«Mio problema è
documanto, senza documanto è un casino». Laccento è
francese e il tono è dimesso, quasi in sordina, ma Moussa, del Mali, sa bene che da quel
pezzo di carta dipende la sua sorte.
In Libia era immigrato, qui è solo richiedente protezione internazionale,
poco più di nulla.Lui e i suoi 7 compagni
africani scampati alla guerra libica ora risiedono
a Roncade e ciò che il governo italiano destina loro è amministrato quotidianamente
dalla cooperativa "Servire". Non posseggono nulla, non possono decidere nulla e,
per di più, hanno pochissime probabilità di farcela quando, il 13 dicembre, verranno
convocati dalla commissione di Gorizia che sentenzierà se concedere loro il permesso di
soggiorno per motivi umanitari e, con esso, lunica possibilità di trovare un
lavoro.
I più sospirano «Il Signore ci aiuterà,
quando sarà ora», la stessa frase fiduciosa che li ha fatti salire sui barconi. Però il
sospetto che la situazione sia durissima aleggia anche tra di loro, da quando la
cooperativa ha indetto un incontro per spiegare tutte le difficoltà del caso.
Frank e Asua (Ghana), Boubakar (Costa DAvorio, qui con due suoi concittadini di nome
Moussa, uno dei quali va a Giavera quotidianamente perché necessita di assistenza
psicologica), Sadjo e Moussa (Mali) e Amos (Burkina Faso) sono gli 8 ragazzi di colore
ospitati a Roncade. Sfoggiano abiti curati, berretti alla moda, caldi dolcevita, ma pochi
sorrisi. Sono belli, compiti e dignitosi.
Non abbiamo mai avuto problemi con i residenti, nessun episodio di intolleranza,
anzi, sono tutti gentili con noi e per questo ringraziamo i roncadesi».
Vengono impiegati
in lavori socialmente utili, chi nelle cucine del centro anziani, chi a pulire le
palestre, chi nella squadra interventi dellufficio tecnico. Lo fanno volentieri,
anche se non potranno inviare nulla del frutto del loro lavoro ai parenti lontani. Le loro
chance di permanenza in Italia sono ridotte al lumicino, sicure solo fino al prossimo
marzo. Se la commissione deciderà che non potranno rimanere, presenteranno ricorso con
lunico scopo di posticipare i tempi di un altro mese. Quindi, lespulsione.
Nel frattempo faranno tirocini di formazione e orientamento, alleneranno il loro italiano,
consolideranno le relazioni umane. Tutto potrebbe servire. «Ci danno biciclette, un posto
caldo dove stare, da mangiare e da lavarci. Non ci manca nulla a Roncade, che è una
città bellissima. Grazie mille», dicono in tono sincero e mesto.
Le istituzioni sorridono, comprensive. Tuttavia
lassessore Chiara Tullio, a nome del sindaco, alza il tiro e puntualizza che «non
ci può essere integrazione senza cooperazione internazionale» e che «bisogna saper
equilibrare gli aiuti con la sicurezza nazionale». Commenta: «Un buon input è la nomina
del ministro alla cooperazione internazionale e allintegrazione». Aggiungendo
subito dopo che «nulla è riuscito a fare in questo senso il governo Berlusconi - Bossi
(e sottolineo Bossi). In più, i veneti hanno le spalle scoperte e gli enti locali devono
arrangiarsi, perché non hanno avuto la fortuna di avere un governatore regionale che
abbia stanziato un budget per queste emergenze».
Intanto i ragazzi neri non possono che inculcarsi il
berretto in testa, alzarsi il bavero e affrontare lantipatico inverno del Nord
Italia. Tanto la primavera potrebbe essere ben peggiore.
Aldina
Vincenzi
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