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MAYDAY

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Grande Guerra mi hai stufato
  

 5 novembre 2018


Oggi è il 5 novembre.
Ho aspettato.
Rispettato e aspettato.
Adesso che il Centenario è passato posso dirlo.
La Grande Guerra mi ha solennemente stufato.
 
Due o tre convegni, celebrazioni, dibattiti in un anno, per tre anni, ci possono stare.
Doverne scrivere cinque volte al mese per trentasei mesi è insopportabile.
Le parole finiscono subito.
  
Mi sono stancato di generali impettiti e stramedagliati che fanno rimbombare a loop gli stessi concetti.
Di alzabandiere.
Di mestissimi canti alpini con capitani della compagnia che stanno morendo e poi devono essere fatti a pezzi.
Di lettere dal fronte di disgraziati che quando ne hai lette trenta anche quelle poi si ripetono.
  
La Leggenda del Piave e Montegrappa tu sei la mia Patria le ho ascoltate più volte che i Righeira nell’estate del 1983.
Le carte geografiche delle dolomiti sono state martoriate per tre anni da linee scure ad indicare trincee, fronti, movimenti di truppe e di combattimenti.

Cosa ci facessero dei preti in trincea me lo sono chiesto inutilmente fino allo sfinimento.
Molto più chiaro e genuino cosa ci facessero squadre di giovani e lievi ragazze nelle retrovie.
  
C’è stata una guerra, cento anni fa. Qualcuno ha vinto qualcuno ha perso.
Temporaneamente.
Sempre che questi verbi, parlando di una guerra, abbiano senso.
 
Mi sono stufato trentacinque mesi fa, Grande Guerra.
Est modus in rebus, occorre misura.
Fra cent’anni non scriverò una riga.
  
Fine.

Gianni Favero