Non si tratta di
un'opera incompiuta perché ogni sua componente è stata realizzata, a meno di piccoli
dettagli.
Non è nemmeno un'operazione immobiliare sbagliata perché, a differenza di diversi altri
casi che per ragioni diverse hanno perso attrattività nei confronti di una potenziale
clientela, l'interesse di chi vorrebbe potervi entrare anche domani c'è tutto.Se il Roncade Outlet Gallery rimane un solido vistoso e
vuoto ai margini della Treviso-Mare è solo per una ambiguità normativa un po' troppo
complessa per essere tecnicamente spiegata in poche righe, ma sufficiente a bloccare lo
sviluppo dell'impresa attraverso il solito micidiale sistema a tenaglia Tar-Consiglio di
Stato.
Al Gruppo Basso, proprietario della struttura
concepita ormai all'inizio dello scorso decennio, come residua arma giuridica oggi rimane
solo quella di un ricorso per revocazione verso una sentenza dei giudici
amministrativi romani, i quali avrebbero di fatto contraddetto un pronunciamento della
stessa corte su un tema sostanzialmente identico.
La storia è molto articolata. Provando a mettere ordine, è il caso di ricordare che il
progetto di Outlet era stato ben presto contrastato da società concorrenti, titolari di
grandi insediamenti commerciali in comuni confinanti, con ricorsi al tribunale
amministrativo di Venezia. Le questioni sollevate erano legate all'intricata legislazione
su accorpamenti e redistribuzioni interne, tema oggi normato dalla legge regionale n.15
del 2005. Il primo round si era chiuso, per i promotori dell'Outlet roncadese, con una
sconfitta al Tar e una vittoria al Consiglio di Stato. Passano però appena un paio d'anni
e per altri ricorsi sulla stessa materia, i verdetti si capovolgono. Va bene a Venezia ma, ed è cronaca
del 2012, male a Roma. Dunque non si apre.
Intanto il Gruppo fa fronte alle opere di compensazione
pretese dall'amministrazione comunale di Roncade quale conditio sine qua non per il
rilascio delle licenze. Una pista ciclabile, un allargamento dei sottopassi veicolari nel
vicino svincolo, la creazione di un percorso protetto ed esclusivo per pedoni e ciclisti,
un ampliamento della palestra del capoluogo, un monumento ad un roncadese illustre...
Abbiamo sempre fatto tutto ciò che ci è stato chiesto dalla conferenza dei servizi
spiegano fonti della holding trevigiana e adesso siamo con un investimento
da una cinquantina di milioni completato ma inerte, che richiede manutenzione e vigilanza
e che non può ospitare nemmeno uno dei 78 negozi previsti e generare uno solo dei 500
posti di lavoro in proiezione.
Partita chiusa e persa? Niente affatto. L'inghippo
sta nelle interpretazioni di una legge regionale. Quello che stiamo cercando di fare ora
è di sensibilizzare le parti politiche e le associazioni di categoria, spiegare che la
distorsione normativa che ci blocca può dar luogo a ricorsi in qualsiasi grande
superficie di vendita. E' chiaro che un intervento del legislatore si pone ormai come più
che opportuno. A meno di voler rischiare di assistere alla paralisi di investimenti
privati ed alla perdita di occasioni di crescita economica ed occupazionale della nostra
regione.
Gianni Favero
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