Io detto, tu scrivi. In silenzio e gratis
   
   
Il bando per il giornale comunale. Per l'editore zero euro
e mille obblighi

Le misteriose ragioni di un'operazione antistorica, antieconomica e sostanzialmente inutile

 
16 ottobre 2020

 
Immaginate un signore che, a corto di denaro ed affamato, ottenga da un ristoratore di poter per un giorno pranzare gratis nel suo locale. Immaginate lo stesso signore che, però, una volta all'interno, esiga di andare in cucina ed ordinare al cuoco quali piatti preparare per lui, specificando ingredienti e modi di cottura.
  
E' quello che si legge, trasferito in un altro campo, in un “Avviso di manifestazione di interesse” che il Comune di Roncade rivolge ad editori intenzionati a “realizzare, stampare e distribuire” a titolo gratuito il notiziario comunale.
Nel bando è chiaramente specificato che “nessun onere economico derivante dalla realizzazione del periodico deve ricadere sulle casse del Comune” (dunque per il Comune è gratis), che l'editore può raccogliere pubblicità “presso gli operatori economici del territorio” (cioè che l'editore deve autofinanziarsi, con il limite aggiuntivo che la pubblicità non superi il 35% dello spazio utile), che deve realizzare il giornale nella dimensione, con il numero di colori e in quantità minima indicata dal Comune (6 mila copie), che deve impegnarsi a produrne almeno tre numeri distanziati di sei mesi, con copie ben avvolte in cellophane da recapitare a mano a spese proprie casa per casa.
Soprattutto – e qui si arriva al culmine - che l'editore deve metterci solo i contenuti forniti ed approvati dal Comune.
  
Torniamo all'immagine del signore che pranza gratis ma dà ordini al cuoco.
Domanda: perché mai un editore dovrebbe accettare un “contratto Tafazzi” e infilarsi in un'impresa simile?
Se la pubblicazione di un periodico di informazione locale fosse davvero un'operazione che, grazie alla pubblicità, produce margini, perché quell'editore non realizza un giornale informativo per proprio conto, con la frequenza che preferisce?
Le notizie sarebbero comunque immediatamente disponibili – per obbligo – nel sito dell'amministrazione comunale, e nessuno gli vieterebbe né di attingerle da lì né di pubblicarne altre originate da altre fonti (associazioni, parrocchie, realtà sportive, scuole, eccetera).
E non dovrebbe interfacciarsi di continuo con assessori infastiditi dal fatto di dover scrivere articoli (la loro immancabile penitenza prenatalizia, non essendo il loro lavoro) e che cambiano idea più volte costringendo a ripetute correzioni. L'editore non dovrebbe inoltre preoccuparsi di equilibri e degli umori dei piani alti, delle fotografie da inserire o meno, di sollecitare interventi di soggetti che non hanno voglia di produrne.
 
Ipotesi: sarà mica che gli inserzionisti, alla fine, la pubblicità la comprano per mantenere prudentemente buoni rapporti con il Comune? Altrimenti, specie di questi tempi... Forse l'unico vantaggio per l'editore è dato solo da questo.
  
Però in epoca di web e di social network, di quattro smartphone e due pc medi in ogni casa, ricorrere ad un bollettino di carta e plastica da smaltire in due contenitori diversi, costoso e sempre tardivo, attraverso bandi paradossali come questo, è una scelta come minimo antistorica.
Provare piuttosto a rendere più vivace e intuitivo il sito comunale, iniziando a migliorarne il linguaggio, sarebbe senz'altro uno sforzo più ragionevole.
 
    
Roncade.it
   
    
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