| Ca' Tron va in
affitto perchè Fondazione Cassamarca deve iniziare a contare sempre di più sulle proprie
rendite piuttosto che sui dividendi di Unicredit. Ne ha parlato il presidente, Dino De Poli, nell'ambito di un piano di
ristrutturazione della società. Il che, visto che in fin dei conti funziona come una
qualsiasi altra azienda, significa che punta a ridurre i costi e a cercare di fare il
massimo con il minor numero di uomini possibile.
Il primo passo è già stato compiuto e consiste nella fusione per incorporazione delle
precedenti sei società strumentali in una sola, chiamata Teatri e Umanesimo Latino
Spa. Presidente è Gianfranco Gagliardi, già alla guida di Teatri Spa.
Il secondo, più delicato perché doloroso, benché ancora
in ipotesi, è una limatura al personale, e questo nella storia della Fondazione
avverrebbe per la prima volta.
Mica grandi cose si affretta a precisare De Poli ma non per questo da
affrontare a cuor leggero. Possiamo immaginare al massimo di alleggerirci di quattro o
cinque persone su un totale di 70. Del resto le riorganizzazioni si compiono per
evitare doppioni e condensare le funzioni nei nodi più operativi. La manovra di Ca
Spineda, dunque, è una ricerca di efficienza che lascia sotto lombrello della
holding due sole sigle. Dopo la neocostituita struttura che fa capo a Gagliardi, cioè,
rimane la Appiani Srl, società immobiliare cui spetta il compito di gestire
il business attorno agli spazi della cittadella fra la strada Ovest e il Put e che sarà
guidata da Piero Semenzato. Lingegnere, che sopravvisse la scorsa primavera nel
duello con Renato Sartor, lex segretario generale che abbandonò repentinamente e
misteriosamente i suoi storici uffici, pare infatti in procinto di lasciare la Fondazione
per assumere, appunto, lincarico di presidente della Appiani.
Per il resto, De Poli garantisce che è possibile farcela anche se, come tutto lascia
immaginare, i dividendi accordati da Unicredit al socio trevigiano rimarranno ridotti come
lo scorso anno, cioè cinque milioni contro i 25 che si era abituati a ricevere. Basta
focalizzare gli sforzi sulle attività principali, vale a dire i cartelloni teatrali e
luniversità, e far rendere gli immobili che non servono.
Vendendo, ad esempio, Ca Zenobio, con un percorso che
si presenta abbastanza agevole dato linteresse che già avrebbero diversi soggetti.
Oppure anche il complesso dellex Tribunale, sul quale ha posto gli occhi da
parecchio tempo Giuseppe Stefanel probabilmente per ricavarci un albergo. Basta che
non si metta a vendere maglioni. Nel senso che non vorrei che quel volume diventasse
commerciale.
Neanche il palazzo dellUmanesimo Latino, in questo caso da affittare, dovrà
ospitare negozi, mentre gli operatori agricoli interessati a sfruttare sempre in
locazione - gli 850 ettari della tenuta di Ca Tron, lascia intendere ancora De Poli,
avranno presto un nome.
Fatti due conti a spanne, insomma, tenendo fuori
limmobiliare, le attività gestite da Gagliardi costano qualcosa come 7/8 milioni
lanno ma ne rendono oggi circa tre. Svincolarsi dalla dipendenza da piazza Cordusio
non è affatto semplice ma, con affitti e rendite immobiliari presenti e future, non è
neppure unutopia. Se poi si riesce anche ad attenuare lesposizione finanziaria
della Fondazione, oggi pari ad una ventina di milioni, tutto di guadagnato.
Tutte considerazioni che non lasciano in ogni caso il tempo a De Poli di avvicinarsi ad
operazioni simili a quelle della fondazione cugina di Cariverona, interessata ad acquisire
quote di Banco Popolare. "Abbiamo altro a cui pensare.
Se a Verona hanno soldi da spendere facciano pure.
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