Don
Paolo Cecchetto, parroco di Musestre del 1999, a settembre lascerà la frazione roncadese
per assumere la guida di Santa Maria di Sala, nel veneziano. La notizia è stata resa nota
alcuni giorni fa e la data della partenza non è ancora stata fissata.
La parrocchia di Musestre sarà dotata di un collaboratore, don Stefano Lachin, e
parroco sarà don Valeriano Mason, leader della comunità religiosa di Roncade.
Insomma, don Paolo, è ora di partire
Bè, era previsto. Noi sacerdoti abbiamo un periodo più o meno variabile di 10 anni
che consente a tutti noi di avere la possibilità di esprimerci. Se uno potesse rimanere
in una parrocchia a tempo indeterminato e altri, invece, fossero sostituiti, si potrebbe
pensare a questioni di merito. Ma così non deve essere. Io, poi, sono qui da 11 anni,
quindi ho già sforato
I parrocchiani di Musetre come
lhanno presa?
La notizia, come ho detto, era nell'aria da un paio d'anni, non ho mai nascosto che
ero provvisorio. Pensavamo fino a qualche tempo fa che la mia sostituzione potesse essere
rimandata al prossimo anno, quando scadrà il mutuo per la ristrutturazione della casetta
accanto alla chiesa della Madonna della Salute. Ma immagino che il vescovo nuovo, mons.
Gianfranco Agostino Gardin, per non far torto a nessuno, nella raffica di spostamenti
decisi mi abbia inserito subito, dato che, per il tempo già trascorso, ero il primo della
lista. Rimanere ancora a Musestre sarebbe stato un privilegio non giustificato. I
parrocchiani si sono dimostrati intelligenti in questo. |

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Dispiace a tutti, anche perché
non sarà garantito al mio posto un sacerdote che risiede in parrocchia, ma riescono a
capire.
In che modo lha comunicata la novità?
Per il mio modo di fare non mi piace né farmi commiserare, né legare a me
le persone. Ho condiviso subito la notizia ma ho chiesto che non venisse fatta alcuna
dimostrazione, in qualche modo, di recriminazione. L'avvicendamento è scontato e viene
fatto dal vescovo con rispetto del sacerdote. Anzi, laver designato a Musestre don
Stefano Lachin, sacerdote giovane e che conosco bene, per me è un riconoscimento che il
vescovo mi fa. Ha meno di 40 anni ed è vicario parrocchiale a Santa Maria di Sala, dove
sono destinato io.
Di quella parrocchia cosa conosce?
Ho operato in precedenza tre anni a Mirano, lì vicino, quindi è un
territorio di cui ho già qualche esperienza. Geograficamente è lultima parrocchia
del versante sud occidentale della diocesi di Treviso, unarea ad alta
industrializzazione e quindi, presumo, con inevitabili problemi legati alla
disoccupazione. E una parrocchia che coincide con la località in cui ha sede il
Comune, con il quale avrò necessariamente rapporti più frequenti che qui . Avrò un
asilo da gestire, cosa che qui non ho avuto. La singolarità è che a Santa Maria di Sala
ci sono tre parrocchie, tre sotto la diocesi di Padova e due nei confini di Treviso. Una
di queste due è gestita peraltro da don Sergio Foltran, che è originario di Musestre ed
ha 72 anni.
Torniamo a Musestre. La
sua cifra caratteristica è senzaltro lenergia impiegata per accendere un
turbine di iniziative prima mai viste. Comè andata?
Diciamo che allinizio sono stati alcuni fatti contingenti a creare
delle scelte che hanno avuto risonanza sul territorio.
Ad esempio, per cominciare, la discarica prevista a Bagaggiolo. Cera già in paese
unattività di sensibilizzazione, io sono arrivato in quel preciso momento storico e
mi sono sentito di dare un contributo specifico ma anche particolare. Per due anni ho
portato, ogni giorno, un cero della Madonna della Salute nella discarica. Fino al giorno
della sentenza del Tar che ha scongiurato ogni pericolo.
Allora, al posto del capitello piccolo di legno dove portavo il cero abbiamo costruito un
capitello di pietra. Questo grazie alla generosità della signora che mi ha concesso il
terreno e dei volontari. Ne è venuta fuori una piccola chiesetta che
riproduce in miniatura la madonna della salute. Era il 2003.
Lei aveva anche organizzato una
partita di calcio fra preti e amministratori per raccogliere fondi, no?
Certo. Abbiamo vinto noi cinque a zero. E non dico altro
E poi?
Nello stesso tempo, mi cresce un alberello nella cella del campanile. Chiamo
i pompieri per toglierlo ma loro mi dicono che cè unestrema urgenza nel
mettere mano alla cella campanaria. Perciò decidiamo di restaurare campanile e soffitto
della chiesa. E stato un lavoro che ha portato via altri cinque anni. Alla fine i
volontari hanno anche stabilito di ridare il colore, dentro e fuori, alla chiesa.
