Depop, 1,3 miliardi nati a Ca' Tron
   
   
L'incubatore H-Farm incassa 6 milioni dalla cessione della startup
al portale americano Etsy 

La app è stata inventata 10 anni fa per comprare e vendere abiti e accessori usati

 
3 giugno 2021

 
H-Farm, la vendita miliardaria di Depop rende in un colpo solo altri 6 milioni di euro. La notizia viaggia tra gli Stati Uniti e Londra e ha i tipici connotati di una cosa che sta succedendo su un altro pianeta, rispetto ad un angolo periferico (o che come tale si percepisce) come il Nordest. La notizia, ieri, è quella con cui il sito di vendite on-line americano Etsy, quotato alla Borsa di New York, ha annunciato di aver comprato per 1,625 miliardi di dollari (1,3 miliardi di euro) l’app Depop, inventata per vendere e comprare abiti e articoli di moda di seconda mano, 400 dipendenti tra Londra, Manchester, Los Angeles, New York e Sidney. Capace di generare, con 30 milioni di utenti in 150 Paesi, ricavi per 57 milioni di euro nel 2020, su merci vendute per un valore di 530 milioni. Semplicemente collegando venditore e acquirente.

La vicenda ha invece molto da dire anche in questo angolo periferico di mondo. Perché l’app divenuta un unicorno (come vengono chiamate le startup trasformate in società valutate più di un miliardo) è in origine non solo italiana, come il suo inventore, Simon Beckerman, milanese di padre inglese, ma è cresciuta in H-Farm a Roncade.

Non solo. Perché, come per il battito d’ali di farfalla che genera il ciclone dall’altra parte del globo, la vendita dei record di Depop ha fatto di H-Farm, ieri, il caso borsistico del giorno. Con la sospensione dalle quotazioni alle 12.45 e la riammissione alle 14, con un +16%, tradottosi in un +12% finale, a 0,27 euro. Questo perché le clausole di earn-out , che regolano l’ulteriore guadagno in caso di rivendita della società, stabilite al momento dell’uscita di Depop da H-Farm, valgono 6 milioni di euro, che arriveranno a fine anno. E realizzano in un sol colpo più del valore degli incassi previsti da cessioni di startup nel piano industriale di H-Farm 2020-’24, facendo salire a 11 i milioni incassati con Depop, su cui H-Farm aveva investito 792 mila euro.

«Simon era arrivato da noi, perché la madre aveva letto sul giornale di H-Farm e l’aveva spinto a proporre a noi quello che allora lui chiamava l’Instagram con il tasto buy - racconta Riccardo Donadon, presidente di H-Farm -. Ma in fondo Depop da qui non se n’è mai andata, visto che parte dei team di sviluppo è continuata a rimanere qui». E non a caso Beckerman è stato l’ospite principale, lo scorso settembre, all’inaugurazione dell’H-Campus. «Siamo molto contenti non solo per Simon, ma anche per noi - aggiunge Donadon -. Nonostante un’uscita prematura da Depop, imposta dalle esigenze del Campus, senza la quale avremmo potuto scrivere uno zero dietro alle cifre odierne, siamo soddisfatti dell’esito e di poter mostrare al mercato il valore che c’è in H-Farm. Altre exit arriveranno. Ora la prossima startup di successo speriamo di avviarla partendo dai nostri studenti universitari».

Al termine del primo anno scolastico, ancora falcidiato dalla pandemia, Donadon si dice soddisfatto dell’andamento del Campus: «Sta andando bene, come le iscrizioni per il prossimo anno. Siamo tranquilli».

Resta la questione del perché storie come Depop possano spiccare il volo solo fuori dall’Italia: «Non è difficile accelerare queste realtà qui, ma all’epoca non c’era la finanza per sostenerla - dice il fondatore di H-Farm -. Da noi c’è ancora inconsapevolezza. All’estero ci sono capitali in fondi internazionali pronti ad intervenire e a Londra si è connessi al mercato americano, dov’è più facile approdare in giganti tecnologici come Etsy».
  
    
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