Barbari inglesomani
   
   
Lorenzon: "Troppe inutili espressioni in inglese in giornali e tv"
Ma forse per viaggiare presto dovremo avere in tasca un dizionario cinese

 
19 maggio 2020

 
Sul Corriere della Sera di martedì 21 aprile 2120 si può leggere l'articolo di Paolo Di Stefano di cui riporto una parte.
 
Il mistero inglese (dei ministeri)
 
Tra scritto e presuntuoso. É il linguaggio ufficiale che si accompagna al Coronavirus.
Raramente rispettoso del cosiddetto "fruitore” che abbia voglia di capire che cos'è il “Data breach” annunciato nel portale Inps: “Comunicazione in merito al data breach”. Infatti l'Accademia della Crusca lo definisce “un inglesismo inopportuno e incomprensibile”. “ Violazione de dati” sarebbe meglio, anche se non così chic ha l'indiscutibile svantaggio di essere chiaro. Chissà cos'è che spinge un tg a parlare del “timing” dell'epidemia. E il governo a precisare quanti milioni andranno spesi per i “device” scolastici.
Chissà cos'è che spinge un ministero a mettere in rete un “video tutorial” su come affrontare il “lockdown” e come evitare il contagio da “droplet”. E cos'è che suggerisce a un altro ministero di lanciare lo “smart working”.

 
E segue l'articolo con cose d'altro mondo con cui scomodare in più occasioni il Prof. Francesco Sabatini presidente onorario dell'Accademia della Crusca.
 
È pur vero che le lingue sono in movimento, il mondo cambia, ma, è mai possibile che il più bel paese, e tanto invidiato, debba ricorrere così insistentemente a tali inglesismi?
Per di più con l'aiuto di troppi italiani, che già si preparano a ricordare l'anno prossimo i 700 anni dalla morte di Dante Alighieri.
Chissà dove e come saranno programmati, festeggiamenti dai “culturati” del nostro“establishment” (potere nella vita sociale e culturale); mi fanno ricordare il 7 dicembre 2013, i festeggiamenti per i 200 anni dalla nascita di Giuseppe Verdi celebrati alla scala di Milano con l'opera Lohengrin di Richard Wagner, oppure penso anche ai 500° di Leonardo da Vinci che il nostro presidente della Repubblica è andato a festeggiare in Francia.
 
Una volta c'erano un determinato numero di parole e convenzioni internazionali come: TAXI, TOILETTE, HOTEL, EXIT, eccetera che permettevano a qualsiasi cittadino una precisa e gradevole lettura e rendevano usufruibili i servizi in genere, insomma c'era un numero “chiuso” di vocaboli che si potrebbe anche allargare in giusta misura.
 
Ora in televisione, e sopratutto sulla carta stampata, troppi giornalisti danno sfogo al “loro” inglese, e sarà sempre peggio, alla faccia dello sforzo per salvare i dialetti, ormai la lingua italiana è in svendita, fonte di cultura forse hanno paura di essere retrogradi?
Insomma non è possibile che per viaggiare sia necessario avere in tasca un dizionario inglese. E speriamo che in cambio di un po' di mascherine non dovremo avere presto in tasca anche un dizionario di lingua cinese.
 
    
Dino Lorenzon
   
    
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