| Il prossimo 31
marzo chiuderà un'altra stalla e a Roncade non ne rimarranno che quattro. I 100 quintali
di latte al giorno della metà del secolo scorso oggi sono diventati a malapena 30 e
comunque il business non sta più in piedi perchè per rendere ragionevoli i bilanci di
un'azienda occorrerebbe che il prezzo fosse almeno di 50 centesimi a litro, mentre il
valore pagato non supera i 39. Effetto, sostengono gli addetti ai lavori, soprtattutto
delle massicce importazioni di latte dai paesi dell'Est, circa il 50% del totale, a prezzi
sensibilmente minori. La denuncia è di uno
degli ultimi roncadesi del settore a resistere, Gino Rigato, che per delineare il quadro
fa un esempio. Nel 1986 ricorda il latte ci veniva pagato 850 lire al
litro. Considerando il cambio lira-euro ed il fatto che da allora sono trascorsi 25
anni è chiaro che è molto più di adesso.
E' vero che in altri paesi della Ue ai produttori vengono riconosciuti compensi anche
inferiori a quelli italiani, ma, sottolinea ancora l'allevatore roncadese, qui ci
sono costi burocratici e norme sulla gestione dei reflui animali più pesanti che
altrove.
Dunque?
La dinamica del mercato del latte è chiaramente un tema di livello nazionale se non
europeo, e il caso roncadese si inserisce a pieno titolo in uno scenario non diverso da
molti altri. Le considerazioni che ci sono possibili vanno piuttosto compiute sulla
transizione di questo territorio dall'economia agricola di cinquant'anni fa a modelli che
oggi non sono affatto chiari. Non c'è un solo segmento del sistema produttivo o dei
servizi sul quale non interferiscano tutte le incognite della globalizzazione e per il
quale, perciò, le certezze per il futuro non siano di corto respiro. In simili contesti
anche le pianificazioni a livello locale rischiano di diventare strumenti che, pure se
attivati in tempo, arrivano in ritardo rispetto alle trasformazioni socio-economiche nel
frattempo intervenute.
Il caso del latte, in conclusione, è solo una delle molte
spie per i futuri gestori della politica territoriale. Servirà una classe dirigente che
dovrà essere fluida e rapida, intuitiva e preveggente, con la capacità, cioè, di
formulare a cadenza quotidiana ipotesi su cosa accadrà l'indomani. Mai tranquilla, mai
appagata, la sera, soltanto per aver diligentemente portato a termine l'ordinaria
amministrazione della giornata.
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