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Organismi
Geneticamente Modificati
Si studieranno in
laboratori chiusi a Ca' Tron? |
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Un accordo
tra la Fondazione Cassamarca ed un instituto intergovernativo per sperimentare le
biotecnologie in agricoltura |
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Un centro per
la formazione e la didattica, con aule, sale convegni e foresteria e, se ci sarà il
via libera dal Governo, un nuovo riferimento per la ricerca in laboratorio degli
organismi geneticamente modificati (Ogm) in ambito vegetale.
Nei progetti di sviluppo della tenuta
agricola di Ca' Tron - una vasta zona quasi del tutto disabitata, 1.040 ettari in comune
di Roncade (Treviso) che la Fondazione Cassamarca ha acquistato lo scorso
anno dall'Usl n.9 di Treviso - c'è anche questo ed esiste già un progetto di massima
elaborato da uno studio di architettura per la destinazione a tale attività di due
vecchie case coloniche. |

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L'iniziativa nasce da un contatto, nei mesi scorsi,
tra la Ca' Tron Spa - società voluta dalla Fondazione con lo scopo di elaborare ed
attuare proposte di rilancio di Ca' Tron - ed il Centro Internazionale di
Ingegneria Genetica e Biotecnologia (Icgeb) con sedi a Padriciano (Trieste),
nell'Area Science Park, ed a New Delhi, in India. Icgeb è un soggetto di ricerca
rientrante nel sistema Onu, istituito con un trattato internazionale nel 1983 ed oggi
sostenuto dai governi di 63 paesi, gran parte dei quali in via di sviluppo, attraverso i
cui programmi di collaborazione scientifica vengono finanziati progetti scientifici nei
campi della salute umana, industria e ambiente, scienza vegetale e agricoltura e ricerca
di base.

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"Siamo anche consulenti del Ministero
dell'Ambiente per quanto riguarda la definizione di criteri di valutazione del rischio
legato allutilizzo di Ogm, in linea con le direttive europee - precisa Decio
Ripandelli, direttore per lamministrazione e le relazioni |
internazionali dellICGEB e nel momento in cui
la Fondazione ci avvicinò per vedere quali progetti si potessero sviluppare nell'ambito
degli studi sugli organismi transgenici a Ca' Tron noi proponemmo la creazione di un
centro che si occupasse di formazione (e, non appena possibile, di ricerca) volto ad
approfondire i temi della sicurezza tanto agli operatori che ad eventuali futuri
consumatori".
Una volta attuato il piano di adeguamento dei due immobili
individuati nella tenuta, con tutti i criteri di protezione e di rispetto delle
architetture originarie, e provveduto a dotarli dellequipaggiamento necessario,-
potranno quindi iniziare le attività di formazione secondo il progetto Icgeb, che
richiederà la permanenza in pianta stabile nel sito di 4/5 persone. "Lo scopo -
prosegue Ripandelli - è quello di mettere le conoscenze scientifiche nel settore a
disposizione di tutti quei decisori 'politici' che devono valutare l'eventualità o
l'opportunità di utilizzare od autorizzare l'immissione di Ogm nell'ambiente. In un
secondo tempo, nel chiuso di ambienti rigorosamente confinati, studieremo
direttamente quali rischi certi Ogm possano introdurre nell'ecosistema, come
prevenirli e come fornire unadeguata informazione allopinione pubblica .
A tale proposito prevediamo anche di dover procedere ad un'adeguata campagna
informativa a livello locale".
Con il progetto del centro di ricerca inizia dunque a prendere forma
il disegno sul futuro di Ca' Tron illustrato alla stampa la scorsa estate, per sommi capi,
dal presidente della Fondazione Cassamarca, Dino De Poli. L'iniziativa si aggiunge infatti
all'avvio di un programma di ricerca storico- archeologica cominciato alcuni mesi fa per
riportare alla luce un tratto dell'antica strada romana via
Annia e ricostruire gli insediamenti umani nei secoli precedenti alla
decadenza della vicina Altino. I lavori sono stati affidati a ricercatori della facoltà
di Scienze dell'Antichità dell'Università di Padova.
