Ieri, in posta
   
   
Quando una raccomandata è a un metro ma non te la possono dare
La rassegnazione allo strapotere digitale è una virtù o una viltà?

 
10 agosto 2019

 
Cronaca

Mercoledì 7 agosto trovo nella cassetta della posta un avviso di giacenza di una raccomandata contenente atti giudiziari spedita dall’ufficio di Treviso “Duca D’Aosta” il 2 agosto.
Nel tagliando è scritto che il tentativo di consegna è stato fatto alle 13,28 e che potrò ritirare il documento all’ufficio postale di Roncade via Vivaldi a partire dalle 8,20 di venerdì 9 agosto.
So di cosa si tratta e prendo appuntamento con il mio avvocato per la mattina stessa di venerdì, dato che poi lui partirà per le ferie e non tornerà che a fine agosto.
 
In posta
Alle 8,20 di ieri, perciò, primo utente della giornata, ritiro il mio numerino all’ingresso e mi reco allo sportello, soddisfatto per l’assenza di coda e certo che me la caverò rapidamente. Ma sono pensieri che non si devono mai fare.
La gentile addetta legge il tagliando, digita qualcosa nel suo terminale e mi dice che c’è stato un errore. Dovrò tornare il giorno dopo perché a loro risulta che il tentativo di recapito sia avvenuto l’8 agosto e dunque, visto che occorrono minimo due giorni, prima del 10 niente busta.
 
Il tracking
A supporto della sua ricostruzione, la sportellista mi stampa un documento di “tracking”, ossia il percorso compiuto dalla lettera fra i vari uffici dalla data di spedizione in poi.
C’è scritto, effettivamente, che il tentativo di recapito è avvenuto alle 7,30 (!) del giorno 8.
Com’è che allora l’avviso di giacenza io l’avevo in mano dal pomeriggio prima?
 
 
Niente da fare, il sistema informatico dice così.
Esaurito il repertorio delle cose brutte da pronunciare solo all’interno della mente le possibilità a questo punto sono due: o me la incarto o passo alla modalità “antipatico-nonostante-io-abbia-ragione”.
 
Troppo tardi per riflettere, il mio sistema informatico ha già deciso di default. Per la seconda.
Faccio osservare che il documento appena stampato è evidentemente un falso e che dovrei andare dai carabinieri. Chiedo di parlare con il direttore.
 
La direttrice 1
Il direttore, che è una direttrice, esce dal comparto operativo e mi ascolta, precisandomi tuttavia che non è lei la responsabile delle raccomandate.
Bene, capisco. Allora mi faccia parlare con il responsabile delle raccomandate, dico.
Certo, risponde. Le do il numero.
No, replico. Gentilmente chiami lei e poi me lo passa.
Ma arriva a Treviso alle nove, dice la direttrice.
Non importa aspetto qui. Mi inchiodo. E mi siedo, nel grande silenzio semideserto-estivo dell’androne.
 
La direttrice 2
Con puntualità, occorre riconoscere, mi passano al telefono il responsabile delle raccomandate. E che è una dirigente anch’ella molto gentile, la quale mi ascolta, chiede tempo per una verifica, e mi richiama due minuti dopo al cellulare.

Il fake
Il succo è il seguente: il “tracking” uscito dalla stampante dell’ufficio postale di Roncade non ha alcun valore (nella mia fantasia immagino che ci sia, sotto la scrivania di ogni addetto agli sportelli, un tasto di emergenza per produrre documenti verosimili ma fake per cercare di neutralizzare gli utenti molesti) e quello che conta è l’avviso di giacenza.
Bene, dico, scorgendo uno spiraglio di speranza. Datemi la mia busta allora. Ditemi dov’è fisicamente che vengo a prendermela io a Treviso.
Non è a Treviso, fa notare la dirigente al telefono.
Dov’è? A Padova? Cambia nulla, ho urgenza. Vado pure a Padova.
No, risponde. E’ a Roncade.
Perfetto. Io sono qui. Datemela
No, il sistema informatico non lo permette. Le addette di Roncade non sono autorizzate.

Vertigine
Senso di vertigine.
Riepiloghiamo. La mia raccomandata è a tre metri da me, dietro la parete di armadi. Il mio avvocato sta per imbarcarsi su un volo per gli Usa. Io non posso avere il mio atto giudiziario perché il sistema informatico me lo nega?
Il digitale è diventato Dio?
Porti a cena una bella ragazza, recitate entrambi per due ore il consueto copione di brillanti banalità e quando è ora di salire a casa sua lei ti dice: il sistema informatico non vuole?
Il punto è che la ragazza puoi anche non vederla mai più (poco ma sicuro) ma le poste no. Ti tocca tenertele. Monopolio.
 
Telepatia GSM
Evidentemente i pensieri più inconfessabili a volte transitano telepaticamente anche via telefono.
La mia interlocutrice mi suggerisce di tornare a casa assicurandomi che ad una data ora della mattinata qualcuno verrà a portarmi il mio plico.
 
La funzionaria
Così avviene. Una funzionaria esterna all’ufficio di Roncade, partita da Treviso ed autorizzata a forzare il bugiardo sistema informatico, ottiene di farsi consegnare il documento da via Vivaldi e me lo recapita. Fornendomi anche una descrizione dettagliata della struttura postale attuale, rispondendo ad ogni mia domanda e chiarendomi parecchio le idee. In estrema sintesi, le poste con il portalettere dotato di ciclomotore proprio, che arriva tutti i giorni spaccando il minuto, è un’immagine che si può studiare come l’uomo di Neanderthal.
Come il catalogo del Postal Market, come le cartoline dalle spiagge.
 
Morale
Di morali ce ne sono tante, ognuno elabori la propria. C’è un festival di intrecci possibili fra aspetti umano-professionali e burocratico-digitali.
 
Il virus
Chiudo ringraziando per la disponibilità di tutte le mie interlocutrici di ieri e scusandomi per eventuali eccessi della mia modalità “antipatico-nonostante-io-avessi-ragione”.
Immagino come debba essere entrare tutti i giorni in un ufficio per svolgere uno fra i mestieri più noiosi ed esigenti di pazienza al mondo, sperando che i casi come il mio siano i meno numerosi possibile.
Però mi chiedo anche se la rassegnazione – nostra e di chi sta dietro gli sportelli - sia una vera virtù o piuttosto il virus più silenzioso che fa ammalare un po’ alla volta ogni sistema complesso. E se non sia perciò anche colpa nostra, del nostro limitarci a brontolare soltanto mentre si sta in coda, se le cose non migliorano.
 
    
Gianni Favero