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I monumenti e le tracce della storia

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Villa Giustinian

Un castello che non doveva difendere nessuno


Castello di Biancade

Una vera struttura di difesa realizzata dai romani


Chiesa di Roncade

Scrigno barocco di opere del '700 veneziano


Chiesa di San Cipriano

Abbandonata negli anni '50 perchè pericolante, è lasciata al suo degrado con opere d'arte del '600 ed un organo Callido


Chiesa di Vallio

Dedicata a San Nicolò, fu consacrata nel 1514


Chiesa di Musestre

Sulla confluenza tra Musestre e Sile poggia su resti di un tempio trecentesco

 
Villa Giustinian - Il Castello

Non è una struttura di difesa ma una ‘’villa’’ sede di villeggiatura costruita alla fine del
quattrocento da Girolamo Giustinian, membro di una famiglia veneziana risalente
all’ottavo secolo che annovera, tra i suoi discendenti, i dogi Stefano (1311) e Marco
Antonio (1684).
La cinta di mattone è di poco anteriore al fabbricato. Addossata al muro, privo di
cammini di ronda, c’è una fila di portici.
Secondo una descrizione del trevigiano Mario Botter ‘’Una duplice loggia dalle grandi
arcate a tutto sesto, sostenuta da eleganti colonne toscane, sormontata da frontone a
timpano, forma il corpo centrale.
La costruzione è in laterizio: solo i contorni delle finestre ed il cornicione sono in
pietra’’.

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Villa Giustinian - veduta aerea

"Dona un carattere guerresco, all’insieme architettonico della ‘Villa’ l’opera più tardiva
dei ‘’fanti oltremarini’’, detti Schiavoni, tutti schierati lungo i bordi del tappeto erboso, in
atto di rendere onore al padrone e all’ospite’’.
Si ritiene che il disegno sia attribuibile a Mauro Coducci, seguace del Pordenone.
Secondo altri l’architetto della villa sarebbe invece il veneziano Tullio Lombardo.
‘’La pianta del palazzo, prosegue Botter, comprende una sala centrale, aperta verso il
giardino ed il brolo, e quattro porte che immettono negli ambienti laterali’’.
La pianta della villa è tracciata su una griglia composta da 675 quadrati uguali di lato
pari a 13 piedi veneziani, cioè 4,5 metri.
Il rettangolo che li contiene ha una base pari a 27 volte il lato dei quadrati-modulo e
un’altezza pari a 25 volte la stessa unità di misura. Ogni edificio o struttura della villa è
costruita su aree di multipli interi dei quadrati-modulo.
Molto singolari sono i due grandi camini cilindrici che si elevano sopra il tetto per 6,5
metri; ciascun camino tocca un angolo di ognuna delle dodici stanze sottostanti, cioè
quattro in ogni piano. Il sistema consente perciò di riscaldare 24 locali.
All’interno del castello c’è una chiesetta dedicata a Sant’Anna che porta in facciata un
medaglione marmoreo con effigie di San Lorenzo Giustinian.
L’ultima discendente diretta dei Giustinian, Maria, muore nel 1915 e in quello stesso
anno la villa viene acquistata dagli attuali proprietari, i baroni Ciani - Bassetti.


 

Castello di Biancade

La struttura nota come ‘’Castello di Biancade’’ fu certamente usata dai romani come
sistema difensivo ma la sua costruzione risale a molti secoli prima, riproducendo un
modello di fortificazioni diffuso in tutta Europa nell’età del bronzo.
Era costituito da una collina alta vari metri, le cui tracce sono ancora visibili, delimitata
da una serie di canali che disegnavano sul terreno forme geometriche, romboidali e
semicircolari.
Esistevano inoltre dei terrapieni di difesa, spianati pochi anni fa, di cui si trova
conferma in molte mappe della zona, medioevali e anche più recenti.
Secondo alcune interessanti ipotesi, il modo di costruire, in epoche protostoriche,
castellieri come quello di Biancade potrebbe essere stato determinato anche da
esigenze civili, oltre che militari: l’orientamento e la forma di certe strutture, infatti,
sarebbero studiati per ottenere un calendario solare.
Nella zona circostante il Castello di Biancade sono stati numerosi i ritrovamenti di
reperti romani e preromani.
Non lontano dal Castello, a ridosso del Lagozzo (la vecchia via romana Claudia
Augusta) una famiglia di agricoltori utilizza ancora oggi, come abbeveratoio per gli
animali, un antichissimo sarcofago utilizzato in epoca preromana per la sepoltura di un
fanciullo.

