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Tutti i principali articoli pubblicati dalla stampa locale su Roncade dal mese di aprile 2000
  

 

Luglio 2003

Il Gazzettino di Treviso,  1 luglio 2003

L'unico assessore della vecchia guardia sacrificato lascia Ca' Sugana senza rancore e guarda avanti

Il sogno di Favaro: «Sindaco a Roncade»

Intanto gli mancheranno le telefonate di Genty: «Quando lo sento mi viene un groppo in gola»

Ieri, mentre i suoi ex colleghi (Zugno, Marton, Chiole, Gaio) cominciavano la prima settimana da assessori confermati, lui, Franco Favaro era in giro per cantieri. Ma al suo fianco non c'era Gentilini. Perchè ora i Lavori di Favaro non sono più pubblici ma privati: quelli della sua impresa.

A Palazzo Rinaldi Favaro ci era entrato il primo settembre 1997 a sotituire Francesco Cappellotto. E con lui era finito il valzer degli assessori ai Lavori pubblici. Cinque anni alla corte dello "sceriffo", uno degli uomini di fiducia, sempre insieme sulle strade a dare ordini e controllare i cantieri. Dall'anonimato di Roncade , dove pure per due anni era stato vice sindaco, alla luce dei riflettori. Impossibile crederlo perfino per lui che, quando era stato chiamato a Palazzo Rinaldi, si era chiesto: «Ma è possibile che vogliano proprio me?». Era possibile. Come è stato possibile che ad un certo punto Favaro sia stato l'unico sacrificato (di Zanoni si sapeva che ormai voleva solo ritirarsi a vita privata) della vecchia Giunta.

- Ma lei si chiesto perchè?

«Tanti amici me lo hanno chiesto. E io rispondo sempre che in politica non ci sono mai certezze. Sicuramente è stata una scelta politica e io la rispetto».

- Nessun rancore?

«Anzi. Io devo ringraziare la Lega per avermi dato l'occasione di vivere un'esperienza irripetibile che ha arricchito il mio bagaglio di conoscenze professionali e umane».

- Qualche rimpianto sì, però?

«Tutti sanno che non sono mai stato attaccato alle poltrone. Più che di rimpianti, quindi, posso parlare di quello che mi mancherà».

- Avanti.

«Innanzitutto il rapporto che avevo costruito con i collaboratori della struttura dei Lavori pubblici, a cominciare dalla mia segretaria Fiorella. Io sapevo di poter contare su di loro e loro sapevano che ero pronto ad assumermi le mie responsabilità prendendo le decisioni e difendendoli fino in fondo in ogni occasione».

- Non dica che non le mancherà Gentilini.

«Questo era scontato. Ogni mattina era quasi sempre lui il primo che sentivo al telefono. Tanto è vero che adesso l'ho pregato di non telefonarmi troppo spesso perchè ogni volta che lo sento mi viene un groppo in gola».

- I momenti più belli vissuti da amministratore?

«Difficile sceglierne qualcuno. Ogni opera portata a termine è stata una soddisfazione».

- Faccia uno sforzo?

«Allora, anche se sembrerà un po' originale, dico che ricordo volentieri quella volta in cui misi d'accordo tutti i proprietari di terreni agricoli dell'area di Trevisoservizi facendo firmare loro l'accordo bonario sull'esproprio. Come ricordo il giorno dello sgombero del canile di via Foscolo».

- Perchè, scusi?

«Perchè ero convinto della decisione e la portai fino in fondo».

- Pentito di qualcosa?

«No».

- Neanche del Put così contestato?

«No. Perchè anche in quell'occasione ero convinto della bontà della scelta e, in più, portavo a compimento un Piano che da tanti anni era nel cassetto».

- Adesso al suo posto c'è il giovane Giuseppe Basso.

«Io non dò giudizi sulle persone che non conosco a fondo. Posso solo augurargli di riuscire a fare il meglio possibile».

- Consigli?

«Quello di dimostrarsi sempre convinto e sicuro delle sue scelte infondendo tranquillità ai suoi collaboratori».

- E lei cosa farà da grande?

«Il candidato sindaco a Roncade . Amministrare da sindaco il mio paese è il mio sogno nel cassetto».

Giampiero De Diana

  

Il Gazzettino di Treviso,  1 luglio 2003

L'ALLARME

«Ogm contagiosi per le piantagioni vicine»

(la.si.) "L'uso in agricoltura di organismi geneticamente modificati porterebbe solo guai nel nostro territorio e penalizzerebbe i produttori oggi specializzati". A pochi giorni dall'assalto dei no global all'azienda agricola di Ca' Tron e su scala maggiore alle polemiche tra Comunità europea e Stati Uniti sull'uso degli Ogm , nuove affermazioni provocatorie giungono dal professor Giovanni Chillemi direttore della sezione Ricerca e sperimentazione di Veneto agricoltura, chiamato nei giorni scorsi, insieme a numerosi esperti del settore, a riflettere su queste tematiche durante un articolato convegno promosso nel capolugoo della Marca dalla neonata Accademia trevigiana per il territorio presieduta da Gianni Anselmi. "Non ne faccio una questione di principio o di rigido schieramento idelogico - tende a precisare Chillemi - poiché reputo questo modo di procedere errato, un inutile dialogo tra sordi. La mia preoccupazione è pratica e riguarda il futuro dei nostri produttori oggi stimati proprio per la specializzazione e la qualità".

In realtà anche tra noi sono cominciate a circolare sementi di Ogm acquistate da multinazionali, in particolar modo inerenti alle coltivazioni di soia e mais. E chi coltiva nel campo vicino, magari pensando di produrre alimenti biologici, si trova "contaminato" a causa di spore e pollini i quali, si sa, compiono lunghe distanze, viaggiando invisibili grazie al vento e agli insetti. Anche il senatore Giampaolo Dozzo, sottosegretario all'Agricoltura, si è dichiarato preoccupato da questo punto di vista, dal momento che, in vista del futuro ingresso nell'Unione europea dei paesi dell'Est, si profila un ulteriore momento di difficoltà per i nostri agricoltori. L'unica strada possibile - esortano gli Accademici - consiste nel valorizzare la qualità dei prodotti tipici, dal radicchio al prosecco, dal formaggio all'olio d'oliva. Un'agricoltura legata alla cultura e alle tradizioni locali, non competitiva in quanto a costi, ma imbattibile sul terreno del valore aggiunto. Con tutto ciò gli Ogm non hanno nulla a che fare anche perché, spiegano gli studiosi, è ben difficile evitare le contaminazioni con apposite barriere: servirebbero spazi immensi che il nostro territorio non possiede.