| Seguo con
curiosità le vicende della progettata TAV Venezia-Trieste. Sia le diverse forze politiche
che le associazioni imprenditoriali concordano sulla sua indispensabile realizzazione. Alcune caratteristiche di questopera sono:
è inserita nel progetto europeo del corridoio 5 (Lisbona-Kiev)
una linea AV/AC deve unire velocemente centri distanti tra loro almeno 100-150 Km.
R.F.I. (acronimo di rete ferroviaria italiana, società del gruppo Ferrovie dello Stato,
deputata alla costruzione di nuove linee ed alla efficienza e manutenzione di quelle
esistenti) ancora nel 2004 aveva studiato un progetto di affiancamento
allautostrada, così come realizzato per altre linee AV Italiane.
La Regione Veneto nel 2006 ha richiesto lo studio di un tracciato più a sud (costo del
progetto 3 milioni di euro)
Il costo della TAV dovrebbe aggirarsi sui 5 miliardi di euro, dei quali il 20% finanziati
dalla UE, i restanti 4 miliardi a carico dello Stato Italiano.
Considerando tempi di progettazione esecutiva, ma soprattutto reperimento dei
finanziamenti, forse è unopera che vedrà il compimento nel prossimo decennio
(cioè tra il 2020-2030).
Nel rapporto costo-benefici non ho trovato notizie circa
lincremento di viaggiatori e merci che dovrebbero utilizzare e quindi giustificare
tale grande opera. Soprattutto un programma per spostare quote di traffico dalla gomma
alla rotaia. In questo è chiaro il conflitto dinteressi con Autovie Venete che
devono finanziarsi la 3° corsia, la cui costruzione è giustificata solamente dal
traffico commerciale; preponderante quello di transito verso destinazioni fuori Nord-Est.
Più semplicemente, se non si contingenteranno i passaggi su gomma, come fa
lAustria, Stato Ue, si avrà solo un incremento del traffico su camion. Sono almeno
trentanni e più che sentiamo politici di ogni schieramento parlare di incremento
del traffico merci su rotaia o mare: i risultati sono chiari puro esercizio
dialettico.
Attualmente la linea ferroviaria Mestre-Trieste, a doppio binario, può essere esaminata
in 3 tratte distinte.
La tratta Mestre-Portogruaro di 60 km., permette una velocità massima di 150 Km/h. Nelle
24 ore circolano circa 75 treni viaggiatori (come da orario Ufficiale. Nei giorni feriali-
nei festivi sono meno), più alcuni treni merci. Pertanto una linea a doppio binario
sottoutilizzata.
La tratta Portogruaro-Monfalcone di 60 Km., presenta lansa di Latisana che riduce la
velocità, in quel tratto a 90 Km/h (da alcuni decenni cè un progetto di rettifica
della linea con una nuova stazione). Qui il traffico merci è più intenso per la presenza
dello scalo di Cervignano, ma ci sono meno treni viaggiatori. La maggior parte dei treni
merci, giunti a Portogruaro proseguono sui 52 chilometri della linea a semplice binario
verso Oderzo-Treviso, per proseguire verso Vicenza-Milano o Castelfranco-Padova Campo
Marte-Bologna.
La tratta Monfalcone-Trieste c.le (stazione di testa) di 28 Km., con diramazione a bivio
Aurisina verso il confine Sloveno, permette velocità massime di 85-100 Km/h.
Sullintera tratta circolano solo due treni internazionali notturni:
Venezia-Lubiana-Zagabria-Budaspest e ritorno. Qualche anno fa circolava un Intercity
Lubiana-Venezia e ritorno. Soppresso per scarsa frequentazione.
Sulla tratta Mestre-Trieste, attualmente, il traffico viaggiatori è soprattutto pendolare
afferente ai centri maggiori.
Queste semplici osservazioni, mi suggeriscono due domande
(alle quali sicuramente, con dati, qualcuno avrà già la risposta circa la convenienza) :
quale potrebbe essere il costo della velocizzazione per lutilizzo della linea
esistente e in quanti anni la linea verrebbe saturata dal traffico viaggiatori e merci
rendendo necessaria la costruzione di nuovi binari?
Da questo calcolo resta esclusa la tratta da Monfalcone al confine con la Slovenia che
rende necessario, senza ombra di dubbio, la costruzione ex-novo in galleria di un nuovo
tratto di linea.
Penso che per scegliere e poi eventualmente accettare unopera di così gravoso
impatto ambientale, sia importante conoscere più dati possibili. Solo così si possono
convincere le popolazioni interessate che oltre ai ritorni economici, sentono con maggiore
sensibilità anche i valori ambientali. A chi verrà dopo di noi, oltre alle terze corsie
autostradali e TAV ferroviarie, abbiamo il dovere morale (e non mancano competenze
tecniche ed intelligenze) di lasciare ambienti naturali e campestri quanto più intatti.
Cordiali saluti
Stefano
Salvian
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