Non
più soltanto una storia di gelosie e di passioni.
Sullo scenario della morte di Sandra
Casagrande, il 29 gennaio del 1991, e del suicidio non del tutto convincente
del marito, Luciano Vio, il 1 dicembre del 1980 entra un fascio di luce nera connesso ad
ambienti per lo meno contigui alla criminalità organizzata che in quegli anni martoriava
il Veneto.
Memorie rese oggi da persone estranee
allinchiesta mettono in discussione le interpretazioni che hanno sempre attribuito
lomicidio della pasticcera alla follia di un amante respinto ed il precedente
annegamento nel Sile del marito alla sua paura di perdere Sandra, intenzionata a
divorziare.
I nuovi racconti propongono il piano dellusura e introducono sullo sfondo un terzo
misterioso decesso per cause violente.
| Il giorno prima di essere inghiottito dalle
acque del Sile, a Casale, secondo una testimonianza molto lucida, Vio si sarebbe recato in
un locale pubblico di Quarto dAltino a chiede un prestito di 30 milioni di lire. A riferirlo a persone vicine al deceduto sarebbe stato lo stesso
gestore, in precedenza coinvolto in inchieste per reati patrimoniali ed estorsione. |

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Perché Vio abbia chiesto con urgenza quel
denaro non è noto e non si sa neppure se gli abbiano detto di si.
Il giorno successivo, cioè quello della sua scomparsa, Vio avrebbe pranzato con un
conoscente, che lo descrive come non particolarmente preoccupato, in un
ristorante di Casale, dicendo che poi si sarebbe recato a cercare una sorella che abitava
in quel comune.
Il giorno dopo, però, fu ripescato dai sub con i polsi legati dal filo di ferro. Luciano
Vio era un nuotatore straordinario, a Roncade se lo ricordano quando, negli anni 60,
batteva tutti nelle gare estive nel Musestre. In casa aveva anche una pistola legalmente
detenuta. Affogarsi appare quindi il modo più anomalo di togliersi la vita.
Tornando al barista di Quarto, negli stessi
anni è documentato il domicilio coatto sopra il suo locale di un pregiudicato, milanese
ma originario di Roncade, trovato ad un certo punto ucciso nel baule di unautomobile
data alle fiamme. Una vettura intestata ad una donna che frequentava in quegli anni, molto
amica di Sandra Casagrande. Quando i carabinieri mi cercarono, dopo la morte di
Sandra racconta mi chiesero se vi potesse essere una relazione fra i due
episodi, sostenendo che io fossi la fidanzata del malvivente ucciso. Ma così non è. Lui
mi cercava in continuazione, in modo assillante, mi pedinava e io non conoscevo il suo
passato. Se uscivo con lui era solo per la paura che mi faceva. Perché sia morto in quel
modo nessuno me lha mai spiegato. |