Roncade, il Covid e gli altri virus
   
   
Il New Age è l'ultima vittima, ma il caro-affitti ne uccide di più
Moro: "Dispiacersi non basta". Lorenzetto: "Lavorerò senza sede".
L'Arsenale, nel bene e nel male, si è dimostrato del tutto ininfluente

 
12 ottobre 2020

 
L’ultimo fendente alla vitalità di Roncade arriva dal New Age con la notizia della sua “non” riapertura ad ottobre a causa delle misure imposte dal Covid-19, ma sono anni, ormai, che il territorio patisce un’agonia lenta dovuta anche ad iniziative blande, scelte imprenditoriali fuori bersaglio, affitti esorbitanti, svuotamento del centro.

L non può che prenderne atto. “Provo grande tristezza e dispiacere - interviene l’assessore alla cultura, Viviane Moro - per la chiusura del New Age. Aggiungerei che non basta dispiacersi, il mondo dell’intrattenimento e quello della cultura è stato un po’ dimenticato. Spero che nei prossimi mesi ci sia un sostegno a fondo perduto per queste imprese, che si capisca che sono attività produttive al pari delle altre.”
E intanto in centro si registra una moria di attività commerciali che devono chiudere o trasferirsi. L’ultima in ordine di tempo, dopo il pub Grillo’s, la pescheria Davanzo, l’agenzia di comunicazione PT Communication e altre realtà cittadine, riguarda uno dei due storici negozi di fotografia, quello fondato da Ruggero Lorenzetto 60 anni fa. Fino al mese scorso il laboratorio, che si chiamava Fotofobia, era gestito da Alberto, che adesso mette le mani avanti.
“Prima di farmi male col calo del lavoro, indebitandomi, ho pensato di prendere la decisione di chiudere il negozio. I costi erano diventati insostenibili. Continuerò però la mia attività, lancerò anche il servizio di fototessera a domicilio e, per continuare a far circolare il mio nome, tra poco mi affiderò ad una campagna pubblicitaria su Facebook. Purtroppo, per quanto riguarda il futuro di Roncade, sono pessimista".
  
I commercianti hanno nutrito per oltre un decennio il timore che il nuovo centro commerciale avrebbe ridotto la loro clientela, ma il rischio non si è concretizzato. Il complesso che oggi prende il nome di Arsenale non è mai decollato.
Per salvare il salvabile, dal 9 ottobre la direzione ha messo a disposizione dei produttori italiani di eccellenze locali alcuni spazi per bancarelle. Gli espositori aderenti hanno così la possibilità di vendere i propri prodotti in un'area coperta, sicura e senza costi accessori, usufruendo di una serie di ulteriori servizi imposti dalle direttive sanitarie Covid.
Ma il promesso patto di sinergia tra Comune e proprietà per valorizzare il centro non ha mai avuto riscontro.
 
    
Aldina Vincenzi
   
    
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