30 dicembre 2011.
È morto Don Guerrino Santi, alletà di 91 anni, già parroco di Biancade per quasi
33 anni. La morte lo ha colto mentre lo stavano imboccando per il pranzo ed è spirato
senza alcuna sofferenza; ormai da qualche anno non era più autosufficiente e non
possedeva appieno le facoltà mentali.
Don Guerrino è stato uno dei tre parroci di Biancade del Novecento: è giunto in
parrocchia nel 1967 e ne ha lasciato la guida alla fine del millennio (1999), continuando
a risiedere in paese.
Personalità forte, capace di ispirare grande simpatia, senza rinunciare a essere tenace
nel difendere le proprie opinioni, ha assunto nel paese di Biancade un ruolo
significativo, oltre che nel campo pastorale che gli era proprio, anche nel settore
civico.
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5 marzo
1967. Don Guerrino Santi prende possesso della parrocchia di Biancade |
Quando arrivò, proveniente da Mogliano
Veneto dove come cappellano per 14 anni era stato in contatto con una realtà di ben
diversa natura, come poteva essere quella di una città molto vivace sotto tutti i punti
di vista e con dei cittadini di notevole levatura intellettuale ed economica, quel giovane
parroco rappresentò per la frazione roncadese la modernità; portò in paese unaria
nuova, aperta alle innovazioni. Nella piccola località di Biancade, ormai dotata di un
buon apparato di piccole industrie in fase allora di forte espansione, ma dove allo stesso
tempo permaneva una mentalità ancora di tipo rurale, le sue prime iniziative furono
dirompenti e avvennero nello sconcerto e con lopposizione di non poche di quelle
anziane personalità che in passato avevano affiancato il vecchio parroco don Antonio
Piva, uomo e prete daltri tempi, oltre che rigoroso nel suo atteggiarsi.
La canonica era stata fino allora un luogo quasi inaccessibile, nel quale si entrava solo
in poche circostanze dellanno o per le normali relazioni che i parrocchiani dovevano
intrattenere con il loro parroco e questo era reso visibile anche fisicamente dalla
recinzione di alte siepi di bosso che perimetravano la casa del parroco e le davano un
senso di ieraticità che intimoriva chi non aveva dimestichezza con il luogo.
Una decisione dirompente presa da Don Guerrino fu di fare
immediatamente sradicare tutte le siepi che isolavano ledificio presbiterale. Il
disappunto delle generazioni più anziane fu notevole e spinse alcuni a protestare presso
il vescovo, aggiungendo nelle loro missive altri motivi di dissenso sullimpronta
pastorale del nuovo parroco. Tra loro qualche vecchio fabbriciere del tutto refrattario
verso i tempi nuovi. Per noi più giovani invece quella decisione fu emblematica e
significava apertura, mentalità nuova, vicinanza tra parrocchiani e pastore; era il tempo
della prima attuazione del Concilio e don Guerrino è effettivamente stato per Biancade il
parroco che ha dato attuazione locale allo spirito conciliare.
Le novità portate dal prete quarantenne si susseguirono
velocemente: organizzazione per la prima volta di campeggi in montagna per la gioventù;
ristrutturazione della vecchia stalla del parroco Piva per ricavare spazi oratoriali;
inserimento di nuovi giochi, perfino di un juke-box (eresia!), arrivando anche al punto di
lasciar organizzare il ballo in periodo di carnevale nella sala attigua alla canonica.
Attorno al parroco cominciò a prendere vita un consistente nucleo di giovani che si
dedicarono alle attività per la comunità, soprattutto quelle finalizzate a intrattenere
i ragazzi negli ambienti parrocchiali nei giorni festivi e nel contempo a reperire un
po di risorse economiche per finanziare la dotazione di piccole strutture o il
campeggio estivo, altra autentica novità introdotta per la prima volta da don Guerrino.
La più impegnativa tra tutte quelle attività era costituita dal cinema che ogni domenica
pomeriggio, dopo Vespero, si proiettava nel salone al pianterreno delle adiacenze
parrocchiali. Di tanto in tanto alcuni giovani si dilettavano anche a organizzare
lattività teatrale dintrattenimento, in particolare in occasione di alcune
circostanze speciali, come i festeggiamenti per i preti novelli. Lorganizzazione
della sagra di primavera divenne un altro fatto importante e molto impegnativo,
soprattutto per lorganizzazione di una pesca di beneficenza a favore delle opere
parocchiali, specie dellAsilo Infantile.
Noi più giovani percepivamo, in qualche misura, anche la
poderosa consistenza di altre problematiche, ben più impegnative, che il nuovo parroco si
trovò a risolvere, prima fra tutte quella di far proseguire i lavori del nuovo cimitero
parrocchiale, opera che richiedeva uno sforzo economico fortissimo, anche per i problemi
strutturali dovuti al sito scelto. Fu la preoccupazione più grande e talora scoraggiante
di don Guerrino Santi: limpegno finanziario era spropositato rispetto le
possibilità della parrocchia. Ma a Biancade si voleva, allora, tutto privato:
lAsilo, il campo di calcio, persino il cimitero.
