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La guerra dolce di Piero
  

 22 aprile 2018


Voglio rendere omaggio a Piero Daniel, che se n'è andato il 19 aprile, pochi giorni prima di una data, il 25 aprile, che per lui aveva un'importanza enorme.
Voglio rendergli omaggio ed esprimergli una gratitudine che, come purtroppo spesso accade con le persone amiche che scompaiono, sarebbe stato meglio manifestare personalmente quando si era in tempo. Piero mi ha permesso di percorrere una esperienza entusiasmante fra il 2001 ed il 2003 quando, colto dalla curiosità di chiarire la strana combinazione di due lapidi dedicate allo stesso caduto della Resistenza, Ugo Rusalen, a Roncade e a Motta di Livenza, iniziai una piccola personale indagine.
I documenti non sono molti e sono poco organizzati. Capire la ragione per cui un ragazzo (Ugo aveva 22 anni) che abitava a 35 chilometri da qui sia stato giustiziato dalle Brigate Nere, il 22 novembre 1944, a Roncade era un rebus.
Documenti pochi, dicevo, ma non essendo uno storico andai a cercare le testimonianze di persone ancora in vita.
A individuarle, contattarle e procurarmi un appuntamento, una dopo l'altra, fu Piero Daniel.
Riuscii a produrre una ricostruzione di come Roncade si attivò per la Liberazione dai Nazifascisti che restituì l'immagine di un coraggio e di una forza morale di questa città insospettabili. Ripeto, fu entusiasmante.
  
Così come fu doloroso, incomprensibile e ad oggi, almeno per me, imperdonabile, lo sfregio alla memoria compiuto dall'amministrazione di Simonetta Rubinato quando, nel restaurare il monumento ai caduti per la ricorrenza del 4 novembre 2006, mescolò in puro ordine alfabetico i caduti di entrambe le parti, Partigiani con Repubblichini. Tutti nomi che nel libro derivante dalla ricostruzione che Piero e io avevamo condotto, "Inesorabile piombo nemico", erano chiarissimamente e incontestabilmente assegnati all'una o all'altra parte.
 
   
Una riparazione avvenne solo sei mesi più tardi. Ma io vissi la vicenda come uno schiaffo e una specie di mancato riconoscimento della fatica fatta. Piero intrecciò per giorni rabbia e dolore, e non ultimo per la incongruenza nei gesti di un sindaco fra la distribuzione annuale della Costituzione ai ragazzi delle scuole e uno sbaglio così profondo e ad oggi ancora privo di un perché, oltre che di scuse.
   
Ma torniamo a Piero. Uomo mite e di enorme onestà intellettuale, antifascista ma senza farne una questione di parte perché di splendida indugenza anche verso quelli che stavano dalla parte sbagliata. Spesso perché li conosceva direttamente e sapeva perciò guardarli prima di tutto come uomini. A volte fragili, oppure inconsapevoli o ricattati, mai come nemici o criminali tout court.
Fermarsi e riflettere prima di sparare a zero, anche queste sono lezioni di Resistenza.
  
Al mio tardivo grazie aggiungo l'auspicio che l'Anpi, comune associazione di appartenenza, di Piero Daniel tenga opportunamente conto.

Gianni Favero


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