La quota è
simbolica ma l'adesione del gruppo editoriale multimediale tedesco Bertelsmann Digital Media
Investments (Bdmi) al prestito obbligazionario da 5 milioni lanciato lo
scorso aprile da H-Farm,
l'incubatore d'impresa nel campo di internet e dei media digitali di Riccardo Donadon, è
un grande salto di qualità.
Ne parla in questi termini lo stesso presidente della fattoria digitale di Ca'
Tron di Roncade, rivelando dunque, il primo nome dei sottoscrittori dei suoi bond, andati
esauriti nell'arco di cinque mesi.
Sugli altri c'è ancora mistero fitto. Si sa che esiste un altro colosso editoriale,
questa volta italiano, entrato nell'avventura con le stesse quote del competitor tedesco,
oltre a vari istituti di credito nazionali.Il
prestito, convertibile in azioni nel 2013, si affianca ad un aumento di capitale
pressoché parallelo per 4,5 milioni di euro nel quale figurano vari nomi di spicco
dell'imprenditoria veneta, fra cui Renzo
Rosso (Diesel) ed esponenti delle famiglie Marzotto e Riello. Nella compagine
di H-Farm, attraverso un precedente ampliamento della company, erano entrati il gruppo
televisivo T-Vision
(famiglia Panto) ed il presidente di Nice, Lauro Buoro. Nel 2006 era stato invece
l'imprenditore del calzaturiero Luigino Rossi a credere nel progetto di Donadon fino a
rilevare l'11% del capitale di allora.
Presidente, perché è così significativa la
partecipazione attiva di Bdmi al vostro progetto?
E' un rapporto che ci apre con decisione le frontiere internazionali. Loro sono
simili a noi perché, sul campo dei nuovi media, vedono dove va il mercato e cercano di
non sbagliare. La differenza è che sono almeno due anni più avanti.
In che senso?
La Germania storicamente è l'apripista su una serie di operazioni che sono state
molto importanti per il mondo intero. Quelli che erano gli embrioni di E-bay e di Facebook
sono progetti tedeschi poi acquisiti dai colossi Usa. Invece non è mai successo che gli
americani abbiano bussato alle nostre porte per acquistare idee nuove
I programmatori d'oltralpe
sono più bravi e creativi dei nostri?
Assolutamente no. Il punto è avere giovani che ci credono e chi li incoraggi. Delle
32 start up che stiamo incubando in questo momento 26 sono generate da progetti di
italiani.
Se un ragazzo ha una capacità di programmazione buona ed una adeguata visione di
ciò che il mercato potrebbe chiedere, è senz'altro in grado di creare delle
applicazioni, le famose 'apps', in meno di un mese |

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Riccardo
Donadon |
Ed è qualcosa che state verificando
nel grande pensatoio di Ca' Tron
Di continuo. E poi va tenuto presente che il mondo è radicalmente cambiato da
quando esistono gli 'App store'. Chiunque oggi può sviluppare un'applicazione e renderla
disponibile su internet, non servono più i venditori di software in dimensione fisica. La
sola Apple, negli ultimi anni, ha distribuito ai developer qualcosa come tre miliardi di
dollari
Tornando al progetto industriale di H-Farm, cosa ne
farete di tutta questa liquidità fresca?
Fino ad oggi abbiamo scommesso 11 milioni su 32 iniziative. Nei prossimi quattro
anni prevediamo investimenti per altri nove milioni di euro, provenienti sia da aumenti di
capitale e bond, sia dalla vendita delle aziende incubate. Le proiezioni ci dicono che a
Ca' Tron la popolazione dei cervelli informatici passerà dai 220 di oggi a 500 entro il
2015. E' la progressiva concretizzazione del mio sogno, cioè la creazione di un polo
tecnologico domestico che si apre ai mercati internazionali.
Gianni Favero
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