| Nel Musestre e
nel Vallio molti pesci si suicidano. I rimanenti, depressi, non hanno voglia di
accoppiarsi e perciò non si riproducono. Non
c'è altra spiegazione a leggere i dati dell'Agenzia regionale per l'ambiente del Veneto (Arpav)
sui prelievi eseguiti nei mesi scorsi, in seguito alle segnalazioni del Comune di Roncade sullo stato del
fiume.
L'alternativa, a questo punto, rimane quella di ascoltare
il parere di altri investigatori, cioè un laboratorio privato in grado di individuare
ciò che l'Agenzia regionale non ha riscontrato nel fiume e che avrebbe potuto spiegare lo
spopolamento ittico e le colorazioni anomale in alcuni punti del corso, così come
denunciato ripetutamente da pescatori e residenti.
I prelievi che l'Agenzia riferisce di aver eseguito
immediatamente a valle degli insediamenti produttivi più "sospettati" - in
astratto - causare episodi di inquinamento hanno riguardato le aziende "Tessitura
Monti", a Maserada, "De' Longhi" e "Cartiera Burgo" di Carbonera,
da dove, attraverso il "Mignagola", giunge parte delle acque che alimentano il
Musestre.
A San Biagio di Callalta è stata quindi indagata
l'attività dell'azienda agricola "La Grazia", che si occupa di allevamento di
suini.
I risultati, scrive l'Arpav, sono noti solo per i rilievi
di Maserada - del tutto normali - mentre gli altri seguiranno. Rimane il fatto, sostiene
ancora l'agenzia regionale, che per i tratti dei fiumi Mignagola e Musestre precedenti
l'ingresso nel territorio comunale di Roncade le concentrazioni di azoto nitrico, fosforo
e quant'altro sono normali e perfettamente compatibili con l'equilibrio biologico della
flora e della fauna di sempre. Idem per le analisi sul campione prelevato all'altezza di
via Roma, in centro a Roncade.
Dunque? L'assessore all'ambiente, Gilberto Daniel, ha
ripetuto più volte di non essere soddisfatto delle indagini Arpav, ai cui ricercatori
"sembra non necessario effettuare ulteriori indagini e campionamenti sui corsi
d'acqua in oggetto, a meno che non emergano ulteriori motivazioni".
Non accontenta, cioè, limitarsi alle cause ignorando la persistenza degli effetti,
come dire: cioò che ci avete chiesto lo abbiamo fatto, se i pesci muoiono non è più
affare nostro.
Il modello da seguire, a questo punto, non può essere che
analogo a quello che spessp si segue nella sanità. Se un medico del servizio pubblico
dice che il paziente sta bene, nonostante quello accusi ancora ripetuti malesseri, l'unica
strada che a quest'ultimo rimane, disponibilità economica permettendo, è quella di
rivolgersi ad uno specialista privato.
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