Radio, mon amour
   
   
La collezione di Paolo Fadel alla Festalpina di Ca' Tron
Dal 26 al 29 luglio il fascino delle vecchie valvole per riflettere sul presente

 
9 luglio 2019

 
Sembra impossibile, oggi, con tutta la musica e i contenuti del mondo gratuiti, in tasca nello smartphone e in streaming di qualità impeccabili, che fino a pochi decenni fa l’ascolto fosse affidato a grosse radio di legno, con valvole che si accendevano lentamente dentro il mobile, catturando segnali evanescenti partiti da antenne lontanissime e arrivati soltanto cavalcando l’etere.
  
E’ l’emozione che vuole trasmettere l’esposizione di apparecchi d’epoca, selezionati fra quelli costruiti fra il 1925 ed il 1945, che sarà allestita a Ca’ Tron nell’ambito della Festa Alpina, dal 26 al 29 luglio prossimi.
Aperta dalle 19 alle 23, domenica 28,a partire dalle 9, la rassegna di radio d’epoca della collezione dell’alpino Paolo Fadel (tutti i 700 pezzi sono conservati a villa Navagero-Erizzo, a Rovarè di San Biagio di Callalta) è la sintesi di due messaggi.
 
Il primo è che la tecnologia è un mostro fantastico ai cui progressi ci si abitua così rapidamente da perdere la memoria dei passi compiuti in precedenza.
  
Il secondo che i nostri padri e nonni per portare in casa notizie e un po’ di intrattenimento dal mondo “al di fuori” e non sentirsi isolati nei piccoli paesi erano disposti a investire la metà di uno stipendio, se non di più, per tenere in casa una scatola magica costruita, pezzo per pezzo, da un falegname e da un tecnico o una piccola officina. Un mobile al centro del salotto, certo destinatario di più cure ed attenzioni di una qualsiasi fra le dieci fra televisioni, pc e telefonini arrivati dalla Corea che ora teniamo in casa, dentro la giacca o nelle borse, e che cambiamo almeno una volta l’anno.
Riparare è un verbo uscito dal vocabolario, i contenuti multimediali che possiamo ricevere sono così tanti da non riuscire più a capire cosa sia vero e cosa sia fake, cosa sia valido e genuino e cosa un prodotto di sintesi o ricopiato. Quanti giorni durerà ancora, prima di naufragare fra migliaia di altri motivi effimeri, la canzone nuova appena ascoltata.
  
Nessuna nostalgia, per carità. Fra il 1925 ed il 1945 si stava tutti malissimo e molto peggio di ora, nonostante la propaganda radiofonica, politica o militare, non fosse così concettualmente diversa da certi modelli di disinformazione attuali.
Però un bagno un po’ critico per capire da dove veniamo, anche osservando le vecchie radio, può fare soltanto bene.  
    
Roncade.it