 

La chiesa di Roncade

La chiesa parrocchiale di Roncade, dedicata ad Ognissanti, è completata nel suo
aspetto attuale dal 1559. In precedenza c’era una costruzione più piccola di stile
quattrocentesco con un porticato nella facciata, costruita su un terreno di proprietà dei
conti di Collalto prima e dell’abbazia benedettina di Nervesa poi.
Nel 1527 i Giustinian, che avevano ottenuto da papa Clemente VII il giuspatronato sulla
chiesa di Roncade, iniziarono ad ingrandirla e ad abbellirla.
L’interno è barocco e racchiude un importante ciclo pittorico del ‘700 veneto.
I medaglioni raffiguranti Mosè e David (1749), il Sacrificio di Melchisedech (1751, nel
coro), l’Annunciazione, la Visitazione, Cristo sotto la Croce, San Nicolò di Bari e santi,
e gli affreschi raffiguranti la Fede, la Religione, la Pace, la Chiesa sono attribuiti a
Francesco Zugno, considerato il migliore allievo del Tiepolo. Altri medaglioni sono della
medesima scuola.
La Comunione degli Apostoli (1751, nel coro) è opera di Gaspare Diziani.
A Gaetano Zompini sono attribuiti la Samaritana al Pozzo e il Battesimo di Gesù (1751), Flagellazione, Incoronazione di spine.
Gli affreschi del soffitto sono invece stati eseguiti da Girolamo Brusaferro.
Altre opere sono di autori minori del settecento veneziano.
Di autore ignoto è la pala cinquecentesca dell’altare maggiore.
La facciata attuale è stata costruita nel 1768 su disegno dell’architetto veneziano Ottavio Bertotti-Scamozzi.
Originariamente il presbiterio era separato dal resto della chiesa da balaustre, il sagrato era recintato e, fino al 1906, attorno alla chiesa c’era il camposanto.
L’attuale campanile sostituisce quello precedente, a punta, parzialmente demolito da
un fulmine il 10 agosto 1900.                                   L’organo a sistema elettrico è del 1949.

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La chiesa di San Cipriano

L’esigenza di trasferire la chiesa parrocchiale di San Cipriano in una posizione più
centrale rispetto al centro del paese si fa sentire negli anni ‘30 ma, a causa degli
eventi bellici, se ne riparla alla fine del decennio successivo.
Nel 1951 si tiene un ciclo di riunioni tra i capifamiglia e la decisione, caldeggiata
dall’allora vescovo di Treviso, mons. Antonio Mantiero, viene presa quasi all’unanimità.
Viene acquistato un terreno all’inizio di via Boschi e la prima pietra è posata il 25
novembre 1951.
Alla costruzione partecipano gratuitamente molti abitanti; i lavori richiedono però, a più
riprese, anche la partecipazione economica dei parrocchiani, che avviene attraverso
una serie di raccolte di denaro.
L’edificio, progettato dall’architetto Carlo Tosoni, è completato nel 1958.
Tra le opere d’arte più notevoli della parrocchia vi è una statua della Madonna, eseguita
da un anonimo del XVIII secolo, e altre due sculture in marmo della stessa epoca
raffiguranti Sant’Antonio abate e San Domenico.
Di buona fattura anche una pala con i santi Cornelio e Cipriano sovrastati dalla Trinità,
opera di Paolo Campsa (1535).
Da segnalare inoltre una bellissima vasca con piedistallo del Battistero in marmo
rosso, attribuibile al periodo rinascimentale, tre crocifissi lignei settecenteschi dipinti in
policromia e cinque lampade d’argento realizzate tra il 1600 e il 1700.
L’organo è opera di Gaetano Callido e risale al 1773.


 

La chiesa di Vallio

La consacrazione della chiesa di San Nicolò di Vallio è dell' 11 ottobre 1514 ed un primo restauro è datato 1688, quando sono costruiti gli altari laterali. L'altare maggiore risale all'anno precedente; il paliotto in marmo raffigura San Nicolò di Bari e, negli anni successivi, vengono installate le colonnine.

L'altare sinistro è dedicato alla Madonna del Rosario, quello opposto, ora dedicato a Sant'Antonio, reca un bassorilievo marmoreo raffigurante l'evangelista San Luca.

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Il tabernacolo in pietra è del 1756; la pala dell'altare maggiore, un'opera di un ignoto del '500, raffigura il Santo titolare e viene restaurata nel 1565 e nel 1746. Nel 1736 risultano ulteriori ristrutturazioni con il rifacimento del tetto e del pavimento e con il restauro del campanile.L'organo è opera della ditta Bazzani e risale al 1876 e sostituisce uno strumento precedente acquistato nel 1751. Nel 1989 l'organo conosce una totale ristrutturazione.

 

 

 

 

 

 

Questa foto è stata ricavata dal libretto "Vallio nel Tempo", ricerca storica sul paese di Vallio, a cura di da Alex Feltrin,Gabriele Zaffalon e P.Giancarlo Vecchiato

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La chiesa di Musestre

L’attuale chiesa di Musestre, consacrata nel 1746, è costruita utilizzando in parte la
muratura del precedente edificio, eretto nel ‘300 sul terrapieno della strada romana
Claudia Augusta.

chiesam.gif (36142 byte) Interessante notare che l’orientamento viene modificato: la vecchia chiesa aveva la
facciata a sud, verso il Sile, mentre l’entrata della nuova è ruotata di 90 gradi e rivolta
verso l’affluente Musestre.
Il grande tabernacolo in pietra dell’altar maggiore è settecentesco, come i paliotti di marmo dei quattro altari rifatti in opera recente.
L’organo attuale ha preso il posto dello strumento originario costruito nel 1776 da Antonio Barbini.
Il campanile risale alla fine del ‘700; le quattro campane sono invece del 1903.
 

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