Racconti e consigli per spostamenti a breve raggio, con ruote su asfalto o binari, a dimensione di week end o poco più

A cura di Aldina Vincenzi

LA SFIDA DEI MURALES
DOZZA CONTRO ORGOSOLO
 
1 marzo 2021

 
Premessa

Sono tornata, ma solo per poter ripartire con voi verso un paio di mete che vorrei mettere a confronto, anche se è una scommessa fatta su due piedi, non è detto che ci possa riuscire.
Sto parlando di Orgosolo e Dozza, forse le due cittadine più note in Italia per i loro murales.
Ce ne sarebbero diverse altre, Braccano, Rocca di Papa, Diamante, Arcumeggia, Valloria… anche la dolomitica Cibiana.
Ma, per la ricchezza, la qualità e il numero di opere, questi due centri primeggiano senz’altro.
 
Viaggio
Arrivare ad Orgosolo, per chi arriva dal “continente”, è un iter piuttosto impegnativo pure se si prende l’aer…llll’aeeerrrrr…. - non riesco a dirlo, figuriamoci a scriverlo - insomma, se si arriva via aria (Umpf! Arrivare a Shardana con i traghetti regala emozioni straordinarie… e NON sto parlando delle nausee da mal di mare).
Comunque. Una volta sbarcati, possibilmente a Olbia, vi aspetta un’ora e mezza di Trasversale sarda non sempre lineare. Assolutamente ovvio che il tutto è compensato da panorami di estrema bellezza in mezzo a mirti e graniti.
 

 
Orgosolo
  
Per arrivare a Dozza da Milano vi serviranno 3 ore di autostrada, da Roma 4 e mezza, da Venezia nemmeno due. Panorami? De gustibus… L’importante è saper fronteggiare, se si arriva d’estate, l’assordante frinire della colonia di cicale che impera nei pressi del parcheggio!
Primo paragone impossibile, insomma.
 

 
Dozza
 
Caratteristiche del territorio
Entrambi i luoghi sono collinari, ma quello sardo è tre volte più alto di quello emiliano.
Quest’ultimo posato sul crinale di una collina che domina la valle del fiume Sellustra e scende dolcemente verso la via Emilia, sotto Bologna.
Il primo si distende a 620 m. s.l.m. sulle pendici del monte Lisorgoni, propaggine del massiccio del Gennargentu, dominando le vallate attraversate dal fiume Cedrino, nella Barbagia di Ollolai, in provincia di Nuoro.
 

 
Orgosolo
 
Ebbrezze
Se volete provare il brivido di essere rapiti dai banditi, non c’è storia, dovete andare ad Orgosolo (eddai, il banditismo non esiste più, scherzavo).
Se invece volete rischiare di essere strozzati da una tagliatella, da un garganello o da un tortello, sapete che dovete rimanere in terraferma.
Dozza è uno dei cento Borghi più belli d’Italia. I suoi simboli sono il grifone e il drago che pare terrorizzasse i contadini nel medioevo.
Orgosolo è patria del “canto a tenore”, uno stile di canto corale sardo di grande importanza nella tradizione locale, patrimonio dell’Umanità UNESCO. Caratteristico è anche “su lionzu”, una raffinata benda che incornicia il viso femminile negli abiti tradizionali, ricordando vagamente l’Hijab, con un ordito fatto di fili di seta e la trama colorata con lo zafferano.
   

 
Dozza
 
Centro storico
Tossicchio e mi schiarisco le corde vocali, ricordando il centro di Orgosolo.
Non è indimenticabile, è vero. E lo scrivo con rammarico estremo, perché la mia propensione per la Sardegna fa traballare tutti i tentativi di obiettività che mi sono posta.
Però è indiscutibile che, vagando per le vie e viuzze del paese è necessario esser pronti a glissare sulla sua trasandatezza. Di più, sulla sua eterna decadenza, desolante povertà, incessante rovina, ignominiosa ineleganza. Il tutto sembra quasi voluto. Portoni e cartelli stradali esibiscono i buchi dei pallini di lupare, casette medievali vengono accostate senza pudore a disastrate palazzine anni settanta.
 

