Lo abbiamo perso
di vista.
Che evoluzione ha avuto il Piano Strategico per lo sviluppo economico e sostenibile
(Pases) del Comune di Roncade?In molti
ricorderanno che nel 2006 l'amministrazione comunale di Roncade lanciò un progetto di largo respiro,
ambizioso e strutturato in modo scientifico di cui si trovano i prodromi già
nell'ottobre del 2004 con un incontro
pubblico a Villa Giustinian di pianificazione territoriale.
Si trattava, in sintesi, di disegnare un progetto nelle intenzioni concertato con
gli stakeholders (un misto fra portatori di interesse e figure leader della
società) - per l'individuazione delle linee guida che avrebbero orientato lo sviluppo del
territorio.
Per guidare l'operazione fu incaricato un
docente dell'università degli studi sociali (Luiss) di Roma, Matteo Caroli, il quale si
impegnò per alcuni mesi raccogliendo questionari compilati dalla popolazione in generale
e da soggetti qualificati per redigere, alla fine, un documento con finalità
di indirizzo.
Ottantaquattro pagine, ricche di tabelle e considerazioni, che vennero rese pubbliche nel gennaio
del 2008 e che si concludono con una scala dei tempi che indicava il
realizzarsi delle azioni, articolate in cinque Assi (Sviluppo turistico,
Manifatturiero e servizi ad alta innovazione, Filiera dell'agricoltura, Qualità del
territorio, Sistema istituzioni-imprese-forze sociali), in quattro quadrimestri.
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Entro la metà del 2009, dunque, più o
meno.
Il disegno, a rileggerlo, è ampio e suggestivo.
Limitandosi al solo primo punto ma è bene consultare il documento nella sua
integrità - si parla ad esempio di promozione del sistema delle ville venete e del
turismo fluviale, di un progetto di Eco-Museo da elaborare, di un modello di
albergo diffuso da strutturare anche in collaborazione con Fondazione
Cassamarca, dell'ideazione di un festival da realizzarsi a Roncade e nei comuni
limitrofi su temi come fotografia; olimpiadi della cucina;
bioarchitettura e di un piano per l'integrazione dell'Outlet.
In riferimento al secondo asse, in materia di ricerca e innovazione, nelle premesse si
parla di un centro di ricerche molto qualificato a livello internazionale già
insediato nell'area di Ca' Tron, di potenziamento dell'area industriale e
molto altro ancora.
Dal 2006, però, i numeri dell'indagine socio-demografica condotta dallo specialista sono
sensibilmente cambiati (basta confrontarli con tabulati affini di altri centri di ricerca
locali), l'Outlet non ha alcun bisogno di essere integrato semplicemente perché non c'è
e, quando sarà realizzato, avrà probabilmente una natura molto diversa da quella
prevista, mentre il centro di ricerche di Ca' Tron nel frattempo ha chiuso.
E' anche ipotizzabile che il docente della Luiss non abbia lavorato a fini puramente
filantropici. Un costo pubblico lo ha avuto.
Perciò, a cinque anni di distanza dall'avvio
dell'iniziativa, è lecito chiederci cosa rimane di quell'operazione e quale sia l'origine
delle ragioni per cui non se n'è più sentito parlare.
Almeno a livello mediatico, dimensione quest'ultima centrale se si tiene presente
che uno degli scopi dell'iniziativa era l'innesco di un virtuoso percorso di
marketing territoriale. |