Benedetto plateatico ...
   
   
Consiglio comunale post Covid acceso come ai vecchi tempi
La viabilità di via Roma, fra parcheggi da togliere e nuovi spazi da creare, richiama pubblico e attiva un confronto vero

 
16 giugno 2020

 
Plateàtico s. m.
[dal lat. mediev. plateaticum, der. del lat. platea «piazza»] (pl. -ci). – 1. Antico tributo d’origine feudale, ancora in vigore nella Repubblica di Venezia nell’età moderna, che si pagava per avere il diritto di esporre merci, in genere commestibili, sul suolo pubblico o di tener banco in piazza, o anche di occupare per altri motivi il suolo pubblico.
  
Iniziamo dalla Treccani tentando una sintesi delle puntate precedenti e due ragionamenti sul consiglio comunale di ieri sera, partecipato come difficilmente si ricorda.
Fra i provvedimenti dell'Amministrazione comunale per cercare di agevolare la ripresa economica degli esercizi pubblici c'è la liberalizzazione del diritto di plateatico a costo zero. Ossia, chi ritenga di poter trarre beneficio, sotto il profilo commerciale, dall'utilizzo gratuito di uno spazio pubblico sul quale esercitare la propria attività, può farlo gratuitamente, basta produrre una richiesta con le indicazioni di massima dell'area che si intende occupare. Di solito di fronte il negozio stesso, ma non è detto.
  
Qualcuno lo ha fatto, senza probabilmente immaginare che da lì a poco si sarebbe trovato in una situazione imbarazzante di fronte ai colleghi della sua stessa categoria.
Perché solo poco più tardi, il 28 maggio, in videoconferenza, il Comune ha reso noto quale fosse il suo progetto.
E cioè.
Per ottenere gli spazi legittimamente richiesti, concessi ed ora rientranti in un diritto acquisito, occorre utilizzare la striscia di via Roma ora impegnata dalla pista ciclabile.
E per conservare l'altrettanto diritto legittimo dei ciclisti di circolare in sicurezza si è scelto di “sfrattare” i 25 stalli disposti in modo parallelo e riassegnare quella superficie alle biciclette.
  
Scintilla sulle polveri.
Benché il centro storico di Roncade sia dotato di circa 700 stalli che distano da via Roma meno di quanto in genere si cammini per raggiungere un negozio dal centro del parcheggio di un centro commerciale, si è subito manifestata su questo disegno una forte resistenza dovuta ad un legame, dato per certo da molti negozianti, fra la sottrazione dei 25 posti auto e una caduta dei fatturati.
 
Su questo l'unico gruppo di opposizione in Consiglio comunale – Facciamo Strada, leggi Lega – ieri, con un'interrogazione, ha chiesto chiarezza. L'argomento sarà probabilmente rinviato ad un confronto fra tutte le parti, comprendendo anche la popolazione che non gestisce negozi, però i margini di tempo sono stretti.
Chi ha ottenuto il plateatico ha ragione di esigere di poterlo utilizzare al più presto, la bella stagione dura un pugno di settimane e siamo già oltre metà giugno.
  
Che la scelta del Comune sia in sé valida o meno è una questione da valutare a posteriori.
Chi sbaglia pagherà.
Chi sbaglia perché la controparte non lo ha messo nelle condizioni di considerare proposte alternative pagherà ugualmente ma un po' meno.

Di punti fermi da tenere a mente, ad ogni modo, ne abbiamo.

Il primo riguarda il momento di enorme consenso che sta vivendo la mobilità, locale e turistica, sulle due ruote e per questo è sufficiente chiedere conferma ad un qualsiasi rivenditore di cicli. Ne discende che Roncade non può esimersi dal rendersi fruibile a questo tipo di traffico, non fosse altro che per non interrompere una rete connessa di piste ciclabili di respiro interprovinciale.
L'alternativa spesso suggerita di dirottare i cicli da via Roma al parallelo argine del Musestre non è fisicamente praticabile perché manca la larghezza minima di 2,5 metri.
L'Amministrazione comunale sostiene poi che un flusso cicloturistico allontanato dal centro storico sarebbe un controsenso in termini commerciali.
 
Il secondo argomento ha a che vedere con la molte volte segnalata inadeguatezza nei metodi di comunicazione di questa Amministrazione comunale, ereditata da un' impostazione di infallibile supponenza piantata da giunte precedenti e non più modernizzata.
Se si chiede, in questo caso al commercio, di adeguarsi alla nuova era è ipocrita, per il decisore pubblico, non comportarsi allo stesso modo.
Non abbandonare, per dirla in modo semplice, quel linguaggio tecnico-avvocatesco utilizzato nel trasmettere informazioni una tantum, belle impacchettate in disegni nitidi e dettagliati e come se tutto fosse irrimediabilmente deciso.
E' vero che ognuno fa il suo mestiere e che se si discutesse con chiunque tutti i giorni nessuna ipotesi di proposta coerente potrebbe prendere forma. Però le domande si ascoltano tutte e si risponde oggi per oggi.
  
E poi, un politico lo dovrebbe ricordare sempre, chi non sappia (non voglia, non sia in grado) guardare oltre l'equazione meno parcheggi = meno scontrini difficilmente ascolterà il teorema del “viandante lento” senza provare una insana ebollizione di liquidi biologici.
Il tema del giusto o sbagliato qui non c'entra.
La questione - assai più delicata, laboriosa e preziosa - è la disponibilità o meno di avvicinare piani di dialogo di diverso livello.
    
Roncade.it
   
    
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