degli abitanti del borgo.

 

Nel 1919, in occasione delle votazioni politiche, gli elettori sono 1214, i votanti 928: il Partito Popolare riscuote 598 consensi, i socialisti 140, i comunisti 132 e i repubblicani 42. Il fascismo, al suo arrivo, trova facile approvazione nella borghesia del paese, tanto che nel maggio 1924 la Giunta comunale conferisce a Benito Mussolini la cittadinanza onoraria. Nel 1934 alle elezioni a lista unica partecipano tutti, nessuno escluso, i 2372 elettori di Roncade.

    liberazione.gif (57409 byte)      La liberazione a Roncade.
E' l'aprile del 1945

Le sofferenze della popolazione durante la seconda guerra mondiale a Roncade sono
descritte efficacemente nel diario di don Romano Citton conservato nell’archivio
parrocchiale. Altre cronache segrete dei parroci locali (don Zanatta, don Zanella, don Piva) forniscono una versione concorde sulle responsabilità degli episodi più crudeli degli ultimi mesi di guerra. ‘’Roncade, non interessata dalla linea di ritirata delle truppe tedesche - dice Ivano Sartor nel programma radiofonico del 1986 ‘Roncade nei secoli’ prodotto da Radiografia - soffrì non a causa dei nazisti; i principali autori delle violenze locali verso i civili furono le brigate nere, cioè i fascisti italiani’’.
Due giorni prima della fine della guerra una bomba cade su una torre del castello
rovinando due delle mura perimetrali.
All’indomani della liberazione hanno luogo le elezioni amministrative: il primo sindaco
roncadese del dopoguerra è il comunista Romano Pianon.
Il referendum istituzionale divide quasi in parti eguali i roncadesi: i voti per la repubblica superano, alla fine, quelli a favore della monarchia per 2729 a 2587.
Nel capoluogo, però, la tendenza è opposta: 1368 votanti, contro 1094, preferiscono il re.

WALK.gif (31898 byte) Passeggiata roncadese a
guerra finita

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