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I personaggi

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Attila

Maltrattato dalle cronache ed accusato della rovina di Altino


Everardo

Scrive il primo documento sul territorio


Conti di Collalto

Sono tra i principali protagonisti della storia del paese


I Giustinian

Famiglia veneziana, costruiscono l'omonima villa


Enrico da Bolzano

E' il beato Erico, curiosa figura che visse a lungo a Biancade


Carlo Alberto Radaelli

Patriota rinascimentale nato a Roncade


Riccardo Selvatico

Letterato e sindaco di Venezia


Carlo Menon

L'Archimede roncadese

 
Attila

Re degli Unni dal 434 al 453.
Nel 441 invade l’Impero romano d’Oriente, in seguito ottiene terre presso il Danubio e si
dirige in Gallia.
Qui, nel 451, subisce una dura sconfitta ad opera del generale romano Ezio, ai Campi
Catalaunici.

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Attila, re degli Unni

Nel 452 scende in Italia e distrugge Aquileia, Concordia, Oderzo e Altino, oltre a 
Padova e Verona. Treviso viene risparmiata grazie all’intervento del vescovo Elviando il 
quale anticipa l’invasore offrendogli le chiavi della città.
La rovina di Altino, ad opera di Attila, non è comunque definitiva, come vogliono certe 
cronache, né sarebbe il re barbaro l’unico responsabile del declino del centro romano. 
Quando scendono gli Unni, infatti, la città è già avviata verso la decadenza, a causa 
soprattutto di un progressivo abbassamento del suolo e della trasformazione di gran 
parte del territorio in acquitrino.

Quasi tutti gli abitanti, all’arrivo dell’invasore, sono inoltre già emigrati a Torcello; nei decenni successivi, tuttavia, si assiste ad un ritorno di parte dei fuoriusciti ad Altino, evidentemente non proprio ‘’rasa al suolo’’ come erroneamente sostengono gli storici medioevali.
Secondo una nota leggenda, infine, l’arresto della devastante avanzata di Attila verso
Roma si deve a papa Leone I, il quale, per vie diplomatiche, durante un incontro a
quattr’occhi con l’irriducibile re degli Unni, lo dissuade dal proseguire l’invasione a sud.
Sta di fatto che Attila, in quello stesso anno, se ne ritorna da dov’era venuto, in
Pannonia, dove muore qualche tempo dopo.


 

Everardo

Everardo è marchese del Friuli e padre di Berengario I, re ed imperatore d’Italia.
Il marchese vive a Musestre in pieno periodo franco ed è responsabile del primissimo
documento medioevale scritto che riguardi il roncadese: si tratta del suo testamento
redatto nell’anno 863.
Il documento successivo è invece datato 922 ed è un atto con il quale re Berengario I
dona la corte di Musestre al chierico Inone detto Azzone.


 

I conti di Collalto

La famiglia trevigiana dei Conti di Collalto, i cui antenati erano scesi in Italia nell’alto
medioevo al seguito degli imperatori tedeschi, è presente a Roncade ininterrottamente
per più di ottocento anni, fino al secolo scorso.
Rambaldo, nel 1081, fonda con la madre l’Abbazia di Nervesa, alla quale, grazie ad una bolla di papa Gregorio IX , dal 1231 sono soggette quasi tutte le chiese del roncadese.

Lo stemma dei Collalto - uno scudo con riquadri sfalsati - è visibile nella parrocchiali di Roncade e Biancade, e nelle chiese di San Giacomo e Nerbon (San Biagio di Callalta).
I conti di Treviso rinforzano i loro possedimenti, dal X secolo, nella zona di Nervesa ed acquistano poco dopo il 1.100 un castello sulla collina di Collalto, da cui la 
denominazione della famiglia.

