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Sagre, non si abbia paura del Green Pass
   
   
Trabucco:"Noi lo abbiamo evitato ma, fra le altre nuove regole, il certificato non sarà un problema" 
A San Giacomo affluenza dimezzata ma i conti coprono le spese. Sono stati utili prenotazione e menu sullo smartphone

 
6 agosto 2021

 
"Il Green Pass? Solo un'operazione in più oltre a quella di prendere la temperatura. Noi l'abbiamo evitato per pochi giorni ma con la diffusione dei vaccinati di oggi credo non sia affatto un problema per gli organizzatori delle prossime sagre".
L'opinione è di Dario Trabucco, presidente del Gruppo San Giacomo, promotore dell'evento popolare ritornato dopo un anno di sospensione e gestito senza intoppi, nonostante le nuove precauzioni, dal 22 al 28 luglio scorsi. Il certificato, insomma, anche se escluderà qualche componente marginale di pubblico, oltre ad innalzare la percezione di sicurezza nei presenti non dovrebbe richiedere grossi sforzi in più, data la mole di altre attenzioni che, come San Giacomo ha dimostrato, possono essere affrontate attraverso una buona organizzazione.
  
Presidente, per Roncade siete stati i pionieri delle sagre post-Covid. Chiuso l'evento c'è stato qualche aspetto che vi ha preoccupato più di altri?
"In generale eravamo abituati ad una routine collaudata, qui si è trattato di confrontarci con normative sostanzialmente inedite. Ma tutto è filato abbastanza liscio a parte qualche piccolo problema nelle due sere in cui ha piovuto e abbiamo dovuto redistribuire alcune funzioni esterne".
 
C'è stata, da parte del pubblico, la novità della prenotazione
"La prenotazone non era obbligatoria ma quando c'è questa opzione si tende a pensare sia obbligatoria e questo può aver scoraggiato qualcuno. Quelli che si sono presentati senza aver precedentemente telefonato sono stati pochi e comunque hanno sempre trovato posto senza problemi. Certo, questo un po' snatura il senso della sagra che è un momento di ritrovo spontaneo, ma siamo stati felicemente sorpresi per l'ottimo funzionamento dell'ingranaggio. Abbiamo chiesto la collaborazione della Protezione Civile sia per la loro esperienza sia perchè il fatto di vedere persone in divisa può aiutare a trasmettere una percezione di tranquillità".
  
Gli obblighi imposti dalle normative Covid hanno implicato la necessità di impiegare più persone?
"Diciamo che con gli stessi collaboratori di sempre, un'ottantina, abbiamo gestito un numero di clienti di fatto dimezzato. Il capannone è omologato per mille posti ma, con otto persone al massimo sedute a ciascun tavolo, si va poco oltre i 500 coperti complessivi. E poi la scansione in due turni ha costretto, specie nel primo, a rendere il servizio più veloce".
 
Il che può anche essere gradevole, dati i tempi di attesa degli anni gloriosi ...
"Sì, ma alla sagra ci si va per chiacchierare e stare in compagnia senza guardare l'orologio. E invece un po' tutti, organizzatori e avventori, abbiamo dovuto fare i conti con il tempo".
 
Sotto questo profilo avrebbe qualche consiglio da dare a chi sta progettando le prossime sagre?
"Uno su tutti predisporre spazi per il parcheggio i più ampi possibile. Il sistema dei turni ha indotto a volte i clienti del secondo ad arrivare in anticipo, cioè prima che lo spazio di sosta dei prenotati nella fascia oraria precedente fosse stato liberato. E così si sono formati serpentoni di auto. Per la ristorazione, invece, abbiamo trovato molto utile il menu prelevabile da smartphone con il codice QR".
 
Veniamo ai conti. Chiusura in rosso o in utile?
"Dobbiamo ancora tirare una riga ma le spese sono state certamente coperte. Parliamo di costi fissi per 15-16 mila euro resi più pesanti dalle norme Covid, dalla cartellonistica ai disinfettanti, dalle mascherine ai detersivi. Però qualcosa dovremmo aver guadagnato. Il margine medio di una sagra è intorno al 22%, possiamo concludere che su sette giorni i primi sei ci hanno mandati a pareggio e l'ultimo ci ha dato gli utili".
    
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