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Io l'avevo detto
  

 6 ottobre 2017


Io l’avevo detto.
Genera sempre una povera simpatia istintiva colui il quale, di fronte ad un progetto che non ha funzionato bene, declami di fronte a chi da quel malfunzionamento abbia ricevuto un danno un bel “Io l’avevo detto. Purtroppo non sono stato ascoltato”.
Nella cassetta degli attrezzi del politico, soprattutto, questa leva non manca mai.
Di solito, è cosa nota, è uno strumento dialettico che usano gli incapaci.
  
Quello che fa arrabbiare, però, è quando a comportarsi in questo modo sia un soggetto di grande cultura ed esperienza, cioè una persona che, se davvero avesse espresso la sua opinione in tempo utile, avrebbe quasi certamente arricchito il progetto in discussione di elementi di grande valore.
Avrebbe magari intuito storture originarie di cui altri, per inesperienza o altri limiti intellettuali, non si sono accorti.
Avrebbe contribuito a contenere perdite di tempo, riunioni inutili, ricerche di soluzioni che nella sua mente, invece, sono a portata di mano.
Ma il progetto - per fare un esempio, il rifacimento di una importante via cittadina - a volte ha purtroppo il grosso difetto di essere stato concepito e proposto da un avversario politico.
Se funzionasse a dovere, cioè, il generoso contributo dato alla sua realizzazione si tramuterebbe in un consenso per colui che potrebbe facilmente essere un concorrente alle prossime elezioni.
Perciò, quasi quasi, è meglio sperare che quel progetto vada male, anche se c'è molta gente comune che lo sta aspettando, e poter dire al momento buono “io l’avevo detto che così non andava”.
 
Ecco.
Mi fa arrabbiare e mi deprime che persone da me sempre considerate dal pensiero raffinato e nobile scivolino nella dozzinale pratica dell’ “io l’avevo detto” propria dei politicanti incapaci o indolenti e demotivati.

Gianni Favero


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