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| Di seguito
riportiamo alcuni interventi di esponenti del mondo della ricerca e del Governo relativi
al recente dibattito sugli Ogm |
10 febbraio 2001
LE IDEE
Perché sbaglia chi vuole
abolire la ricerca genetica
di RENATO DULBECCO |
Tra
qualche giorno un gruppo di ricercatori si riunirà a Roma per esaminare quali siano le
possibilità della ricerca nell'agricoltura italiana, dopo la recente direttiva del
Ministro per le Politiche Agricole e Forestali che proibisce ogni tipo di ricerca che
coinvolga l'uso di organismi geneticamente modificati nel campo agricolo. E' naturale che
questa direttiva abbia creato molto allarme tra i ricercatori, portando alla pubblicazione
di un manifesto critico firmato da un gran numero di essi. Sono d'accordo: se questa
direttiva verrà applicata segnerà la fine della ricerca nel campo agricolo in Italia.
E' chiaro che già ora, e ancor più nel futuro, la ricerca in tutti i campi della
biologia adopererà sempre più modificazioni genetiche di organismi di tutti i tipi, dai
virus, ai batteri, alle cellule, a piante ed animali, incluso l' uomo. Questo perchè
oramai sappiamo per certo che i geni determinano le caratteristiche di ogni organismo, dal
più semplice al più complesso, cosicché cambiando un gene o modificandolo, qualche
caratteristica cambia; e questa proprietà può essere usata sia per rinforzare le
conoscenze biologiche che per indurre un organismo a produrre qualche prodotto in modo
diverso, in relazione alla sua quantità, o alle sue caratteristiche.
Questi esperimenti hanno portato negli ultimi decenni a risultati di grande importanza
pratica nei vari campi delle biotecnologie. Ad esempio, nel campo biomedico, si sono
ottenuti prodotti estremamente utili come gli ormoni umani, fattori che aiutano lo
sviluppo di determinati organi, sostanze che promuovono la coagulazione del sangue e altre
che la impediscono.
Senza la possibilità di attuare il trasferimento di geni, nessuna di queste sostanze
sarebbe stata
prodotta. Lo stesso vale in agricoltura. In questo campo sono insorte recentemente delle
controversie importanti, in particolare sullo sviluppo industriale di piante destinate
alla produzione di sostanze alimentari. La contestazione principale è rivolta alla
coltivazione delle piante (per esempio, il granturco) nelle quali è stato introdotto un
gene derivato da un batterio, allo scopo di renderle resistenti a insetti parassiti. In
questo modo si ottengono due risultati: uno è rendere le piante resistenti, l'altro è
ridurre l'uso di insetticidi che altrimenti sarebbero usati per uccidere i parassiti.
Sono sorte, però, due preoccupazioni. La prima è che il prodotto del gene batterico
potrebbe conferire proprietà dannose al cibo, che ad esempio potrebbe risultare allergico
per alcuni individui. Inoltre si teme che il prodotto del gene batterico possa disperdersi
nell' ambiente col polline, producendo effetti dannosi anche per insetti che non sono
pericolosi per la pianta.
L'altra preoccupazione riguarda quelle piante in cui si inserisce un gene che conferisce
resistenza ad erbicidi, in modo che le erbacce possano essere eliminate dall'ambiente
delle piante usando l'erbicida. Qui una preoccupazione è il trasferimento del gene alle
erbacce, rendendole resistenti, e così annullando il beneficio dell'inserzione del gene;
un' altra preoccupazione è che si produca un pericoloso effetto ambientale, perchè con
l'eliminazione delle erbacce si eliminano anche i loro semi, che sono cibi per uccelli:
questi ne sarebbero danneggiati, forse anche fortemente.
Le preoccupazioni sono basate su buone ragioni e anche su alcuni risultati sperimentali
che, pur rimanendo incerti, tuttavia si devono prendere in considerazione. Ma esse
contrastano col fatto che granturco geneticamente modificato è stato consumato per alcuni
anni da centinaia di milioni di persone in vari paesi del mondo, senza che ne abbiano
avuta alcuna conseguenza.
