Racconti e consigli per spostamenti a breve raggio, con ruote su asfalto o binari, a dimensione di week end o poco più

A cura di Aldina Vincenzi

VITERBO, LA CITTA' DEL PAPA E DEL PEPE(RINO)
 
2 gennaio 2021

 
Premessa

Nei cinque anni in cui ho frequentato Roma da universitaria e negli altrettanti vissuti là da residente, Viterbo non mi è mai passata per la mente. Sì, era nominata a volte per i vicini siti etruschi e per la bellezza delle sue terme. Qualcuno mi aveva accennato al fatto che di città storica fascinosa indubbiamente si trattasse, ma il turbinio della capitale ha accentrato - con rare discontinuità - i miei interessi culturali.
 
Però ora che mi ritrovo a nutrire la mia passioncella per le popolazioni antiche, una visita alla Tuscia e a tutta la zona etrusca, soprattutto quella laziale, non può più essere rinviata.
  
L’occasione delle ferie 2020, benché dedicata soprattutto al Medioevo, va colta al volo, mi dico.
 
Arrivo
Nonostante le ore di viaggio, tutta ringalluzzita (a breve avrei visto finalmente le necropoli patrimonio Unesco!), prenoto in velocità un delizioso B&B a Tarquinia, appena dentro le mura di quella che si rivelerà una cittadina di fascino ma, ahimè, desolata causa pandemia, pur in pieno luglio. Subito dopo chiamo l’Ufficio Informazioni locale per prenotare l’ingresso ai siti archeologici.
 
   
La delusione arriva come una mazzata.
La necropoli accetta visitatori solo il sabato e la domenica. Io avrei potuto rimanere fino a venerdì, al massimo. Cerveteri? Dopo due giorni pare ci sarà una nuvolosità che mi permetterà di visitarla senza essiccarmi al sole dei suoi sentieri, perciò rinvio la visita. Ma che fare l’indomani? Stendersi in spiaggia? Conosco quei litorali, non certo degni di grossa nota e sorvegliati costantemente dalla ciminiera della fantastica centrale elettrica di Civitavecchia.
 
Poco più a nord inizia la Maremma. Una capatina alla spiaggia di Feniglia, che collega la terraferma all’Argentario, non mi dispiacerebbe, ma il consorte si dimostra contrario, comporterebbe troppi chilometri in un giorno e pure una passeggiata non indifferente. Uffa.
 
Allora il destino si decide ad indicarmi la via e Viterbo appare infine al mio orizzonte, così telefono al primo numero dedicato alle visite turistiche che è apparso nella googolata.

Epperò, la nostra gita di un giorno inizia con quello che ci sembra subito uno stratagemma per non allontanare i già pochi i turisti in tempo di Covid.
“I nostri musei, causa virus, sono chiusi, ma non perdetevi assolutamente l’unico aperto e appena inaugurato, il Museo Storico Didattico dei Cavalieri Templari, abbinato ad una visita guidata nella Viterbo Sotterranea, solo 15 euro a persona, un affare, non ve ne pentirete, bellissimo giro.”
 
Vabbè, o mangi ‘sta minestra…

Il Museo dei Templari
Arriviamo, parcheggiamo di fianco al parco di Valle Faul, sosta inclusa nel pacchetto visita guidata. Ottimo.
 
Sbagliamo direzione e arriviamo all’Ufficio Turistico del capoluogo, dove ci indicano con pazienza il modo per arrivare all’ascensore che ci avrebbe condotto direttamente in piazza san Lorenzo.
     
Alziamo gli occhi e… che sturbo! (Qui si dice così, ma ho controllato, è italiano)
 
Viterbo, con le sue mura, gli edifici medievali e il suo palazzo papale si staglia sopra un colle verde brillante.
Ci riprendiamo e saliamo. Non abbastanza. Il caldo è terribile anche in piazza.
Dando bellamente e inconsapevolmente le spalle agli incantevoli archi della Loggia dei Papi, ci avviamo con fatica verso un miraggio: una piazzetta alberata! Il fatto che si chiami Piazzetta della Morte non ci intimorisce affatto. Lì attendiamo, rinfrancati dalla frescura della verzura, la nostra guida che, grondando, arriva un quarto d’ora dopo. Dovrebbe essere il suo ultimo turno e ci conduce barcollando al museo.
 
Sì, ecco, beh… pare sia l’unico museo permanente dedicato ai Templari in Italia ma… uno stanzone bianco pieno di fotocopie, ricostruzioni e fotografie, più qualche spada e qualche stemma devo ammettere che non mi impressiona particolarmente. Il valore aggiunto è che chi lo gestisce è un Cavaliere.
 
Templare.
 
Donna.

Una persona molto orgogliosa del ruolo che riveste lì dentro. Orgogliosa pure dell’investitura, avvenuta per un’intuizione del Gran Maestro la prima volta che si incontrarono. Lui pare abbia riconosciuto subito le sue potenzialità e le abbia rivelato cose che noi umani…
   
In gran segreto, la Cavaliera ci introduce ai misteri dei Templari con tale ardore che rimaniamo affascinati della sua convinzione e un tantinicchia insospettiti dalla facilità con cui ci instilla dubbi e tenta di ingolosirci sul tema.
 