Il primo ‘’conte di Collalto’’ è Esendisio I.
Con la nascita del libero Comune il potere dei conti diminuisce.
Il 15 luglio 1245 il podestà di Treviso, Alberico da Romano, allontana i conti dalla città  concedendo loro in proprietà la collina di San Salvatore, a Susegana, dove viene
costruito un nuovo castello di famiglia.

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Castello di Collalto a Susegana

I Collalto governano una zona che comprende anche Falzè, Refrontolo e Santa Lucia di
Piave, conservando inoltre una vasta proprietà nel roncadese.Questo li agevola nei loro
obiettivi politici poiché la vicinanza con Venezia e Treviso permette una osservazione
diretta sulle vicende delle città.
Nel 1306, con Rambaldo VIII, i Collalto chiedono ed ottengono l’iscrizione nel libro della
nobiltà veneziana.
Con bolla del 6 giugno 1521 papa Leone X consegna il monastero di Sant’Eustachio di
Nervesa, con tutta la dote, ai Collalto, i quali si trovano ad essere automaticamente
responsabili del decoro e dell’efficienza della chiesa di Roncade, compresa in quel
patrimonio.
A Roncade inizia perciò la concorrenza tra i Collalto, titolari della chiesa, e i Giustinian, proprietari della villa adiacente.
Da questo secolo in poi, comunque, saranno i più moderni e dinamici Giustinian a
determinare le sorti del paese.


 

I Giustinian

I Giustinian di Venezia discendono da Giustiniano che, dopo aver fondato Giustinopoli
(l’attuale Capodistria) nel 728 si trasferisce a Malamocco. La famiglia, che annovera
anche due dogi, Stefano (1311) e Marco Antonio (1684), si estingue ufficialmente nel
1881, con la morte di Sebastiano.

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Stampa del 1536 con Villa Giustinian

La loro presenza a Roncade risale al 1497, quando Agnesina Badoer, unica erede della famiglia veneziana dei Badoer (discendenti dai nipoti del doge Ziani), proprietaria di cinque mulini a Musestre e della villa di Roncade, sposa il procuratore Girolamo Giustinian.
Da quel momento la villa, che viene ampliata e ristrutturata, passa alla famiglia veneziana.

Nel 1915, alla morte di Maria Giustinian, sorella di Sebastiano, viene acquistata dai
baroni Ciani Bassetti, attuali proprietari.


 

Enrico da Bolzano

Enrico da Bolzano nasce nel XIII secolo in Tirolo e, in occasione di un giubileo, si reca
in pellegrinaggio a Roma con la moglie e il figlio Lorenzo.
Ritornando si ferma a Treviso, governata all’epoca da Gherardo Da Camino, e decide di
insediarsi a Biancade nei pressi del Lagozzo, la vecchia sede della strada Claudia
Augusta, dove esercita per 20 anni l’attività di boscaiolo.
Divenuto anziano si reca a Treviso, dove vive da mendicante impegnandosi
prevalentemente nella raccolta di elemosine per i molti poveri della città. Molti nobili e il
vescovo in persona gli consegnano periodicamente i loro contributi.
Ad Enrico (o Erico) da Bolzano si attribuiscono anche alcuni miracoli: si racconta infatti che, pregando durante un acquazzone ai piedi del campanile del battistero, i suoi vestiti rimasero asciutti.
Il giorno della sua morte, inoltre, il 10 giugno 1315, tutte le campane di Treviso
avrebbero iniziato autonomamente a suonare, episodio citato, tra l’altro, anche da
Boccaccio nel suo Decamerone e in uno scritto di Gabriele d’Annunzio.
Secondo i biografi di Enrico da Bolzano l’immagine del boscaiolo tirolese si sarebbe
diffusa rapidamente in molte chiese del nord Italia e dell’Istria; di recente è stata
scoperto un dipinto raffigurante il Beato, realizzato nel 1320, in una chiesa del
veronese.
A Bolzano, nel luogo in cui si trovava la sua casa natale, fu eretta una chiesa.