Perché in questa situazione è insorto il timore, molto diffuso in molti paesi
specialmente europei, che il granturco modificato geneticamente sia pericoloso? Le ragioni
sono più che altro psicologiche. Gli oppositori fanno una propaganda molto attiva ed
efficace. Quando essi dicono che i cibi geneticamente modificati sono pericolosi, nessuno
può negare che un pericolo potenziale ci sia: ma quanto grande? Questo non importa al
consumatore: perché dovrebbe esporsi ad un pericolo, anche piccolissimo, senza una
speciale ragione? Dopo tutto, questi cibi messi a disposizione del pubblico non hanno
nessun vantaggio per i consumatori rispetto ai corrispondenti cibi normali, sia come
qualità che come prezzo. Essi sono a vantaggio delle ditte che li producono e degli
agricoltori che li vendono.
Si deve anche aggiungere che le ditte che producono i semi si sono talvolta comportate in
modo da suscitare sospetti seri. Un esempio è lo sviluppo di piante che producono semi
sterili, forzando così l'agricoltore a comprare nuovi semi per ogni raccolto. Ora la
ditta ha cessato la produzione di tali semi in risposta all' indignazione pubblica. Un
altro esempio è dato da violazioni di regole: il granturco modificato, legale solo per
bestiame, è stato in alcuni casi usato nella confezione di cibi umani.
E' chiaro che tutto ciò suscita preoccupazioni e sospetti, che devono essere presi in
seria considerazione. Ma proibire completamente l'uso delle tecniche di modificazione
genetica nelle ricerca agricola non e' il modo adatto per eliminare tali preoccupazioni.
Infatti la ricerca sui cibi ha dato anche risultati difficilmente contestabili. Un esempio
è lo sviluppo di riso contenente un' aumentata quantità di vitamina A e di ferro. Un
passo avanti molto importante, da momento che il riso è uno dei cibi maggiormente usati
nel mondo, specialmente nei paesi meno progrediti tecnicamente; però la sua carenza di
vitamina A è molto dannosa, causa cecità nei bambini; e la carenza di ferro è
altrettanto pericolosa, specialmente durante la gravidanza. Il riso arricchito è stato
prodotto nei laboratori di una ditta, che lo ha messo a disposizione dei paesi più poveri
gratuitamente. Esso può essere nel futuro la salvezza di quei paesi.
Un altro aspetto dello sviluppo di piante geneticamente modificate si può riconoscere
considerando l'origine delle piante usate attualmente per la produzione di cibo. Esse sono
state prodotte attraverso i secoli per mezzo di incroci di piante esistenti e la selezione
di nuovi tipi, con caratteristiche desiderate, tra quelli risultati dagli incroci. La
ripetizione di questi cicli ha prodotto le piante che usiamo oggi. Questa procedura era
basata sul trasferimento di geni da una pianta all'altra negli incroci, e sulla selezione
successiva dei geni utili per gli scopi degli allevatori. Però i geni erano sconosciuti.
Quello che si fa oggi nella produzione di piante modificate è esattamente lo stesso
processo, eccetto che si può realizzare in tempo infinitamente piu' breve, e,
specialmente, in modo controllato, con piena conoscenza dei geni coinvolti. La differenza
principale tra questi metodi tradizionali e le modificazioni nella produzione delle piante
usate oggi, e' che in queste ultime si sono trasferiti geni di specie lontane (per esempio
batteri), mentre nel metodo tradizionale i geni di piante venivano trasferiti solo tramite
gli incroci.
E' molto probabile che, nel futuro, la ricerca genetica delle piante ritornerà al
trasferimento di geni solo tra piante. La ragione è che i geni di parecchie piante già
sono tutti noti, quelli di altre piante (come il riso) si stanno decifrando. Con la
conoscenza di tutti i geni non ci sarà più bisogno di trasferire a piante geni di
batteri o altre specie lontane. Si trasferiranno geni di piante, e questa attività sarà
molto diffusa e avrà enormi risultati, sia pratici che di conoscenza.
E' evidente perciò che proibire la ricerca basata sulle modificazioni genetiche di piante
in generale, è un grave errore. Si dovrebbero instaurare regole mirate a problemi
specifici. La validità di ricerche coinvolgenti il trasferimento di geni non vegetali
potrebbe essere sottoposta a scrutinio, analizzandone le ragioni e gli obbiettivi.
