Vandali, bulli, baby gang. E maestri
   
   
Qualche ragionamento a freddo, non è una storia così semplice
L'equilibrio che manca fra le stupidaggini dei ragazzi e le sentenze degli adulti

 
27 aprile 2021

 
Bulli, facciamo un po' di ordine anche qui.
La presenza di gruppi di giovani, più o meno stabili, che danneggiano beni pubblici è nota da tempo e più volte sono stati segnalati da queste pagine episodi di incendi di panchine, rovesciamento di cestini ed altro nel Musestre, scritte con lo spray su passerelle, cartelli divelti eccetera.
Sono stati finora fatti episodici con conseguenze tutto sommato limitate, nel senso che un adulto che getti sacchi di spazzatura lungo un fosso è sicuramente più nocivo.
  
I ragazzi che scorrazzano nel centro commerciale, che impennano sui ciclomotori truccati o che, addirittura, rubano biciclette, a ben guardare, suscitano due reazioni concatenate.
  
La prima è la richiesta corale di una punizione in qualche modo esemplare, anche se non si capisce chi debba o possa agire in questo senso. Trattandosi quasi sempre di minorenni ci sono per loro garanzie giudiziarie rafforzate e regole di tutela dell'identità ben precise. Uno “sceriffo” che sanzioni a propria discrezione un ragazzo, possibilmente svergognandolo in piazza, è un'immagine da Far West che fortunatamente non ci appartiene.
  
Ma la seconda reazione, a guardare i commenti nei social network, è quella dello sdegno nei confronti dei loro genitori.
Sono espressioni del tipo “i miei figli non lo farebbero mai perché li ho educati come si deve”, vale a dire una specie di merito che chi scrive attribuisce pubblicamente a se stesso per il confronto con altre famiglie evidentemente ritenute meno brave.
Si tratta di una posizione che, al di là della presunzione (è la versione verbale dell'impennata con il ciclomotore al centro della piazza, con la differenza che qui non la fa un ragazzino), implica una pericolosa sicurezza fuori luogo.
La cronaca ci restituisce di continuo casi di devianze di comportamento da parte di giovani cresciuti in famiglie ineccepibili e iscritti alle migliori scuole, magari di ispirazione cattolica.
Perciò occhio che questa strada ha il fondo sdrucciolevole.
  
Detto questo, i bulletti vanno giustificati, compresi, al massimo compatiti? Assolutamente no, tantopiù se si analizza quel famoso video in circolo in questi giorni, dove c'è un salto di qualità delicato sul quale ragionare seriamente.
Pur trattandosi di una mediocre imitazione di tanti altri contenuti già diffusi sul web negli ultimi mesi (almeno ci fosse originalità …) il fatto che i protagonisti pongano fieramente volto e firma per esteso significa che non hanno la percezione di come quei gesti siano socialmente censurabili. Che mostrare pistole, bottiglie incendiarie, droga, mazzette di denaro contante con evidente allusione alla sua provenienza è, prima che insulso, segnale di un pensiero misero e triste.
Viene da dire: se volete provocare (e a 16 anni ci sta, lo abbiamo fatto tutti), è solo questo che sapete dire?
C'è infine una distorsione imbarazzante legata al nome di uno dei protagonisti che, lo si può intuire, forse è considerato dai compagni di avventura come una specie di automatica garanzia di impunità.
Siamo tutti sicuri, ma è superfluo dirlo, che così non sarà.
  
    
Roncade.it
   
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