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Il cesellatore di note
   
   
Arcipretale gremita per l'ultimo saluto a Giovanni Battista Castellan 
Figli e compaesani ricordano il protagonista in ombra del coro parrocchiale

 
17 luglio 2021

 
Se ne è andato dopo solo un mese e mezzo di malattia, Giovanni Battista Castellan, 83 anni, di Roncade.
Ieri nella chiesa arcipretale i funerali, presenti i tantissimi amici, colleghi e conoscenti per dare l’ultimo saluto ad un uomo di grandi pregi, unanimemente benvoluto.
Noto non per fama, ricchezza o potere. Al contrario, per l’umiltà e l'equilibrio interiore che lo contraddistinguevano, per la sua mitezza d’animo, il sorriso coinvolgente e la sua fede.
  
“Ci ha lasciato un'enorme eredità spirituale - ricorda la figlia, Silvia, tra le lacrime - speriamo di esserne degni. Non l’ho mai visto arrabbiato, davvero. Viveva in una dimensione superiore che gli consentiva di lasciar perdere e perdonare”.
Il lavoro di falegname in varie aziende locali e, infine, in Veneta Cucine, lo aveva portato a divenire anche cesellatore.
Per lui veniva sempre prima la famiglia, ma la sua passione, fin dall’età di sei anni, era il canto. Ben 78 anni nel coro parrocchiale. Una soprano lo aveva invitato a dei provini. Purtroppo gli era appena morto il padre, dolore e senso di responsabilità hanno avuto il sopravvento. La sua fede lo ha sorretto.
Il parroco lo avrebbe voluto come Ministro dell'Eucarestia, però ha ricevuto un "Non credo di esserne degno" come risposta.
Alla musica teneva molto e l'ha fatta studiare ai figli, tanto che Silvia è divenuta l'organista di Roncade.
  
Antonio Baesse, oggi assessore all’urbanistica, era anche il suo direttore di coro e lo ricorda con commozione. “Giovanni è un signore da descrivere con parole antiche, pacate, che riescano a delimitare un carattere gentile e composto. Saggio, di intelligenza acuta, ascoltava senza fretta e consigliava senza imposizione, stemperando sempre con una brillante battuta. Sapeva far ridere, con un'allegria sincera che di rado lo abbandonava. E cantava, oh, sì, cantava. Due prove alla settimana nel coro parrocchiale, sostenendo con sicurezza il proprio ruolo senza mai scivolare nel protagonismo".
  
Anche Dino Lorenzon, orefice del centro storico, ha per lui parole di grandissimo affetto. Erano coetanei e per le gite della classe 1937, Giovanni preparava due valige, una per i vestiti normali e una per quelli “di scena” creati dalla moglie, costumista del gruppo. Infatti organizzava duetti recitativi con Dino e canori con Renzo Storer, l’amico del cuore.
La moglie Dina, i figli Silvia, Giulio e Livio gli sono stati accanto, a casa, fino all’ultimo istante. “Lucido sempre - racconta Silvia - sapeva che sarebbero state le sue ultime ore, ma era sereno, forte della sua fede. Incredibilmente, non aveva nessun dolore fisico e io sono certa che sia stato il premio da Lassù per la sua vita cristallina".
    
Aldina Vincenzi
   
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