Progetti di esperimenti dove c'è una possibilità di rischio, anche piccolo, per il
pubblico, dovrebbero essere esaminati criticamente. Ma lo studio dei geni delle piante, le
loro funzioni, il loro significato per la biologia e l'economia delle piante stesse
dovrebbe essere incoraggiato, perchè su di esso si basa una grande speranza per il futuro
dell'umanità.
(10 febbraio 2001)
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11 febbraio 2001
Ecco tutti i pericoli
delle modifiche genetiche
LA LETTERA
di ALFONSO PECORARO SCANIO a Repubblica
CARO direttore, rispondo all'articolo di ieri sulla
ricerca nel campo delle "biotecnologie", firmato dal professor Dulbecco, perché
ritengo sia un diritto dei lettori avere una corretta informazione, non solo sul mio
operato, ma anche sulla situazione degli Ogm, organismi geneticamente modificati, nel
mondo intero. È falsa l'affermazione che il movimento Verde, cui appartengo, e che ha il
sostegno della più vasta rappresentanza della società civile, voglia ostacolare la
ricerca nel campo delle biotecnologie.
AL CONTRARIO: ci opponiamo ad una irresponsabile diffusione degli Ogm nell'ambiente
perché riteniamo che le conoscenze scientifiche non siano adeguate e che occorra dunque
proseguire nella ricerca incentivandola (in ambiente confinato: laboratori o serre) prima
che questa diffusione venga consentita in campo aperto. Ciò mi ha indotto ad aumentare,
non certo ridurre, i necessari stanziamenti per la ricerca anche biotecnologica, con
l'esclusione delle sperimentazioni in "campo aperto", e non in "campo
agricolo".
Ma mi permetto di dissentire totalmente dal professor Dulbecco quando lascia intendere che
sia facile determinare gli effetti di una modifica genetica e che si possa agire
liberamente in campo aperto e quando, pur riconoscendo in parte la fondatezza dei timori,
ritiene che non sia necessario tenerne conto.
Gli appelli degli scienziati che da tutte le parti del mondo invocano il "principio
di precauzione" ed esortano le autorità ad opporsi ad una diffusione degli Ogm sono
assai più numerosi di quelli che - come nel caso del manifesto cui Dulbecco ha aderito -
invocano maggiore "libertà" e più finanziamenti. Ne esiste un vasto archivio,
che si può facilmente rintracciare in Internet. Questi appelli illustrano come oggi la
scienza non disponga degli strumenti necessari a controllare gli effetti degli Ogm sulla
salute e sull'ambiente, come si sia ancora lontani da una conoscenza globale del
funzionamento del genoma. Oggi si sa che le interazioni tra i geni sono infinite, come
pure quelle degli Ogm con il loro ambiente e si è consapevoli della fluttuabilità degli
elementi del genoma. Il trasferimento di un gene da una specie all'altra può scatenare
dunque una catena di eventi imprevedibili.
Una visione della scienza moderna ed aggiornata, non oscurantista e riduzionista,
riconosce la complessità dei sistemi naturali e non crede sia possibile giocare con il
genoma come fosse il Lego dei nostri figli. Il gioco del "miglioramento delle
qualità nutritive" nell' alimentazione del bestiame ha del resto prodotto i
risultati che tutti conoscono: la Bse. Dov'erano gli scienziati quando noi denunciavamo il
rischio di un sistema di allevamento che aveva trasformato gli animali in macchine da
produzione o l'utilizzo di fitofarmaci ed antibiotici che hanno avvelenato ambiente e
agricoltura, quando denunciavamo i cambiamenti climatici?
La diffusione degli Ogm mette a rischio, oltre alla salute e all'ambiente (numerose sono
già le ricerche che evidenziano possibili danni, di cui la morte di insetti utili in
presenza di colture transgeniche e le allergie non sono che il preludio) la preziosa
biodiversità agricola e la qualità dei nostri cibi tradizionali, che sempre più possono
essere compromesse da un dilagante inquinamento genetico, che viaggia per chilometri con i
pollini e gli insetti.
La ricerca deve essere libera - entro precisi limiti etici - ma le sue applicazioni
rigorosamente controllate. Lo dimostra l'ultima vicenda della soia RR, modificata per
resistere al glifosato, che, come recentemente dichiarato dalla stessa Monsanto, presenta
sequenze geniche diverse da quelle originariamente autorizzate. La modifica genetica
mescola specie che in natura non avrebbero mai potuto incrociarsi, scavalcando la
selezione naturale avvenuta nei millenni. Essa non può essere in alcun modo paragonata
alla selezione dei geni operata fino a oggi con gli incroci.