In tutto ciò vedevamo un Don Guerrino risoluto, talvolta caparbio fino al punto di
dimostrare la sua irascibilità; le sue sfuriate nelle prediche della Messa del Fanciullo
da un lato cimpressionavano e dallaltro costituivano materiale per imbastire
scenette nei nostri incontri teatrali.
Come parroco egli giocò un ruolo civico non solo attraverso la ventata di novità portate
in paese, ma pure interessandosi dei casi sociali più gravi, man mano che si affacciavano
nella piccola località, soprattutto per quel che riguardava le vicende economiche delle
piccole e medie industrie del mobile. In qualche caso esercitò la sua autorevolezza per
garantire lerogazione di credito alle aziende in difficoltà.
Vi era chiara consapevolezza sullimportanza della sua
azione nel settore civile, tanto che quando lOrdinario diocesano ordinò a don
Guerrino di trasferirsi come parroco a Mirano (trovando la sua indisponibilità, al punto
che si fece ricoverare in Ospedale per accertamenti, con lintenzione di dimostrare
la sua inidoneità al gravoso incarico), una delegazione di biancadesi, in prevalenza
costituita dai consiglieri comunali DC con anche la presenza prestigiosa di Angelo
Lucatello, si recò da mons. Mistrorigo, per dissuaderlo. Ne ho un ricordo vivo, anche
perché mi recai personalmente dal segretario del vescovo a richiedere
lappuntamento.
Il consuntivo dellazione pastorale di don Guerrino Santi, complesso per natura,
dovrebbe essere ulteriormente approfondito: la catechesi, le Missioni al Popolo, la
liturgia, la seria preparazione per la predicazione, lattenzione agli ammalati e
agli anziani. Non si assoggettò alle ritualità consolidate: non andò mai a benedire le
case in periodo pasquale, un rito che ritenne superato, una specie di perdita di tempo, da
dedicare invece ad altre attenzioni.
Vi erano poi le opere parrocchiali da seguire, ammodernare
o ampliare. Basti qui ricordare impegni come ladeguamento e lampliamento in
più fasi dellAsilo Morosini, i vari interventi di manutenzione e
restauro della chiesa parrocchiale, del campanile, della canonica, il restauro dei due
oratori campestri del Beato Enrico e di SantAndrea di Riul, quello più impegnativo
della chiesa di Santa Maria di Castello, la realizzazione di un campo di calcio a fianco
della canonica, quella di un parcheggio contiguo e poi la costruzione di un grande
impianto sportivo per lattività calcistica sulla proprietà dellAsilo in via
Collalto, la definitiva ristrutturazione degli spazi contigui alla canonica come sede di
attività artistiche o sociali, la ristrutturazione della ex casa del cappellano in via
Galli (dove nel 1981 volle accogliere i profughi vietnamiti), il restauro del patrimonio
artistico della parrocchiale, limpegnativo restauro dellorgano liturgico e
quello della casa presbiterale.
Alle opere parrocchiali così ammodernate si è
accompagnato il consolidamento delle attività sociali, a partire dal Gruppo Sagra che
anima la sagra primaverile e tutte le circostanze nelle quali la comunità si ritrova
unita.
Molto altro vi sarebbe da scrivere, ripercorrendo la cronologia del trentennio e più nel
quale la guida parrocchiale è stata esercitata da don Guerrino Santi. Per chi scrive,
come per tante altre persone, è stato per una lunga fase di vita un punto di riferimento
imprescindibile, al quale si ricorreva per il consiglio, per un confronto didee,
talora dialettico, riconoscendolo non solo per il suo ruolo di parroco, ma soprattutto per
lacutezza della sua intelligenza e per la sua straordinaria preparazione politica,
maturata nei lunghi anni di attività nelle ACLI di Mogliano Veneto. Non pochi moglianesi,
anche di una certa levatura politica, parlamentari e Sindaci, hanno continuato a fargli
visita negli anni e una buona delegazione di essi era presente ai funerali.
La vasta stima che gli si riconosceva in vita è stata dimostrata con chiarezza lunedì 2
gennaio, in occasione delle esequie partecipate da un grande concorso di popolo e
celebrate dai due vescovi mons. Gardin e mons. Magnani, da una cinquantina di sacerdoti e
con il ricordo inviato dallarcivescovo di Udine e dal vescovo di Vittorio Veneto che
per anni don Guerrino ebbe come collaboratori nelle celebrazioni liturgiche di Biancade.
In definitiva, lintero Comune di Roncade deve molto a questo suo concittadino - va
ricordato che qui aveva da oltre quarantanni la sua residenza - anche sotto
laspetto civico.
La dedicazione di un luogo significativo gli sarebbe
dovuta. Semplicemente.
Ivano Sartor
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