Una
giornata radiosa non asciuga certe lacrime, come una chiesa capiente non riesce ad
arginare il dolore e la partecipazione. E così che ieri la parrocchiale di San
Cipriano di Roncade non ha potuto contenere le più di mille persone che hanno salutato
per lultima volta Giovanni Mazzon - per gli amici Gianni - e i suoi sedici anni.
Tanta incredulità per una morte assurda. Un ragazzo prudente, responsabile e il suo
cinquantino Piaggio scivolati venerdì pomeriggio a SantElena di Silea
sullasfalto ancora asciutto di una via Pozzetto traditrice. Il viso che sbatte su un
camion che viene dal senso opposto. Ancora qualche metro di corsa, poi la caduta.
LEnergy si ferma una decina di metri più avanti. E quasi intatto. Il casco
del ragazzo, invece, ha due aperture nette.
Lambulanza arriva prestissimo, lintervento disperato lascia ai genitori,
Giampaolo e Margherita e ai due fratelli, Mirco e Francesco, ancora qualche speranza.
La mattina dopo, invece, lencefalogramma
diventa piatto e, dopo le 12 ore canoniche, la macchina che lo tiene in vita viene spenta.
I sedici anni di Giovanni sono stati molto ben spesi, persino con la morte: Giovanni ha
donato diversi dei suoi organi e lAido ha alzato ripetutamente il suo gonfalone,
durante la celebrazione.
| In questi giorni diverse comunità piangono il
giovane studente. Boy scout (Giovanni, fino a dicembre, è stato capo squadriglia),
parrocchiani, compagni di scuola, amici del paese, ragazzi e adulti del comune. Portano
fiori sul luogo dellincidente, si danno appuntamento in via Cavinlungo per stare
vicini alla famiglia dello scomparso, lasciano messaggi disperati, rabbiosi o di speranza
su Facebook. |

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Nella sua classe preparano una
maglietta con la scritta Ciao, angelo.
Una delle testimonianze rese dopo il funerale mette in evidenza di cosera capace il
sedicenne, grande trascinatore, sempre allegro e ottimista.
Rendevi felici tutti, persino i professori, con la tua gioia e la tua voglia di
vivere ha ricordato un amico, studente dellIstituto enologico Ferletti di
Conegliano, come Giovanni.
La solennità imposta dal parroco di San
Cipriano, che non ha voluto testimonianze e intenzioni nel corso della funzione, non ha
stupito ne i cittadini della frazione, ne i concelebranti (i parroci don
Valeriano e don Francesco) abituati alla severità di don Abramo, ma ha creato qualche
perplessità che, unita allemozione e alla mancanza di un invito esplicito, ha fatto
desistere i molti che si erano preparati un saluto o un ricordo per il ragazzo.
Solo in tre ce lhanno fatta.
Unamica ha interpretato la nuova vita di Giovanni: La morte non è niente. Io
sono solo andato nella stanza accanto.
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Io sono io, voi siete voi.
Ciò che ero per voi lo sarò sempre, datemi il nome che mi avete sempre dato,
parlatemi come mi avete sempre parlato, non usate un tono diverso, non abbiate
unaria solenne o triste, continuate a ridere di ciò che ci faceva ridere insieme,
sorridete e pensate a me, pregate per me.
Io non sono lontano, sono solo dallaltro lato del cammino. |
Una professoressa ha assicurato
che i bei ricordi lasciati da Giovanni saranno custoditi con affetto da tutto
listituto Cerletti. Lamico e collega studente ha ripercorso i momenti in
cui lo attendeva pensando ad un semplice ritardo. Poi la notizia e lo sbigottimento,
divenuti subito dolore. Ma un giorno sono sicuro che ti ritroverò. Ciao,
Gianni ha concluso.
Don Abramo ha sottolineato quanto la morte, in questi casi, non sia mai contemplata e
ponga mille domande che rimangono senza risposta, ma alla rabbia e al dolore, chi ha fede
contrappone il silenzio e la preghiera.
Lenorme folla che stipava la grande
chiesa e straripava dalle sue porte, infine, ha applaudito lungamente il passaggio della
bara e ha quindi accompagnato il feretro e la famiglia al cimitero di San Cipriano, dove
la salma è stata tumulata.
Aldina Vincenzi |