Ma è sopratutto falso che vi siano stati, fino ad oggi, dei vantaggi negli alimenti
transgenici. Come dimostrano numerosi studi indipendenti svolti nelle università degli
Usa (uno di essi su 8200 siti sperimentali) le colture transgeniche non aumentano la
produttività dei terreni: al contrario la riducono. Né è vero che esse consentono di
ridurre l'impiego di sostanze chimiche: l'uso di glifosato, legato ad una grave forma di
tumore, aumenta da 2 a 5 volte, secondo gli stessi studi. Davanti ad un rapporto
costi-benefici così disastroso rimane da chiedersi quali siano le ragioni per cui le
colture transgeniche trovano tanti sostenitori. La risposta è nei brevetti che vengono
concessi in Usa e in Giappone.
Solo le colture modificate possono, infatti, essere brevettate e consentono il controllo
del mercato alimentare più vasto del mondo, il mercato del cibo. Sono grato a Dulbecco di
avermi fornito l'occasione di meglio illustrare la posizione condivisa dalla stragrande
maggioranza dei cittadini del mondo, che vedono nelle biotecnologie in laboratorio,
effettuate su microrganismi, cellule e tessuti uno strumento molto promettente per il
futuro, ma che non desiderano una "nuova genesi" del pianeta.
Sono, dunque grato al professore Dulbecco ma non sono il giusto destinatario della sua
protesta. Il programma del governo Amato dice no agli Ogm in campo aperto ed è su questo
impegno - che certo non poteva disattendere - che ha ottenuto la fiducia delle Camere.
L'Italia del resto non è che uno dei numerosi Stati che in tutto il mondo, dando ascolto
alla voce dei cittadini, si stanno, sempre più numerosi, schierando a favore dei prodotti
naturali o biologici, contro il cibo transgenico e, soprattutto, contro la privatizzazione
del patrimonio genetico, vera ragione di diffusione del transgenico. A tal punto che le
industrie agro-biotecnologiche, non certo per colpa mia, si trovano oggi in grande crisi
e, come è stato affermato in un recente vertice finanziario, "le biotecnologie in
campo agricolo sono state il peggior investimento fatto negli ultimi quindici anni".
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| 12
febbraio 2001
L'INTERVISTA
Il ministro della Sanità interviene
nello scontro tra i Verdi e i premi Nobel
"Basta con le crociate
siamo tutti transgenici"
Veronesi: mucca pazza? Una nevrosi
di GIOVANNI MARIA PACE
MILANO Ieri, domenica, il ministro della Sanità Umberto
Veronesi era nel suo studio a pianterreno dell'Istituto europeo di oncologia. Un momento
di calma per riflettere sulla polemica intorno agli organismi geneticamente modificati.
Professor Veronesi, trova giusto l'atteggiamento dei Verdi?
"La bioingegneria è una tecnica ormai consolidata che permette di raggiungere
una quantità di risultati in campo umano, animale, vegetale. Se questo è vero, non
possiamo rifiutare in toto gli ogm, come fanno i Verdi, ma decidere di volta in volta.
Essendo le modificazioni genetiche una tecnica, scagliarsi contro gli ogm è come
prendersela con il microscopio. Se non distinguiamo lo strumento dagli obiettivi, il
discorso diventa astratto e ideologico, si trasforma in una opposizione di principio come
quella che la Chiesa esprime su molti temi riguardanti la vita. 'La Natura non si tocca',
dicono i Verdi in assonanza con i creazionisti, i quali ritengono che il mondo faccia
parte di un progetto divino, nel quale l'uomo non deve interferire. In realtà noi stessi,
come uomini, siamo il risultato di una grande trasformazione genetica avvenuta nel corso
dell'Evoluzione.
