Vi racconto una
storia.
La storia di un ragazzo di 19 anni, uno dei tanti per la sua epoca lontanissima anni luce
da internet, facebook, cellulari e da tutti quegli agi e divertimenti che i giovani di
oggi hanno a disposizione, e non solo loro.
| Ettore, per gli amici polveriera,
biondino, era nato l11 febbraio del 1925, da mamma Dolcisa e papà Marino, a
Crespellano, un piccolo paesino sulla porrettana, in provincia di Bologna. Aveva studiato fino alla quinta elementare, di più la famiglia non
poteva permettersi. Meccanico. Non spiccava per nessuna dote particolare fra gli altri
della sua età.
Una mattina di fine primavera, ebbe la brillante idea, non avendo altro da fare, di
aggregarsi ai partigiani della brigata Toni Matteotti, operanti nel 1943
sullappennino tosco-emiliano.
Come partigiano ebbe vita breve. Catturato dai tedeschi, venne impiccato il 2 luglio 1944. |

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Questo è quanto riportato dai documenti
custoditi presso il Museo Virtuale della Certosa: «Catturato dai tedeschi venne appeso ad
un gancio sopra il cadavere del compagno. Resistette fiero alle torture dell'aguzzino in
divisa di SS che manovrava il cappio per fiaccare le ultime ore di vita e ritardare la
morte. Al tramonto il carnefice stanco diede lo strappo definitivo; uno sputo fu la
risposta».
Questo ragazzo, come tantissimi altri, lo considero uno dei
padri della nostra Costituzione, morto per dare a noi la possibilità di godere di un
diritto fra i tanti: il diritto di voto!
Conoscevo la storia di questo ragazzo, sentendola raccontare fin da quando ero bambino e
andavo a trovare nonno Marino e nonna Dolcisa. Sì, proprio i genitori di Ettore, mio zio!
A volte mi chiedo cosa lo abbia spinto a fare il partigiano, ben conscio dei rischi e dei
pericoli che correva, eppure lo ha fatto!
Quanti diciannovenni di oggi farebbero la sua stessa scelta, se fosse necessario?
Se avesse potuto prevedere il futuro, e sapere che domenica
e lunedì scorsi, solo a Roncade, non hanno votato in 4397, penso che non si sarebbe mai
sognato di andare a morire in montagna. Sarebbe rimasto nella sua officina a fare il
meccanico. Non avrebbe fatto disperare i suoi genitori, e io lo avrei conosciuto!
4397 persone INUTILI, i quali non servono nulla alla Nazione.
Una Nazione è come una grande famiglia che, per poter progredire ha bisogno del
contributo di tutti, nel bello e nel cattivo tempo.
Un tizio disse: non chiederti cosa può fare lo Stato per te, ma TU cosa puoi fare
per lo Stato.
Antonio Gubellini |