Rivoluzionaria sarà la partecipazione
   
   
Baesse: "Non sarà un algoritmo a dirci come tornare
ad essere 'centro'"

L'assessore ai Lavori pubblici invita tutti a confrontarsi sulla Piazza Longa

 
7 febbraio 2020

 
Piazza longa. Storia longa?
La prima eccezionale immagine è un disegno su pergamena del 1536 (Domenico Gallo rappresenta i beni Giustinian).
Quella strada gialla non ha cambiato colore probabilmente per quasi cinquecento anni, incorniciata da due piccole scoline, mentre rincorre l’alveo del fiume (forse anticamente il Piave, poi il Musestre); probabilmente era inserita in un sistema viario centuriato di cui qualche traccia permane.
  
Nelle foto di settant’anni fa era ancora una larga strada senza particolari pavimentazioni, solcata da due scoli appena accennati che davano una caratteristica baulatura al tutto. Un prato centrale, scambio intermodale con il fiume, all’occorrenza diveniva piazza.
Straordinaria stabilità di un sistema: mia nonna, affetta da sinusite, per “cambiare aria”, andava ospite un paio di settimane presso una cugina di Quinto.
Poi siamo progrediti in un’accelerazione che ha moltiplicato i mezzi, eliminato le distanze, amplificato le offerte commerciali e modificato radicalmente il concetto di “tempo” e di “centro”. Quinto non è più una meta esotica e ci chiediamo come riuscire a garantire a via Roma di essere parte del Centro che vorremmo.
 
La soluzione che sentiamo ripetere è funzionale: far convivere, in circa 16 metri di larghezza, i parcheggi (per non penalizzare le attività commerciali), la strada a doppio senso di marcia (perché, ad oggi, sarebbe fragile una viabilità alternativa), una pista ciclabile a doppio senso (per mettere in sicurezza i cicli tradizionali e quelli ben più rapidi di nuova generazione), le aree pedonali, garantire al Mercato settimanale la mancanza di ostacoli a terra, offrire qualche plateatico e qualche panchina, rendere gli spazi adattabili a fiere e manifestazioni.
 
Ma non credo saranno le pavimentazioni e le forme ordinate della “Piazza longa” che stiamo aggiornando a garantirci di spostare il centro di gravità: per i lunghi secoli ai quali guardiamo con malinconia non c’è stato altro che un ampio e disarmante spazio in terra battuta.
Ma la vita della comunità era lì.
Nessun algoritmo e nessun indovino potranno indicarci come tornare ad essere “centro”. Le vere rivoluzioni nasceranno dalla collaborazione di tutti, da una visione comune e trasversale delle associazioni, dal coltivare la nostra Storia e aver il coraggio di ripensare il nostro modo di vivere i luoghi, superando i personalismi e i timori.
Ci hanno lasciato trecento metri di portici per discutere comodamente di nuove idee, essere positivi e propositivi.
Confrontiamoci insieme, nei prossimi mesi, non solo sull’almanacco del porfido, ma in quale modo vorremo davvero innovare questa "Storia longa”.
    
Antonio Baesse
 Assessore comunale ai Lavori pubblici