Amazon, ancora due ragionamenti
   
   
Cementificazione, efficienza, lavoro. E sostanziale indifferenza 
Il dibattito sul polo roncadese accende altri ambienti. Qui tacciono la società civile e, come sempre, le opposizioni

 
17 febbraio 2021

 
Amazon e dintorni, facciamo due ragionamenti.
Probabilmente di scarso appeal, visto che sul tema Roncade sembra sostanzialmente indifferente, almeno a giudicare dall'assenza di interventi sui vari gruppi social locali, e che a produrre un'attività di conoscenza e di sensibilizzazione è piuttosto un comitato di Casale sul Sile.
 
Comunque.
Il primo elemento da tenere a mente è che l'hub per la cui costruzione l'impresa candidata a realizzare le strutture ha chiesto l'autorizzazione insiste su un'area ad oggi verde ma destinata da anni ad uso commerciale e direzionale.
Significa che da molto tempo si è consentito al proprietario (Gruppo Mosole) di costruirvi, quando lo avesse voluto, un centro commerciale con un albergo. Quindi le contestazioni sulla nuova cementificazione giungono purtroppo con forte ritardo.
  
Sono fragili anche le ripetute osservazioni sul contrasto che ci sarebbe fra il nuovo impianto e l'esistenza nella nostra zona (in tutto il Veneto, in realtà) di immobili industriali dismessi, cioè volumi già esistenti che in astratto potrebbero essere riadattati per la logistica.
Ma le dimensioni e la straordinaria automazione dei magazzini e degli spazi per lo smistamento delle merci, secondo procedure largamente robotizzate, richiedono strutture tagliate su misura.
E l'efficienza dei processi connaturati con i nuovi modelli di distribuzione – sviluppati peraltro in modo prepotente in quest'anno di pandemia – impone la collocazione delle piattaforme a ridosso degli ingressi autostradali e delle grandi vie di comunicazione. La qual cosa è anche la condizione necessaria per impattare il meno possibile sulla viabilità ordinaria di collegamento fra i centri abitati.
 
Si ripropone dunque un po' quello che succede spesso quando si tratta di installare nuove antenne telefoniche cellulari, cioè lo strabismo di chi esige contemporaneamente dal proprio operatore copertura e velocità ma che questo avvenga con fonti elettromagnetiche lontane da casa propria.
 
Tornando a noi, chiunque abbia atteso in questi mesi un pacco con un oggetto ordinato online perché non acquistabile fisicamente a causa dei confinamenti da Covid ha apprezzato soprattutto la rapidità di consegna. E più una rete di distribuzione è articolata e ben collegata alle grandi arterie più il servizio funziona.
Del resto, se chi avrebbe dovuto casomai reagire alle aziende dell'e-commerce, ossia la rete dei commercianti locali, non ha finora sollevato questioni (e sono già trascorse settimane dalla notizia che riguarda Roncade) vuol dire che il modello è già ben metabolizzato ed accettato.
Non sono pervenute poi voci dalle opposizioni politiche, ma questo non fa testo perché in quasi due anni non è mai avvenuto.
  
La questione meno visibile e più delicata diventa perciò un'altra, ed è quella delle condizioni di lavoro di ogni addetto della filiera della logistica.
Ed è anche un ambito in cui le amministrazioni locali possono intervenire direttamente, a differenza di quanto avviene nell'iter autorizzativo per la costruzione dell'hub, che coinvolge una pluralità di soggetti competenti. Esigere dall'imprenditore che si installa sul territorio comunale il rispetto assoluto dei contratti di settore, il che significa porre al di sopra di ogni altro valore la dignità dei lavoratori, è un potere che i municipi hanno, facendo asse con le organizzazioni sindacali.
E qui non sono giustificabili rimpalli su terzi.
  
    
Roncade.it
   
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