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Gazzettino di Treviso, 1 luglio 2003 L'unico assessore della vecchia guardia sacrificato lascia
Ca' Sugana senza rancore e guarda avanti
Il sogno di Favaro: «Sindaco
a Roncade»
Intanto gli mancheranno le
telefonate di Genty: «Quando lo sento mi viene un groppo in gola»
Ieri, mentre i suoi ex colleghi
(Zugno, Marton, Chiole, Gaio) cominciavano la prima settimana da assessori confermati,
lui, Franco Favaro era in giro per cantieri. Ma al suo fianco non c'era Gentilini. Perchè
ora i Lavori di Favaro non sono più pubblici ma privati: quelli della sua impresa.
A Palazzo Rinaldi Favaro
ci era entrato il primo settembre 1997 a sotituire Francesco Cappellotto. E con lui era
finito il valzer degli assessori ai Lavori pubblici. Cinque anni alla corte dello
"sceriffo", uno degli uomini di fiducia, sempre insieme sulle strade a dare
ordini e controllare i cantieri. Dall'anonimato di Roncade , dove pure per due anni era
stato vice sindaco, alla luce dei riflettori. Impossibile crederlo perfino per lui che,
quando era stato chiamato a Palazzo Rinaldi, si era chiesto: «Ma è possibile che
vogliano proprio me?». Era possibile. Come è stato possibile che ad un certo punto
Favaro sia stato l'unico sacrificato (di Zanoni si sapeva che ormai voleva solo ritirarsi
a vita privata) della vecchia Giunta.
- Ma lei si chiesto
perchè?
«Tanti amici me lo hanno
chiesto. E io rispondo sempre che in politica non ci sono mai certezze. Sicuramente è
stata una scelta politica e io la rispetto».
- Nessun rancore?
«Anzi. Io devo
ringraziare la Lega per avermi dato l'occasione di vivere un'esperienza irripetibile che
ha arricchito il mio bagaglio di conoscenze professionali e umane».
- Qualche rimpianto sì,
però?
«Tutti sanno che non sono
mai stato attaccato alle poltrone. Più che di rimpianti, quindi, posso parlare di quello
che mi mancherà».
- Avanti.
«Innanzitutto il rapporto
che avevo costruito con i collaboratori della struttura dei Lavori pubblici, a cominciare
dalla mia segretaria Fiorella. Io sapevo di poter contare su di loro e loro sapevano che
ero pronto ad assumermi le mie responsabilità prendendo le decisioni e difendendoli fino
in fondo in ogni occasione».
- Non dica che non le
mancherà Gentilini.
«Questo era scontato.
Ogni mattina era quasi sempre lui il primo che sentivo al telefono. Tanto è vero che
adesso l'ho pregato di non telefonarmi troppo spesso perchè ogni volta che lo sento mi
viene un groppo in gola».
- I momenti più belli
vissuti da amministratore?
«Difficile sceglierne
qualcuno. Ogni opera portata a termine è stata una soddisfazione».
- Faccia uno sforzo?
«Allora, anche se
sembrerà un po' originale, dico che ricordo volentieri quella volta in cui misi d'accordo
tutti i proprietari di terreni agricoli dell'area di Trevisoservizi facendo firmare loro
l'accordo bonario sull'esproprio. Come ricordo il giorno dello sgombero del canile di via
Foscolo».
- Perchè, scusi?
«Perchè ero convinto
della decisione e la portai fino in fondo».
- Pentito di qualcosa?
«No».
- Neanche del Put così
contestato?
«No. Perchè anche in
quell'occasione ero convinto della bontà della scelta e, in più, portavo a compimento un
Piano che da tanti anni era nel cassetto».
- Adesso al suo posto c'è
il giovane Giuseppe Basso.
«Io non dò giudizi sulle
persone che non conosco a fondo. Posso solo augurargli di riuscire a fare il meglio
possibile».
- Consigli?
«Quello di dimostrarsi
sempre convinto e sicuro delle sue scelte infondendo tranquillità ai suoi
collaboratori».
- E lei cosa farà da
grande?
«Il candidato sindaco a
Roncade . Amministrare da sindaco il mio paese è il mio sogno nel cassetto».
Giampiero De Diana
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