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via Vivaldi, 14 - RONCADE

    
 
    

  
   
Aiuto, siamo nel Bronx
   
   
A chi giova dipingere Roncade come città di crimine e di devianza?  La dinamica è sempre la stessa: per creare un leader bastano
un nemico visibile e poche parole ad alta voce

 
22 agosto 2021

 
Un nemico, un messaggio chiaro declamato ad alta voce da un tribuno, uomini riuniti che applaudono perché lo fa chi gli sta accanto.
Ecco fatto, basta solo trovare una bandiera.
Funziona in ogni civiltà da migliaia di anni.
Che le persone stiano assieme in una piazza o nei social network non fa differenza, l'icona del pollice alzato sta lì per questo.
Gli ingredienti di base che servono, insoimma, l'uno attivo e l'altro passivo, sono un leader e un nemico.
Poi occorre collegarli con un messaggio, ed è questa la fase che richiede impegno e astuzia.
Il messaggio deve essere semplice, di pochissime parole.
Anzi, meglio nessuna. Foto o video vanno meglio.
 
Il disordine e i vetri rotti di una casa visitata dai ladri con il volto afflitto del proprietario.
Si mostrino panchine spaccate e bottiglie sparse in un parco pubblico, magari un preservativo a terra che moralmente fa sempre il suo effetto.
Si parli di biciclette che spariscono in pieno giorno, di impennate e schiamazzi di notte, di motociclette a 150 chilometri l'ora in pieno centro.
Si aggiungano gli sfaccendati che orbitano attorno al Cerd in cerca di rottami gettati dalla gente per bene e, fatto trenta, perché non fare 31? 
E' facile, si accenni a prostituzione consumata in aree periferiche nei parcheggi di tristi quanto sfortunati stabili commerciali.
 
Perfetto, Roncade è il Bronx.
Dobbiamo dormire tutti con un occhio solo, gli Unni sono alla porta, nascosti dietro la siepe di ogni giardino in attesa che faccia notte. Sbarre, allarmi, rottweiller dalle candide zanne.
E noi in perpetua allerta a sognare, in un unico sospiro, che presto si presenti un cavaliere bianco a dirci: riposa tranquillo amico, sto qui io a vegliare.
 
Bisogna essere onesti. Di fronte a tutto questo, che potere possono mai avere le considerazioni statistiche sulla continua flessione dei reati predatori nelle case, pure se ad inviarcele è il Ministero dell'Interno?
Ci importa qualcosa dei ladri che usano i canali informatici - molto più dannosi e intraprendenti dei topi di appartamento - se questi hanno il brutto vizio di non lasciare nelle case dei derubati nulla di impressionante da poter fotografare (e dunque senza contribuire al foraggio emotivo di cui i cavalieri bianchi si nutrono)?
Ancora, quale appeal potrà mai avere un assessore che dica: sì, sono venuti a rubare anche a casa mia, mi sono arrabbiato ma, per favore, stiamo calmi perché questi episodi sono ancora molto rari?
No, non c'è storia con il fascino abbagliante dei bianchi cavalieri.
 
I quali, a ben guardare, devono solo stare un po' attenti a non aggrovigliarsi nelle loro stesse contraddizioni.
Rischi di poco conto, certo. Sappiamo bene che dire una cosa e poi il suo opposto è spesso perdonato ai grandi capipopolo.
Basta non esagerare, altrimenti la dissolvenza può diventare questione di un attimo. Sic transit - qualche volta - gloria mundi.
    
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