 
Orgosolo
 
Però che dire dello spettacolare e inconfondibile paesaggio del Supramonte che lo adorna, così selvaggio, affascinante, delle gole di Gorropu che lo lambiscono, delle Dolomiti sarde all’orizzonte…
Tutt’altra esperienza attraversare l’arco d’ingresso di Dozza.
 

 
Dozza
 
Qui da’ fastidio il fatto che sia tutto perfetto. Non un muro scrostato, nessuna crepa. Il bel centro medievale a fuso si dipana in centinaia di metri di assoluta cura fino alla stupefacente fortezza Sforzesca, sede del museo dove riposa il drago Fyrstan (!) e dell’enoteca regionale. Non una sorpresa, in questo senso, tutto è tirato a lucido. Non troverete mozziconi per terra né ragnatele sui muri. Se non fosse che è certificato, sembrerebbe finto come l’outlet di Noventa.
No, nemmeno in questo caso le due mete sono confrontabili.
 

 
Murales

Di Murales in effetti si parla sia ad Orgosolo che a Dozza.
Wikipedia insegna: “Un murale (in spagnolo mural, al plurale murales - la forma plurale è usata anche in italiano erroneamente anche come singolare) è un dipinto realizzato su una parete, un soffitto o altra larga superficie permanente in muratura.
 
Il termine indica anche il genere di pittura, ed è divenuto celebre per il movimento artistico messicano noto come “muralismo".
Perciò non si tratta di graffiti, nemmeno propriamente di street art e, anche se non raggiungono gli apici di maestosità o di identificazione sociale di quelli messicani o irlandesi, sono davvero ragguardevoli e nati attorno agli anni ’60 in entrambe le località.
Ad Orgosolo i temi virano senz’altro sul sociale, sulla politica, sulle ingiustizie, mentre a Dozza ultimamente sviluppano di più la connotazione fantasy e sono creati con tecniche diverse, ma tutti sono estremamente riusciti dal punto di vista della ricerca e della qualità tecnica.
Il loro insieme rappresenta un vero e proprio museo a cielo aperto.
Ma un punto a favore di quello di Orgosolo devo segnarlo, concedetemelo.
Il luogo ha un’indole ribelle, resistente. Il primo murale qui fu dipinto nel 1969 dal “Gruppo Dioniso” di Milano, formato da qualche anarchico che allora si oppose allo Stato. E Francesco Del Casino può essere considerato il più tenace promotore del muralismo a quelle latitudini. L’artista senese arrivò in paese come insegnante della scuola media e decise di creare con i ragazzi un’opera d’arte per onorare la Resistenza al nazifascismo.
     

 
Orgosolo
 
I murales di Dozza sono stati invece creati ad hoc semplicemente per incentivare il turismo.
Ai miei occhi quindi la valenza delle opere nei due borghi ha pesi decisamente diversi, che ci volete fare.
Ciò non toglie che Dozza possa contare su firme straordinarie dell’arte italiana, come Sebastian Matta, Riccardo Licata, Bruno Saetti, Remo Brindisi, Aligi Sassu, Riccardo Schweizer, Norma Mascellani. I suoi murales sono comunque in connessione strettissima col territorio e la storia, soprattutto grazie alla Biennale del Muro Dipinto, manifestazione che nel mese di settembre degli anni dispari accoglie i più grandi esponenti della street art.
Oh, insomma. I paragoni possibili tra Dozza e Orgosolo sono davvero pochi.
Ma proprio per questo andrebbero viste entrambe. Anzi guardate, studiate, assaporate con grande attenzione. Lo stupore per le loro peculiarità è assicurato.
Sappiatemi dire.
   

 
Dozza
      
    
Aldina Vincenzi
   
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