"Noi umani siamo tutti transgenici. Se da scimmia siamo diventati uomo è per via di
una serie di mutazioni spontanee. Come dice Jacques Monod, siamo un prodotto di natura
emerso dall'intreccio di due variabili, il caso e la necessità. Il caso sono mutazioni
genetiche non programmate, spontanee, sulle quali agisce la necessità, nel senso che un
organismo mutato sopravvive solo se la mutazione lo rende adatto all'ambiente. Le
mutazioni genetiche, molla dell'Evoluzione, sono prive di una normativa etica intrinseca,
non hanno finalità. Con buona pace di chi vuole vedere nel mondo un disegno divino".
Secondo l'accusa, gli ogm offrono alle multinazionali l'occasione di appropriarsi di un
patrimonio che dovrebbe rimanere comune. E' d'accordo?
"La brevettabilità è un problema delicato. Può creare concentrazioni di potere
proprio nell'agricoltura, che è fonte di vita per l'umanità. Il brevetto difende
peraltro gli investimenti in ricerca e quindi le dà linfa, ma occorre trovare un sistema
di controllo, un equilibrio tra l'interesse di chi finanzia la ricerca e quello
generale".
La scienza non gode di un momento di favore. Perché gli italiani se la prendono con
chi fa professione di sapiente?
"Scagliarsi contro la scienza è doppiamente insensato perché l'acquisizione del
sapere allarga il nostro orizzonte; e in secondo luogo perché la scienza fornisce
principi metodologici importanti. Tra questi il principio di precauzione, che oggi viene
usato per vietare la sperimentazione degli ogm in campo aperto. Ebbene, se applicato alla
lettera il principio sconsiglia persino di uscire di casa perché una automobile potrebbe
travolgerci. Ogni attività vitale comporta dei rischi. Affrontando la questione della
mucca pazza abbiamo fatto un calcolo del rischio di morire, oggi e nel prossimo futuro,
della malattia di Creutzfeldt-Jacob. Questo rischio è pari a quello di contrarre il
cancro al polmone fumando una sigaretta: in tutta la vita, non al giorno o alla
settimana".
Il prione potrebbe però allungare il passo.
"In Inghilterra l'infezione tra i bovini, che ne sono il serbatoio, è sparita,
anche perché le farine animali sono vietate in Europa da sei anni e, trasgressioni a
parte, non vengono più somministrate ai ruminanti. Inoltre il prione non si trasmette
all'uomo se non quando raggiunge una, chiamiamola, virulenza enorme: tra le cento vittime
inglesi dovevano esserci mangiatori quotidiani di cervella. La minima diffusione della
malattia altrove sembra indicare che gli umani oppongono al prione una valida difesa
immunologica".
Il rischio mucca pazza per l'uomo è basso. Perché tanta paura?
"E' una nevrosi collettiva. Eradicare la malattia tra i bovini è essenziale, per
questo abbiamo preso le drastiche misure di questi giorni. Ma considerare la necessità di
sacrificare i bovini quale misura del pericolo corso dall'uomo è arbitrario. Il
risanameto degli animali e la protezione dell'uomo sono obiettivi diversi. Se però si
perde il senso della metodologia scientifica, basata sul confronto costobeneficio, il
principio di precauzione diventa una mina vagante".
Pecoraro Scanio dice che i genetisti giocano con il genoma come fosse il Lego. Lei fa
parte della comunità scientifica: che effetto le fa essere considerato un apprendista
stregone?
"Lo scienziato ha una sua cultura etica. Nella storia della scienza ci sono casi
di truffa, di plagio e quant'altro, ma non, a quanto ne so, di deliberata intenzione di
nuocere alla gente. Il solo episodio che mi lascia eticamente perplesso è il Progetto
Manhattan, o meglio la decisione dei fisici di continuare a costruire la bomba benché
Hitler fosse morto. Altri misfatti alla dottor Jekyll non riesco però a citarne".
Il ministro dell'Agricoltura chiede dove fossero gli scienziati quando i Verdi
denunciavano il pericolo insito nelle farine animali.
"L'accusa mi sorprende: le farine animali si sono diffuse in zootecnia per
volontà degli imprenditori agricoli e nessun ministro dell'Agricoltura europeo è mai
intervenuto. Ricordo anzi un certo favore degli ecologisti per il riutilizzo delle
carcasse animali, che risolveva un problema di smaltimento. Dalla vicenda mucca pazza, la
scienza è stata tagliata fuori. Quando alla fine degli anni Ottanta in Inghilterra si
capì che la situazione peggiorava, gli scienziati chiesero di vedere i dati degli
allevamenti, ma la potente lobby degli agricoltori li tenne chiusi nel cassetto".
