Le
frequentazioni letterarie di un territorio sono esse stesse storia di quella terra e
memoria per la gente che vi abita. A titolo esemplificativo, potremmo scomodare perfino
Dante, al quale la città di Treviso sempre si richiama per quel suo Dove Sile e Cagnan
saccompagna.
E così è anche per Roncade, nella sua
proporzionata realtà minore; geograficamente più contenuta, ma antropologicamente degna
di ogni altro livello superiore. Ecco alcuni tra i più importanti e noti scrittori
antichi e moderni che, senza tanto sforzo compilatorio, vengono istantaneamente alla
memoria come autori di semplici citazioni letterarie di Roncade o daltre località
del territorio, quando non addirittura di brani più completi: Carlo Goldoni, Ernest
Hemingway, Julien Green, Gabriele DAnnunzio, Giovanni Comisso, Giuseppe Berto.
Qualche altro nome ci sarà ancora... e tornerà alla mente.
Su di essi potremmo dilungarci e approfondire;
ma non è questa la sede, né la volontà che sottende questa mia nota di sapore estivo.
Il movente è la segnalazione dun giovane scrittore ormai noto alla vasta
platea dei lettori italiani, un autore legato biograficamente alla terra roncadese e più
precisamente al paese di Biancade, un autore che ha onorato la località delle sue
ascendenze materne pubblicando un brano intitolato Incontro
con Dio e con i miei morti a Biancade. |
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Si tratta dello scrittore
veneziano Tiziano Scarpa, vincitore del premio Strega 2009 con il suo Stabat Mater e che
nei giorni passati abbiamo visto sui giornali e nei telegiornali in veste di presidente di
diritto delledizione 2010 dello stesso Strega.
Dellincontro di Tiziano Scarpa con Dio e con i familiari morti e sepolti nel
cimitero di Biancade posso ritenermi, assieme ad altri, linconsapevole promotore,
poiché tutto in quel suo racconto coincide con una particolare circostanza culturale che
a suo tempo ho voluto venisse promossa a Roncade, presso il ristorante Ai
Galli, in uno dei felicissimi quanto fortunatissimi appuntamenti ciclici dei Sabati
Letterari che si tenevano a Roncade quando avevo come mio assessore alla Cultura il mai
abbastanza rimpianto Giacomo-Toni Buldo.
Volli che Toni e la Enza, bibliotecaria di risorse intellettuali preziose quanto
elevate e perciò stesso poco compresa dalle persone inadeguate, facessero conoscere ai
roncadesi la penna del giovane Scarpa, autore al tempo quasi quarantenne, emergente, che
pubblicava con case editrici nazionali come Einaudi, Feltrinelli o Paravia e che era
diventato popolare, tra laltro, per il suo Venezia è un pesce.
E non era uno sfizio personale o una
curiosità di nicchia. Conoscevo, infatti, il vissuto giovanile di Scarpa; lautore
stesso, in un certo senso, laveva fatto conoscere dalle pagine patinate di Soprattutto,
supplemento a Il Gazzettino del 3 settembre 1999, con un brano che vale la pena di
rileggere e che mi fece quasi trasalire quando con distrazione e per puro caso lo sbirciai
al bar, per la citazione che «su Biancade esiste un bel libro di Ivano Sartor, Biancade
documentata».
Sabato 22 febbraio 2003 fu una sorpresa per
tutti: lincontro letterario, per nulla segnalato dalle testate trevigiane, che in
genere non sono in grado di distinguere la gerarchia degli eventi locali e spesso
finiscono col dare la priorità alle notizie meno importanti, fu un successo inatteso, con
un salone gremito di circa centocinquanta persone provenienti da un largo raggio
territoriale, da Treviso, da Preganziol, da Resana... Levento culturale si concluse
con il dovere dospitalità, intrattenendo Tiziano Scarpa a cena, occasione di
confidenze sui suoi esordi letterari: tra i primi libri da lui apprezzati cera stato
appunto il mio Biancade documentata, opera prima del 1977 e poi «ti pensavo un vecchio
con la barba e devo ricredermi, ma a quanti anni hai scritto il tuo volume?» e così via.