Come se non bastasse
Musestre
Già. Nel 2003 don Carlo Parisotto viene trasferito da Ca Tron a Cappella di
Scorzè e la diocesi sceglie di collegare la frazione non più a Marteggia ma a Musestre.
E stato immediato assegnarla a me come parroco, per alcuni versi a Ca Tron
avevano già a che fare con Musestre, ad esempio con i bambini che frequentavano il
catechismo. Insomma, dato che le strutture erano ferme da un pezzo, abbiamo messo a posto
chiesa e tetto, in modo che alla fine del restauro ha avuto luogo, nel 2006, la
consacrazione. Prima la chiesa era soltanto benedetta.
E con la specialità di parlare ai
sordomuti?
Loro preferiscono essere chiamati sordi. Le difficoltà nel linguaggio vengono di
conseguenza. Comunque, nel 2004 mi metto a studiare il Linguaggio italiano dei segni
(Lis), una volta al mese vado a celebrare messa esprimendomi a gesti e, nelle feste più
grandi, abbiamo un contingente di menomati delludito che vengono a Musestre. Certo,
anche questo ha portato una certa originalità nel mio personaggio.
Il 2006 è anche lanno dei
bond parrocchiali
Si è presentata l'opportunità di acquistare la casa a fianco della chiesetta della
Madonna della Salute. La parrocchia ha emesso i famosi titoli, in sostanza è
stato un impegno allautotassazione di ogni famiglia per 450/500 euro da coprire in
quattro anni.
Hanno aderito 220 famiglie su 500, oltre ad altre senza impegni formali. |

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Il quorum delle cifre promesse
copriva la cifra richiesta dal proprietario, abbiamo fatto il mutuo e comprato la casa.
Poi i volontari prima lhanno imbiancata e alla fine restaurata del tutto.
Alla fine ha fatto i conti di tutti
gli investimenti sostenuti a Musestre dalla parrocchia?
Sì. Allincirca 1,5 milioni di euro in dieci anni, per la precisione 1,3 per
Musestre e 200 mila euro per Ca Tron. Tutti coperti dalla generosità delle persone.
Se le famiglie sono 700 vuol dire che ciascuna ha mediamente contribuito con più di
duemila euro. Mediamente, certo. Ma di fatto non cè quasi nessuno che non ci abbia
messo del suo. Cè gente tutta molto generosa, organizzano mercatini, lotterie...
con la raccolta di carta, ferro e nylon per i restauri sono stati raccolti dai 15 ai 20
mila euro lanno.
Sta insistendo molto sul volontariato
Il volontariato fattivo è stato determinante. In altre parrocchie magari ti danno i
soldi ma non lavorano così. Qui ci sono tanti artigiani capaci di lavori specifici. E
mentre l'artigiano fa il lavoro, la gente si sente in dovere di pagare il materiale.
E una fortuna che no so se troverò in altre parrocchie, una vera marcia in più.
Posso ricordare una persona per tutte?
Certo
Parlo di Danilo Rizzetto, uomo stimato da tutti, collaboratore da sempre con la
parrocchia, umile e generoso, che ha fatto un lavoro stupendo, quasi meglio di quello del
parroco. Ha censito ogni oggetto di proprietà della parrocchia, oggi abbiamo un archivio
storico di quasi mille schede. Ogni volta che si è fatta una manifestazione ha
collaborato, fra cui le due mostre di oggetti sacri. E stato il miglior mediatore
fra parrocchia e popolazione. E una fortuna indicibile avere un collaboratore del
genere.
Lei ha lavorato molto sul recupero di
memorie storiche. Perché?
Lorgoglio di appartenenza è fondamentale e questo va creato, dove non
cè, con la ricostruzione autentica del proprio passato. Tutto ciò che storicamente
ho potuto reperire lho condiviso, come ad esempio il timbro parrocchiale, o le
spiegazioni sul perchè Musestre sia chiesa arcipretale. Quindi le notizie sul patrono,
sui primi martiri, sugli sviluppi storici nel tempo. Aver creato questo orgoglio sulle
proprie origini ha facilitato la ricerca da parte di tutti. Ancora, quando mi hanno reso
partecipe del fatto che vicino al capitello di Bagaggiolo c'era la Crose del
bosco, una lapide a stele marmorea, ricordata da tutti gli anziani ma rimossa e
trasferita nella sua villa dal conte Giulay, ho cercato i nuovi proprietari della casa per
ottenerne la restituzione. Che è avvenuta. La Crose è tornata al suo posto e
tutti lo hanno subito saputo. Operazione simile per la lapide che copriva la tomba dei
sacerdoti, in chiesa, rimossa negli anni 60 quando furono tolte le balaustre.
