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Cultura, quanto (poco) mi costi
   
   
La somma stanziata dal Comune per cinque appuntamenti è di 3.850 euro
Tre film, teatro per ragazzi e burattini. Un po' per ciascuna frazione, ovvio

 
15 giugno 2021

 
Quanto costa il pacchetto di iniziative culturali che l'amministrazione comunale andrà a proporre dal 18 giugno al 29 luglio in spazi pubblici del capoluogo e delle frazioni?
In tutto 3.850 euro, Iva inclusa, per cinque appuntamenti.
Eccoli.

Venerdì 18 giugno, pi piazza Piva a Biancade, alle 21, è previsto uno spettacolo teatrale per ragazzi dal titolo “Le belle bolle”, con Enrico Moro e Gli Alcuni e due settimane dopo, il 2 luglio, stessa ora, a Musestre sarà proposto lo spettacolo di burattini “La lampada di Aladino”, a cura della compagnia “Aprisogni”.
Gli altri tre eventi sono proiezioni di altrettanti film.
Martedì 6 luglio, a Roncade, nella piazza del municipio, è la volta di “Hammamet”, giovedì 22 a San Cipriano tocca a “La vita straordinaria di David Copperfield” e il 29 luglio il calendario si chiude a Vallio, con “Peng e i due anatroccoli”. L'allestimento è affidato all'Arci di Treviso.

Nel dettaglio, il primo evento sarà pagato 880 euro, il secondo 770 e i tre film 2.200 euro.

Il criterio standard che disciplina la scelta è sempre lo stesso. Un po' per ciascuno, secondo un manuale Cencelli delle frazioni che punta a parare i malumori di chi sente sempre la propria trascurata rispetto alle altre. Vale sempre, anche per i marciapiedi e le asfaltature, e pure per l'erba alta. Non si fa tempo a dire che si sistema via Bianchi che qualcuno reclama l'intervento per via Verdi.
Non è bastato certo chiamare Roncade città per mutare l'imprinting di campanile e di certo, continuando con questo modello, non si fa che approvarlo e consolidarlo.
Ma il tema non è questo.
La radice sta nella definizione di “attività culturale”, a Roncade sostanzialmente mai cambiata rispetto al secolo scorso. Si stanzia la minore cifra possibile per generare alcune occasioni per gusti a largo spettro.
Tocca farlo, essendoci un assessorato dedicato.
  
Ma è anche vero che, nell'ipotesi si volesse affrontare seriamente il tema, gli equilibrismi per incontrare le possibili interpretazioni che di “cultura” dà la popolazione renderebbero difficilissima l'individuazione di un progetto soddisfacente.
Per il fatto, soprattutto, che non si saprebbe come misurarne il risultato. Come fai a dire se un certo evento “ha funzionato” oppure no?
Il governo comunale per sua natura deve generare consenso sui numeri: più gente si presenta meglio è, ed è auspicabile si tratti di residenti perché sono elettori.
Al sistema del commercio non importa da dove giungano gli ospiti, purché vengano in tanti e consumino.
C'è poi una componente minoritaria che avrebbe piacere nel vedere, di tanto in tanto, qualche buona segnalazione sulla stampa e che tende a giudicare gli eventi tanto più attrattivi quanto più da lontano arriva il pubblico, perché vuol dire che in giro non ci sono proposte altrettanto originali.
  
Ma non finisce qui, perché il giudizio deriva da un sacco di altri aspetti.
C'è chi gradisce eventi in cui si mangia, come le grigliate di popolo su tavolate all'aperto, però i ristoratori e i gestori di pub e pizzerie preferiscono il contrario.
C'è chi vuole ridere con leggerezza e chi vorrebbe anche trovare qualcosa su cui riflettere. Si possono fare entrambe le cose insieme ma è piuttosto difficile.
C'è chi vorrebbe ballare in piazza fino a notte fonda e chi non disprezzerebbe musica classica o comunque non leggera in una vecchia ex chiesa silenziosa.
  
Questo perché dire “gente” significa troppe cose.
C'è chi alle dieci di sera crolla dal sonno e chi guarda serie televisive fino alle tre del mattino, c'è chi ha 20 anni e chi ne ha 80.
C'è chi è andato a scuola anche troppo per non diventare noioso, chi ci è andato senza entusiasmi però lavora contento, chi ci va solo perché lo mandano.
C'è chi è nato e cresciuto qui e chi è venuto dopo, chi scrive con la penna in bella calligrafia e chi con i pollici sullo smartphone, chi fa danza classica e chi gioca a rugby.
Ci sono il carnivoro e il vegano, il mistico e il balneare, il mocassino e l'infradito.
Hanno vinto Sanremo canzoni di Franco Battiato e i Maneskin.
Si può andare avanti senza fine.
  
A Roncade, anche a Roncade, tutto questo fa Roncade.
Fa città-non-città fra i campanili e l'Europa, fra il pennone e il mondo.
Di tutto questo bisogna tener conto e in tutto questo, torniamo al dunque, che diavolo è “cultura”?
E perché, nella complessità e nella profondità di tutto questo, l'assessore alla cultura è sempre quella specie di figura residuale a cui vengono dati meno soldi?
  
Mariaver quanti pensieri per niente. Avrai mica dormito male?
Dài che fa caldo. Prendi qua quattromila euro - si vabbè qualcosa meno - distribuisci in giro un po' di caramelle a tutti e anche per quest'anno siamo a posto.
  
    
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