Non ne abbiamo
parlato prima per non dare ulteriore pubblicità ad un'impresa commerciale che non ha
alcuno scrupolo nell'occupare spazi privati e sacri per pompare sul proprio business.
Le fotografie qui sotto sono di venerdì scorso, 21 ottobre.
E' vero che un po' alla volta gli ipermercati, più che le chiese, stanno
diventando consolidati luoghi di rituale frequentazione festiva.
Da qui a sfruttare - senza peraltro chiedere permesso - le aree parrocchiali per
azioni di proselitismo pagano, però, ce ne passa.
Così come sembra paradossale che l'
appendere una locandina in formato A4 in un qualsiasi luogo pubblico comporti l'obbligo di
pagare, giustamente, una tassa di affissione mentre deturpare la prospettiva data da una
chiesa del '700 ed una villa del '500 con metri quadrati di manifesto pubblicitario sia
legale e gratuito.
Interpellato in materia, l'incolpevole parroco spiega di
non aver avuto dal conducente la benché minima richiesta di ospitalità su uno spazio che
di fatto è casa sua.
E' il solito che va a mangiare nella trattoria di fronte, ha detto.
Un pasto lungo, di almeno due ore. Una pausa pranzo che coincide con l'orario di lavoro,
dato che il lavoro consiste nel parcheggiare la vela e lasciarla lì.
Del resto, quando si chiude un occhio per
molto tempo su veicoli in sosta in luoghi impropri (le altre vetture fotografate non sono
più belle, paesaggisticamente parlando. Sono solo più piccole), si rischia
inevitabilmente la degenerazione. C'è poi da chiedersi perché si dovrebbero investire
tanti soldi sul restauro e sulla conservazione di una chiesa quando basta il parcheggio
predatorio e impunito di un poveretto qualsiasi a stravolgere il quadro.
La regola è sempre quella: quando non c'è educazione alla
bellezza la libertà apre i varchi all'indecenza.
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