Labbiamo ritrovata in una casa privata ed il proprietario ce lha donata per
essere riportata in chiesa. Così il paese si è appassionato della propria storia.
Fin qui tutto quello che ha
funzionato. E le difficoltà?
Le fatiche forse sono state determinate anche dal mio carattere. Sembro buono ma
sono orso. Il rapporto con più attriti lho avuto con il Gruppo sportivo e culturale
di Musestre (Gscm). Realtà molto in gamba, che si è sempre ritenuta del territorio ma
non espressamente della parrocchia. Quando ho investito tutti i fondi per i lavori di
restauro della chiesa, ho messi il gruppo nella condizione di scegliere di lasciare tutti
gli introiti della sagra alla parrocchia o che la sagra fosse assorbita dalla parrocchia.
E vero che hanno sempre contribuito organizzando, ad esempio, la festa degli anziani
ed altro ma io avevo bisogno di liquidità subito. Un braccio di ferro rispettoso ma lungo
che si è ricomposto del tutto solo quest'anno. Ci siamo alla fine resi conto che entrambi
lavoriamo per il bene del paese. |

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Cè qualche
male di cui socialmente soffre Musestre?
Non parlerei di mali in senso stretto. Certo, con le politiche residenziali degli
ultimi anni abbiamo avuto 150 famiglie nuove sui 500 in poco tempo, tutte o quasi in
blocchi centrali. Un quinto del paese sono persone nuove, con il vantaggio di essere
coppie giovani e quindi di portare nuovi nati. Ma non sempre è facile integrarli subito,
far loro percepire l'identità. Alcune iniziative sono state fatte in questa direzione, ad
esempio il Palio di San Ulderico, l avere creato attorno alla figura del
Santo patrono una coreografia con i costumi d'epoca medioevale. Chi ha meno risposto è
stata la parte più nuova, ma quest'anno, dopo otto anni, si sono viste persone di questo
quartiere nuovo accettare e vestirsi con i costumi d'epoca. Cè bisogno di tempo,
questo è un territorio fatto di famiglie storiche, che conservano lidentità di
paese, che conoscono vita morte e miracoli di tutti. Le nuove famiglie stentano a trovare
la loro collocazione. Man mano che i bambini entrano in età scolare, però, le cose
migliorano.
E Ca Tron? E una terra
felicemente isolata o prigioniera della propria stessa lontananza?
Ca Tron è un mondo a sé, sono tre paesi in uno. Nel 1900 c'erano 1900
abitanti, ora 450, la presenza si è ridotta allosso ma sono ancora tre parti
distinte. Quella del Burano, la parte centrale 'storica', e Bagaggiolo, che
hanno continuato a vivere come autonome. Ogni volta che si fa un'iniziativa i rispettivi
residenti si sentono di una parte o dell'altra. Hanno la particolarità, forse perchè il
territorio è agreste e bucolico, sia perchè chi esce dal territorio porta la nostalgia
dei tempi che furono, di far tornare con un colpo di telefono gli amici lontani. Per la
sagra tutte le sere si registra il pienone, per un concerto in pieno inverno abbiamo
contato 920 presenze. Una sagra con 50 collaboratori è una sagra autentica, significa che
lottava parte della popolazione contribuisce. Sono felicemente autonomi, direi
E la coabitazione con la Fondazione
Cassamarca? E vero che viene sentita come unastronave aliena indifferente al
resto del mondo?
Quel territorio, che prima era di altri, a partire dagli Armeni, è sempre stato
sentito come impossibile da sfruttare. I parrocchiani sono sempre stati lavoratori ma
nulla di più. Chi ha avuto, con la legge agraria, la casa e due campi da coltivare è
stato per un privilegio acquisito. Nessuno anche oggi si è sentito coinvolto dalla
presenza di Fondazione Cassamarca ma nessuno anche sente quel territorio come proprio al
punto da creare azioni rivendicative di qualche tipo
Perché ha detto di essere un orso?
Perché non ci sono santi. Quando ho unidea in testa posso al massimo
accettare consigli e leggere varianti. Ma nessuno me la fa cambiare
Lei è diventato in qualche modo
famoso per le molte manifestazioni pubbliche organizzate. Cè qualcosa di più
segreto, fosse pure anche a livello simbolico, per cui sente che la gente la
apprezza?
Mi vengono in mente due cose semplici. La prima è girare anche in automobile o in
bicicletta per le vie del paese. Il solo vedere che il parroco è presente fa bene alla
gente e fa bene a me. Non vado neanche in ferie, qui sto da Dio, non cè nulla che
mi stanchi o che mi opprima, non ho bisogno di pause o di periodi di riposo
La seconda?
Capisco che non tutti possono averne il tempo ma io, in occasione dei funerali, i
defunti vado sempre a prenderli a casa loro o allobitorio. Credo che per le famiglie
colpite dal lutto in certi momenti sia importante anche questo. |