La Viterbo Sotterranea
Con fatica, ci stacchiamo e seguiamo la guida per vedere la straordinaria Viterbo Sotteranea.
 
Allora, lasciatemelo dire… straordinaria sarà straordinaria, ma la si deve… intuire.
  
 
Già. Perché a noi viene permesso di visitare solo due ambienti poco ampi e poco illuminati, più un corridoietto strettissimo che infine diventa impraticabile. Il resto è diviso tra le innumerevoli proprietà dei viterbesi.
Ora, io sono reduce tra le altre cose dalla visita della Orvieto Sotterranea e, credetemi, si tratta di tutt’altra faccenda.
 
Persino la Treviso Sotterranea è più interessante e più varia, seppure abbia niente a che fare con Etruschi e Templari.
   
Una volta riemersi, la Cavaliera ci riacciuffa e ci chiede se la guida ha parlato dei riti e della simbologia esoterica raffigurata sulle pareti. Ma la guida ha fatto la guida etrusca e si è ben guardata dal parlarcene, perciò lei ci riporta giù e ci mostra un altare che a noi sembra un gradino, ci indica dei fregi sui muri, delle lettere arcane e noi… noi dopo aver scrutato e riscrutato, con occhiali e senza occhiali, con pila del cellulare accesa e spenta… non riusciamo a vedere proprio un bel nulla.
 
Giuro. Io e mio marito ci guardiamo e leggiamo negli occhi dell’altro la voglia di fuggire. I Templari sono esistiti, esistono tutt’oggi, hanno avuto la loro importanza e Viterbo l’ha avuta per loro, ma di questa in quel posto c’è davvero poca traccia.
 
Così ringraziamo sentitamente e torniamo all’aria aperta. Inseguiamo la guida, stremata, la supplichiamo di accompagnarci in giro e, finalmente, vediamo Viterbo e il suo Medioevo, coerentemente con l'obiettivo delle nostre vacanze.
  
 
Viterbo è bellissima
Vi raccomando di curiosare soprattutto nel quartiere medievale di San Pellegrino, anche se ce n’è un altro, oltre il Parco del Paradosso.
   
E’ straordinariamente ben conservato e rimarrete incantati dalle sue linee di grazia essenziale, dalle prospettive dei suoi vicoli assolati, dai passaggi sotto gli archi, dalle piazzette bicrome e dai profferli dei palazzi, ovvero una caratteristica forma di scala esterna usata nell'architettura civile medievale del Lazio e specialmente proprio a Viterbo, dove ha raggiunto forme artistiche di rara eleganza.
 
Poi ammirate le sue fontane (Viterbo pare vanti un primato, per il numero di queste, molte delle quali in peperino, la pietra locale), le sue torri, le sue chiese… e, ovviamente, il grandioso Palazzo Papale, con la famosa sala del Conclave.
Vi spiego subito il perché della sua importanza.
 
    
Qui avvenne uno degli episodi più eclatanti nella storia dello Stato Pontificio, ovvero il Conclave più lungo del papato.
  

Per l’elezione di Gregorio X furono impiegati ben 33 mesi, a causa delle contrapposizioni tra cardinali che non riuscivano a trovare un accordo sulla nomina. La sua interminabile durata portò il popolo viterbese, ormai esasperato, prima a manifestare e quindi a segregare i cardinali all’interno del Palazzo dei Papi (clausi cum clave).
 
Ma il Conclave continuò e gli abitanti di Viterbo decisero di ridurre drasticamente il vitto degli alti prelati, cercando di sfinirli per fame. Pare non bastò nemmeno quello. I cittadini allora scoperchiarono addirittura il tetto dello stesso Palazzo. Alla faccia.
Però il buon papa Gregorio X, avendo compreso la gravità del momento di stallo della chiesa, promulgò la costituzione “Ubi Periculum” in cui sostanzialmente legalizzò quello che avevano combinato i viterbesi. Inzomma, c’avevano raggione, c’avevano.
 
Bene.
 
Dopo le visite, le camminate e le foto, le povere cervicali, i bulbi oculari e i calcagni provati vi chiederanno tregua. Sollazzatevi pure in un ristorante tipico (la’ se magna come Papi) tanto, anche se poi vi immergerete in una delle molte piscine termali dei dintorni, l’acqua a 65° non vi bloccherà certo la digestione.
 
Perché anche questo vi consiglio “caldamente” (ahahah) di fare. Cercatele, trovatele, alcune sono totalmente libere e tutte molto suggestive, come quelle tra le rocce nelle immediate vicinanze della città, le Therma Oasi, dove l’acqua assume mille sfumature colorate grazie ai preziosi minerali che la arricchiscono, o le Piscine Carletti, vasche di acqua turchese da godere a qualsiasi ora e stagione.
   
 
 
Tutto proprio bello, sì, tanto che… Uhm, sapete che devo proprio tornare anche qui?
 
Magari informandomi pure con un certo anticipo sugli orari di apertura dei siti etruschi Unesco, dannazione.
    
Aldina Vincenzi
   
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