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Baby gang, qualcosa non torna
   
   
Il sindaco ha portato il caso alla magistratura ma ci sono aspetti
che andrebbero spiegati meglio 

La discutibile critica verso chi non ha denunciato e chi ha coinvolto i media

 
31 luglio 2021

 
Baby gang, se ne sta occupando la Procura della Repubblica presso il Tribunale per i minorenni di Venezia ma c'è ancora qualcosa che non torna.
Il riferimento è ad un video, ormai molto popolare, di cui si è parlato a lungo la scorsa primavera e che riproduce le gesta di un gruppo di ragazzini in atteggiamenti borderline come l'esibizione di armi da fuoco, di mazzette di denaro contante o che praticano atti di teppismo urbano benché il lancio di una bottiglia incendiaria in piazza I maggio si sia presto rivelata una simulazione digitale.

Nel corso dell'ultima seduta del Consiglio comunale di Roncade il sindaco, Pieranna Zottarelli, rispondendo ad un quesito sugli episodi posto dai consiglieri di minoranza, ha spiegato come la vicenda sia ora finita all'attenzione della magistratura solo grazie al suo intervento diretto, data la pavidità di concittadini che, pur a conoscenza della circolazione in rete del video, paiono essersi intimoriti “di quattro ragazzini e per il nome che portano” (criptico: ci sono padrini mafiosi a Roncade?)
Il primo cittadino ha stigmatizzato inoltre il fatto che il documento multimediale, in circolazione sul web almeno da sette mesi, sia stato piuttosto trasmesso ai mezzi di stampa anziché fatto oggetto di una denuncia ai carabinieri.
Ed è qui che iniziano gli aspetti che andrebbero chiariti.
  
1) Se il video contiene elementi tali da configurare ipotesi di reato (procurato allarme, danneggiamento, istigazione a commerci illeciti, etc.) e se era in rete da tutto quel tempo, accompagnato da una corposa diffusione virale in più servizi di messaggistica (da Instagram a Whatsapp) è impensabile che un presidio di carabinieri così ben strutturato e numeroso come quello di Roncade non ne fosse venuto a conoscenza tempestivamente e per vie autonome. Il controllo del territorio fa parte del mestiere degli appartenenti all'Arma e non c'è ragione di sospettare di inefficienza quelli della nostra stazione.
  
2) Se, al contrario, nel filmato non ci sono aspetti criminosi allora anche la denuncia è priva di significato o è destinata a cadere nel nulla. E perciò, in questa chiave, è di nulla che si sta discutendo.
  
3) Se, tuttavia, i ragionamenti si spostano su preoccupazioni per certi stili di vita giovanili, questioni educative o disagi psichici più o meno collegati alla pandemia (aspetto pure questo toccato dall'assemblea), il confronto è fondato ma diventa ancora più chiaro che carabinieri e magistratura non hanno competenza.
  
4) E se, infine, proprio per i suoi risvolti sociali, la dimensione importante della vicenda è l'interesse pubblico che la stessa può sollevare, automaticamente si fa allora anche più importante portarla all'opinione di tutti attraverso i media anziché tradurla in una formale segnalazione di polizia.
Obiezione del sindaco, contrariato per il fatto che il video sia stato inoltrato a redazioni televisive: creare risonanza può inorgoglire i protagonisti e indurre emulazione. E' vero? Forse.
Ma una notizia è in sé un valore assoluto, e molte volte inchieste importanti sono partite dai giornali prima che da informative ufficiali alle Procure.
E poi in democrazia la massima conoscenza di un fatto di interesse collettivo prevale sempre – a meno di rarissime e straordinarie eccezioni - su considerazioni di opportunità.
Altrimenti, venisse meno questo principio, da canale principe di informazione la stampa si ridurrebbe a strumento di propaganda buono al massimo per altre epoche e per altri miseri paesi.
    
Roncade.it
   
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