Amazon, facciamo un po' di ordine
   
   
La discussione non è lineare, si mescolano troppe questioni 
Ambiente, economia locale, traffico e lavoro. Cos'è che conta di più?

 
3 aprile 2021

 
Ci sono vari elementi controversi nella discussione in atto sul prossimo insediamento di strutture Amazon a Roncade e, forse, anche a Casale sul Sile, nel senso che non sempre si comprendono le ragioni di una contrarietà più “di pelle” che sostanziale.
 
Semplificando al massimo, cos'è Amazon?
Dal punto di vista del cliente finale è un enorme centro commerciale che, a differenza di quelli tradizionali, offre il servizio di portare a casa tua quello che hai ordinato e già pagato senza toccare denaro contante.
Non si spende di più e non si muove l'automobile.
Cento cittadini di una certa zona che si rechino in un centro commerciale per acquistare cento articoli diversi appesantiscono la rete stradale e gli indicatori di inquinamento più di un solo furgone che passi casa per casa recapitando a ciascuno il proprio pacco.
In teoria il saldo ambientale dovrebbe essere positivo.
  
C'è poi la refrattarietà connessa alla proprietà dell'operatore.
Colosso americano, si dice, di fatto monopolista, che minaccia l'economia delle reti commerciali dei piccoli mondi locali.
Al netto del fatto che ai giganti americani con cuore digitale abbiamo già consegnato da anni tutti i dati e tutte le nostre opinioni – vedi Facebook e dintorni – appaltando a server californiani persino l'agenda dei nostri affetti (se non ci fossero loro a ricordarci i compleanni …), sembra non si tenga conto della quota di fatturato aggiunto portata anche alle piccole botteghe italiane dall'adozione di sistemi di e-commerce, specie nell'ultimo anno.
Le vendite online si possono certamente fare con piattaforme proprie, saltando Amazon, è chiaro. Ma abbiamo anche visto come i canali possano coesistere e come, alla fine, a conti fatti, l'operatore strutturato che agisca su grandi numeri sia in grado, attraverso economie di scala, di offrire a chi vende e a chi acquista condizioni competitive e, quasi sempre, anche maggiore efficienza.
 
E poi, dove stanno le altre discussioni?
Cementificazione, è uno dei temi.
Nel caso di Roncade l'area in cui si dovrebbe insediare l'hub era stata destinata a edificazione già da molti anni senza fastidi per nessuno. Giusto o sbagliato, adesso è tardi per cambiare idea. Citofonare casomai a sindaci e consiglieri comunali precedenti.
  
Il traffico è un altro punto.
Qui si tratta di un argomento vero, occorre una riflessione analitica profonda e su base intercomunale. E' l'occasione buona per smetterla con le stucchevoli contrapposizioni fra municipi confinanti come se fossimo rimasti nel Novecento. Il fatto che in passato ci siano stati comportamenti da “a casa mia faccio ciò che voglio”, responsabili di vecchie ruggini, non è affatto un buon motivo per non iniziare a stabilire condotte migliori.
“A casa mia” è in sé, a prescindere dall'argomento, sempre un'espressione velenosa.
 
Ma il tema davvero serio, centrale, di estrema importanza è quello del lavoro.
Su Amazon e sulla logistica in generale si sono raccolte storie degne dell'industrializzazione primitiva o da caporalato nelle coltivazioni intensive. Ambiente, viabilità, equilibri con il commercio tradizionale sono ambiti in cui si possono studiare soluzioni su misura. Il lavoro no, lo sfruttamento è sfruttamento, la dignità e la sicurezza di chi opera non sono mai valori negoziabili.
Alla fine è su questo che si chiede a chi sia chiamato a prendere decisioni, amministrazioni comunali per prime, il massimo rigore nel confronto con gli investitori.
  
Corriere della Sera - domenica 4 aprile 2021
    
Roncade.it
   
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