Anche l'ultima finanziaria lesina i soldi alla ricerca.
"E' vero. L'Italia spende in scienza la metà degli altri paesi europei, mentre
il futuro di un paese si misura sulla capacità del sistema di stimolare il potenziale
creativo delle nuove generazioni. Non è un semplice problema di soldi ma di disinteresse.
Nei riguardi della scienza c'è un atteggiamento di rifiuto diffuso anche in classi
sociali acculturate, vedi il successo della New Age. I Verdi, che in passato condussero
battaglie d'avanguardia come quella per i diritti civili, sono passati ai temi della
salute con argomenti discutibili, vedi la richiesta di un trattamento più 'umanitario'
degli animali da macello per avere prodotti della macellazione più salubri. Quindi non
per un imperativo morale non far soffrire gli animali ma per migliorare la qualità delle
bistecche. Gli ecologisti accettano la terapia genica per curare i tumori umani ma non
ammettono che le piante vengano curate con la stessa tecnica. Del resto le contraddizioni
non mancano anche a livello generale. Tutti gli schieramenti politici si dichiarano
paladini di un ambiente più salubre ma la mia legge antifumo, che tende a sottrarre il
non fumatore all'aria inquinata dalle sigarette altrui, ha ricevuto in Parlamento una
accoglienza molto tiepida da parte di tutti i gruppi e la sua approvazione procede a passo
così lento da far disperare che si concluda entro la legislatura".
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| 14 febbraio
2001
ROMA - Sarà un comitato tecnico congiunto a
studiare un protocollo sicuro sugli Organismi geneticamente modificati in campo aperto,
dunque a trovare il modo per sperimentare delle biotecnologie senza rischi per gli
agricoltori, per l'ambiente e i consumatori. Lo ha annunciato il ministro per le Politiche
agricole Alfonso Pecoraro Scanio (che era stato al centro della polemica), dopo un
incontro fra una delegazione di scienziati guidata dal premio Nobel Rita Levi Montalcini
da una parte e Giuliano Amato, lo stesso Pecoraro Scanio e il sottosegretario alla ricerca
scientifica Antonino Cuffaro dall'altra.
L'incontro si è svolto dopo la manifestazione
di protesta degli scienziati italiani per la libertà della ricerca e dopo
numerose incomprensioni fra il mondo accademico e scientifico ed il governo, o meglio la
parte ecologista del governo.
"Abbiamo deciso - ha detto Pecoraro Scanio in una conferenza stampa al termine
dell'incontro - di dar vita a un comitato tecnico congiunto, formato da esperti altamente
specializzati, fatto di competenze, soprattuto agricole, per costruire un protocollo di
biotecnologia sicura in campo aperto". "Bisogna coinvolgere agricoltori e
ambientalisti - ha aggiunto - e appena avremo trovato un'intesa su come si può tentare un
primo esperimento in campo aperto, ne faremo uno. A dimostrare che sulla sperimentazione
siamo tutti d'accordo. Non c'è quindi un divieto totalizzante e indiscriminato. Ci deve
essere, come ha detto la Montalcini, non una precauzione indiscriminata, ma giusta. La
ricerca, quando ci sono dei rischi, deve rispettare una precauzione giusta".
"E' stato un incontro molto utile e importante - ha affermato Pecoraro Scanio -
anzitutto perché si è preso atto che il governo non aveva mai bloccato le ricerche in
laboratorio in campo aperto. La proposta emersa è trovare un protocollo che garantisca
sicurezza anche facendo un solo esperimento in campo aperto per vedere cosa succede".
E Antonino Cuffaro, anche per negare le accuse fatte al governo di disinteressarsi della
scienza, ha anche sottolineato gli stanziamenti del governo a favore della ricerca.
Secondo il sottosegretario per la ricerca scientifica il Governo ha stanziato, anche per
le biotecnologie, circa 1000 miliardi in tre anni. Oltre 200 miliardi andranno per le
ricerche sull'uomo: 140 per la ricerca postgenomica; 60 per l'ingegneria medica; 20 per un
progetto del Cnr.
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