Tra le varie cose, Tiziano Scarpa ricordava
una testimonianza riportatagli della vecchia nonna, secondo la quale Giovanni Comisso da
bambino veniva spesso a Biancade, a trovare gli Onor, che avevano la casa in centro, di
fronte al forno De Vidi, nelledificio che poi è divenuto proprietà della famiglia
di Aldo Cattarin. La notizia pare veramente credibile, in quanto la nonna si dichiarava
ben sicura di quanto diceva ed aggiungeva che lei stessa giocava con la Giovannina, la
sorella dello scrittore trevigiano.
Tiziano Scarpa mi ha svelato anche
unaltra curiosità locale: lesistenza di una giovane scrittrice biancadese che
pubblica nientemeno che con la casa editrice Einaudi! È tale Milena Fiotti, autrice
dun racconto comparso nella raccolta delleditrice torinese
Anticorpi. In realtà chiosava con arguzia Tiziano Scarpa si
tratta di un racconto suo, che con questo stratagemma dovette compiacere lesigenza
di far comparire nella raccolta anche qualche firma al femminile; il travisamento
didentità è stato perfino corredato da una foto della fantomatica Milena Fiotti,
in realtà quella di una sua amica, del tutto estranea al testo.
Poi, ultimata la piacevole serata, tutti a
casa e Scarpa alloggiato al residence Villa Selvatico, a metà strada tra
Roncade e Biancade. Qui si aggancia il racconto biografico di Scarpa sopra richiamato: la
domenica mattina prima di tornarsene a Venezia egli va a piedi fino al cimitero di
Biancade, dove riposano in pace i nonni materni e gli zii. E da quellesperienza
intima, grave e gonfia di ricordi sofferti nasce il brano che ora possiamo leggere,
scritto con gli a capo casuali imposti dal risicato spazio della carta che aveva scovato
in tasca, ma che dicono tanto tanto sulla discontinuità dei sentimenti che la morte prima
o poi ci impone. E quei sentimenti li posso comprendere bene: di suo zio Ernesto
tragicamente scomparso ero amico, con lui condividevo limpegno sociale e politico e,
dalla mia bicicletta, un po aggrappato alla ringhiera dellorto e appoggiando
il piede al muretto di calcestruzzo, sono stato lì fermo a discutere e discutere di
politica e di società tante volte, mentre lui, in canottiera, continuava a compulsare il
suo orto.
Lautore stesso, dopo aver pubblicato il brano in AA. VV., Il truffatore, No Repply
2004, ne ha dato ampia divulgazione sul sito Internet nazioneindiana.it;
me lo segnalò per primo il padre di Tiziano, quando a Venezia venne ad ascoltare la
conferenza di presentazione degli atti del convegno su Riccardo Selvatico tenuta
allAteneo Veneto (e anche quella serata meriterà un ricordo scritto, per quanto lì
mi ha raccontato Joe Tilson, un grande artista inglese della Pop Art che vive a Venezia e
che frequenta pure lui Roncade). Il racconto di Scarpa è stato poi ripubblicato anche nel
suo Batticuore fuorilegge (Fanucci editore, Roma 2006, pp. 54-63); in questultima
opera compare (pp. 151-153) anche una poesia dedicata alla morte angosciata dello zio
Ernesto.
Insomma, Biancade entra alla grande nella
prosa e nella lirica di Tiziano Scarpa, proprio come centra con la sua vita; in ogni
caso, al di là dei ricordi personali e dei riferimenti specifici al nostro territorio, il
fatto rilevante è che ora ci rimane un racconto breve di Tiziano Scarpa ambientato e
intitolato a Biancade. È un dono importante, che resta per il futuro.
Lo si allega e soprattutto lo si legga.
Ivano Sartor |