Vi scrivo dopo un
bel po di tempo, tempo in cui il semo del gato ha taciuto
volontariamente perche a scrivere sulle amenità, disgustose amenità, si rischia di
finire in galera per istigazioni varie, ed inoltre, francamente, nel tempo subentra una
sorte di rifiuto generalizzato alle parole, tante, e ai fatti, pochi, per evitare eruzioni
cutanee da allergia alla palude in cui ci troviamo. Meglio tacere perche i mulini non
vogliono farsi buttar giù.
Solo che ogni tanto lo spirito battagliero ritorna e allora si riprende in mano la penna
per cinque minuti.Il mondo vive un momento
tragico, difficile tra crisi economiche, crisi tecnologiche, disastri naturali e disastri
provocati dalluomo. Già qualche anno fa avevo scritto le mie sensazioni in
relazione alla condizione economica e sociale di questo pianeta dopo la caduta di tutte le
ideologie autoritarie e del fallimento di comunismo e anche del mercato libero nella sua
più selvaggia applicazione. Sono stato uno jettatore me ne rendo conto, tuttavia se non
si vuole vivere come abitanti della casa del grande fratello col cervello
proiettato alle veline, si deve guardare ai problemi reali ai quali rispondere per
migliorare le condizioni di vita degli abitanti di questo pianeta.
Ben lungi dallessere un economista, (ma visti i
risultati dei criminali soloni con lauree annesse questo non è un problema) non possiamo
non rilevare che la crisi economica mondiale è il risultato della mancanza di regole
comuni sulleconomia di mercato la quale persegue il massimo profitto e dove
lequilibrio dei prezzi serve solamente a mantenere stabile il flusso del denaro
dalle tasche di molti a quelle di pochi. Tale flusso di denaro (cartastraccia ormai
stampata da privati) si è interrotto perché le bolle speculative ben sostenute dai
sistemi bancari, da politici insulsi e da tycoon privi di scrupoli, son scoppiate fra le
mani della gente normale, non certo fra quelle di questi idioti criminali. Sono parole
forti me ne rendo conto ma mi rendo anche conto che tutti questi soggetti non sanno dove
condurre, non sanno che fare, non sanno dove metter le mani dati con i numeri che sono
colossali e che a fare poche operazioni aritmetiche anche alla casalinga basterebbero per
capire che come siamo andati avanti sino ad oggi non si può più.
Si tratta, in definitiva, del frutto avvelenato della rinuncia ai politici di questo mondo
di prendere decisioni di qualsiasi tipo, perche una volta devono essere rieletti,
unatra devono fare il piacere a questo o a quello, o perché pur onesti sono
impreparati, incerti di agire anche in maniera solitaria rispetto alla volubilità della
gente.
Quelli onesti insomma hanno paura di sbagliare e perciò
molto meglio non fare nulla e nascondersi dietro a questa o quella norma invece di
modificarla, dietro a questo o a quel funzionario comodo paravento.
Quindi in una situazione economica di questo tipo, come possiamo aspettarci decisioni
storiche, rivoluzionarie se volete. Cè chi ancora agita scheletri del secolo
scorso, qualcuno che si rifà a secessioni che ci riporterebbero al medioevo con le mura
attorno ai paeselli contadini, cè chi si scandalizza se questo o quello sventola il
tricolore, e chi ha paura dellesproprio proletario.
Un esempio e poi deciderete. In questi giorni dal povero Giappone, già scosso dal terremo
e dallo tsunami, ci giungono le terribili notizie sul destino della centrale atomica di
cui si aspetta limminente collasso con le mortali conseguenze. Cè anche li il
balletto delle cifre sui morti, sulle radiazioni, sulla sicurezza che cera o no, se
la società proprietaria ha mentito no. Già la Tepco mi pare si chiami. Società privata
che gestisce la produzione elettrica della centrale; una società che ha prodotto utili
per i proprietari e per gli azionisti e ha prodotto energia pulita e milioni, o miliardi,
di yen che definire puliti a questo punto è un eufemismo. Sono puliti soldi guadagnati se
poi alla fine siamo di fronte a disastri simili provocati o meno dalla sfortuna,
dalluomo o dalla cupidigia? E qui non centra il nucleare perché di dubbi ne ho
anche io. Già perché è inutile nasconderselo, il mondo in cui viviamo, il nostro mondo,
divora energia elettrica, il nostro benessere divora energia elettrica che nessuna fonte
ecosostenibile può coprire nemmeno fino al 50%. Insomma neppure con pannelli solari
fotovoltaici eolica ecc. ecc.. riusciremmo a liberarci da petrolio carbone o nucleare;
ridurli si, liberarcene no almeno sino a che si scopra qualcosa daltro. Insomma si
convivremo ancora per molto con inquinamento o rischi letali come il nucleare per
mantenere il nostro livello di vita, perché nessuno al mondo è disposto a ridurre del
50% il proprio tenore di vita. Nessuno.
E allora mi permetto di fare una piccola provocazione. Se i
rischi, di un tipo o dellaltro, sono latenti, inevitabili sebbene limitati al
massimo (mettiamo anche al 99% come per la centrale giapponese) esistono sempre, e se i
danni provocati da eventuali incidenti sono così gravi per popolazioni (decine di
migliaia in un colpo solo oppure nel corso di un secolo), perché? Perchè i guadagni, gli
utili, devono finire nelle tasche di pochi? Non vi sembri cosa da poco perché
ammettere che ciò non sia giusto significa ammettere che il libero mercato non può
disporre delle risorse naturali del mondo per produrre i propri profitti quando i beni in
gioco si chiamano acqua, petrolio, gas, energia atomica ed ogni altra componente
necessaria al funzionamento e allutilizzo per i bisogni primari dei cittadini su cui
poi potrebbero ricadere disgrazie casuali. Anche il cittadino potrebbe
pretendere dunque di rischiare in proprio con una gestione pubblica delle risorse
piuttosto che rischiare mentre le società imprenditoriali mettono da parte i denari.
Acqua ed energia elettrica, fogne, telefonia, viabilità, sanità, scuola ecc. non possono
essere espropriate alle popolazioni perché quando su queste componenti si inseriscono le
necessità della speculazione economica, allora vengono persi di vista gli obbiettivi
primari che non sono la produzione di utili ma la produzione di benessere dei cittadini
stessi. Il mercato si occupi di altro ma ciò di cui si vive non può essere oggetto di
speculazione come lacqua.
Prima il cittadino e poi i soldi e questo i nostri politici non vogliono capirlo. Un morto
quanti punti di borsa vale?
Con rispetto alle popolazioni del Giappone e con affetto al compleanno di questo nostro
Paese così maltrattato.
Viva lItalia.
Viva il Mondo
Paolo Gatto |