| L'osservazione
sollevata con il nostro intervento
del 18 agosto scorso è stata presa in considerazione - o, almeno, il provvedimento è
stato eseguito qualche giorno dopo la pubblicazione dell'articolo - e le lapidi
pericolanti delle tombe dei religiosi all'ingresso della cappella del cimitero sono state
rimosse. Il rischio di un loro distacco con
conseguenze fisiche per il pubblico è dunque stato scongiurato. Un'azienda specializzata
nella lavorazione del marmo provvederà alle loro sostituzione e riposizionamento in
condizioni di maggiore sicurezza.
Rimane tuttavia una "distrazione"
che non è molto spiegabile. Al livello inferiore della parete di destra, per chi guarda
la chiesa, sono in bella vista le due cassette metalliche sigillate che contengono i resti
dei defunti più antichi, vale a dire quelli di don Agostino Quaggiotto, parroco di
Roncade, morto nel 1909, e del collega di Vallio, don Giuseppe Michieletto, sepolto nel
1933.
E' vero che questa non è terra di
occultismo e messe nere ma è altrettanto noto che in certi ambienti perversi esiste un
mercato fiorente di reliquie ed oggetti consacrati.
Ossa di sacerdoti, è quasi inutile sottolinearlo, rappresentano materiale di
consistente valore e certamente più raro delle ostie sottratte nelle sacrestie con una
certa frequenza anche nel trevigiano.
Basta leggere i giornali.
Con un minimo di intuizione, ed altrettanto modesto sforzo,
sarebbe stato sufficiente depositare quelle cassette all'ultimo livello, dove esistono
loculi ad oggi ancora non occupati, difficili da raggiungere e comunque tali da non
rendere tanto immediatamente visibile la potenziale e ghiotta refurtiva. Oppure bastava
custodire gli oggetti nella chiesa o, proprio in assenza di idee migliori, nella cella
mortuaria.
Nella speranza che qualcuno provveda prima che sia troppo
tardi e che, con questo, i warning cimiteriali abbiano una buona volta fine.
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