Uno sporco lavoro
   
   
Vincenzi: "Però andava fatto. Con la ciclopedonale la via della lentezza è finalmente imboccata"
I roncadesi riscoprano lo spirito di comunità di un tempo,
perduto con i ritmi schizofrenici di oggi

 
10 febbraio 2020

 
E’ stato un lavoro sporco…

Ho letto con molta partecipazione gli interventi dei giorni scorsi su roncade.it relativi alla ciclabile di via Roma ed è salita, inesorabile, la voglia di dire la mia.
  
Devo dire - oh, lo dico! - che anche a me questa pista ciclabile non piace.
Io avrei preferito che fosse realizzata lungo il Musestre, in particolare.
La scelta è ricaduta sulla via principale per favorire la frequentazione di negozi e servizi, ma sembra sproporzionata, la rende ancora più disordinata. E poi, a vedere quelle strisciacce gialle in una prospettiva che pare infinita, tra gli edifici storici, inorridisco ogni volta.
Anche i rallentatori posti di recente sulla pista mi lasciano alquanto perplessa. Così come sono sistemati gridano “Evitami!”.
Insomma, sono convinta che le cose si potessero fare decisamente meglio e con più eleganza.
  
Ritengo che il nostro centro storico, pur ignominiosamente ferito dagli abomini degli anni ‘60, possa vantare ancora dei diritti. Inserire un ulteriore vuoto lungo e stretto su quel vuoto lungo e largo che era via Roma (già abbastanza caotico, nella sua profusione di parcheggi in linea od obliqui - in pratica dritti e storti) secondo me ne ha evidenziato la confusione.
In quest’ottica è già qualcosa che il Comitato per il Centro Cittadino abbia ottenuto che almeno non venisse steso uno strato di asfalto (come paventato dagli Amministratori) o di bitume colorato (come avrebbero preferito i 5 Stelle).

… ma qualcuno lo doveva pur fare

Al di là di queste considerazioni estetiche, però, trovo che l’intento dell’Amministrazione di creare una “slow street” per iniziare ad educare i cittadini ad una mobilità dolce, più che lenta, sia stato doveroso.
Da qualche parte era necessario iniziare.
Bisogna farsene una ragione, gli utenti deboli sono maggiormente esposti al rischio sicurezza in un sistema viabilistico come quello italiano (che da sempre ha privilegiato l’uso dell’auto privata) e quindi, in una società all’avanguardia, vanno tutelati.
  
Senza contare che andare in bicicletta o a piedi permette di migliorare la qualità dell’aria, la qualità della vita dei cittadini, ridurre il traffico, migliorare lo stato di salute, incrementare il commercio al dettaglio e cento altre cose.
E smentisco ufficialmente chi sostiene che la pista ciclabile sia deserta e che i dossi con le strisce siano pericolosi.
Io ci abito, in via Roma e ogni santa volta che devo far manovra con l’auto devo stare attentissima a non urtare i ciclisti. Lo stesso vale quando mi avvio verso la porta di casa. Se mi affaccio alla finestra vedo sempre gente che ci pedala, sembra anche con grande soddisfazione.
Ricordo poi che siamo in febbraio… da primavera in poi si salvi chi può. Decine e decine di ragazzi, ad ogni ora. Signore con la spesa e tanti anziani.
  
Ma sono convintissima che, anche se risultasse pressoché deserta, la ciclopedonale rappresenterebbe una scelta assolutamente giusta.
Spero ci si ricordi di quanto pericoloso fosse transitare in bici con le auto che ci accarezzavano i fianchi e che uscivano in retromarcia dai parcheggi facendoci assaporare improvvisi cardiopalma… Adesso i ciclisti sono troppo veloci? Vanno educati anche loro. Intanto facciamo un passo indietro e ricordiamoci delle macchine che, in accelerazione, su questa via ampia e dritta si lanciavano a 100 all’ora sperando in un decollo. La situazione è incontestabilmente migliorata. Finalmente ora i mezzi a motore sono obbligati a rallentare e i ciclisti pedalano protetti… I pedoni un po’ meno, spero si lavorerà su questo, anche.
  
Sì, sono convinta che siamo sulla direttiva esatta. Passo dopo passo.
La pista ciclabile lungo i portici potrebbe essere solo una prova, può essere eliminata quando si preferisce, o spostata, o migliorata e abbellita. Non c’è nulla di definitivo e io non sono un urbanista, non posso fornire soluzioni.
Essenziale è che i roncadesi riscoprano poco a poco lo spirito di comunità che apparteneva loro fino a pochi decenni fa e una socialità perduta con i ritmi schizofrenici di oggi.
Gli insuccessi dell’Arsenale ci fanno ben sperare e possono fugare qualche dubbio degli esercenti cittadini. Il nostro centro storico può essere riscoperto e vissuto in modo degno.
  
Ad maiora!
    
Aldina Vincenzi