 

Carlo Alberto Radaelli

Nasce a Roncade il 14 giugno 1820.
Nel periodo risorgimentale è combattente della Repubblica veneziana e del Regno
italico.
Amico dei fratelli Bandiera, fonda la ‘’Società Esperia’’, in seguito affiliata alla ‘’Giovane
Italia’’.

Nel corso dell’assedio di Venezia da parte delle truppe austriache Radaelli, capitano  maggiore di fanteria, organizza la difesa e riesce a riconquistare Mestre.
Deve emigrare dopo il 18 agosto 1849, all’indomani della resa di Venezia, piegata dallo strapotere militare dell’Austria. Negli anni successivi il roncadese partecipa alle sommosse di varie città italiane: Modena, Parma e Ancona, città in cui si guadagna la medaglia d’argento al valore  militare e la promozione a colonnello.

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Liberazione di Venezia il 22 marzo 1848

Scrive la ‘’Storia dell’Assedio di Venezia’’.
Nel 1866 la città viene liberata, l’anno successivo Radaelli è maggiore generale a
Palermo.
Partecipa alla presa di Roma, nel 1870, e quindi, con il grado di generale, si ritira a vita
privata.
Muore a Latisana (Venezia) il 10 novembre 1909.
Nel centro di Roncade, nella sua casa nativa, c’è una lapide murata a lui dedicata
scoperta il 20 settembre 1910.


 

Riccardo Selvatico

Nasce a Venezia il 16 aprile 1849 da una famiglia borghese.
A 21 anni presenta la sua prima opera teatrale, ‘’La bozeta de l’ogio’’, rappresentata per la prima volta il 27 febbraio 1871.

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Monumento a
Riccardo Selvatico

Nel 1876 scrive ‘’I recini da festa’’, forse la sua opera più nota.
In seguito si dedica alla poesia.
Il 21 agosto 1890 è nominato sindaco di Venezia, carica che mantiene fino al luglio 1895.
Nel 1897 è deputato al Parlamento ma si ritira poco dopo.
Muore improvvisamente il 21 agosto 1901 nella sua villa di Roncade al termine di una seduta del Consiglio Comunale di cui è membro.
A Riccardo Selvatico è dedicato un monumento in bronzo, eretto il 13 novembre 1932, situato nel giardino delle scuole professionali di Roncade.

 

Carlo Menon

E’ il fondatore della ‘’Ditta Carlo Menon’’, officina di fabbro ferraio e di velocipedi in
acciaio su commissione, che nasce nel 1875 nel centro di Roncade.
Già a 12 anni Carlo inizia a lavorare presso un fabbro ferraio e a 17 si mette in proprio,
ideando un primo biciclo in legno.
Nel 1887 Carlo Menon e Fausto Vianello costruiscono un biciclo con ruote in legno
cerchiate in ferro.

Primo in Italia, Menon realizza biciclette con ruote di diametro uguale.
Nel 1896 partecipa alla costruzione di un aereo, un biplano in canne d’India e tubi 
d’acciaio con propulsione a pedali.
L’anno dopo si cimenta con le automobili e realizza, impiegando un motore francese da 2,5 HP, una vetturetta chiamata ‘’carrozza senza cavalli’’.
Affronta da solo i problemi legati ad accensione, raffreddamento, cambio, frizione e  differenziale.

Realizza ruote in acciaio con raggi, con pneumatici forniti dalla Pirelli.

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La "Vetturetta" del 1895

Il motore è ad un cilindro, le sospensioni sono a molla; nelle gare raggiunge la velocità
di ventisette chilometri orari.
La vetturetta è tuttora conservata all’interno delle officine Menon.
La ditta, condotta dopo la morte del fondatore, nel 1924, dai figli, cresce negli anni
successivi lavorando per conto dell’esercito e delle ferrovie. Nel 1940 impiega 350
dipendenti ed è l’unica fonte di lavoro per il paese.

 

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