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- AI MIEI VENTICINQUE IRRIVERENTI LETTORI
13 agosto
2010
Vorrei sottoporre
ai miei venticinque lettori una riflessione sulla risposta
data oggi dallamministrazione comunale ad un paio di questioni poste da un nostro
concittadino, Zeno Lorenzon.
Lorenzon, come si legge nei suoi interventi del giorno 2 agosto e 12 agosto,
esprime la sua preoccupazione per un presunto progetto di linea ferroviaria che potrebbe
attraversare Musestre e solleva delle perplessità sullutilizzo degli autovelox.
Argomenti, dunque, non personali ma che possono a pieno titolo avere un interesse
collettivo, non essendo lui lunico abitante di Musestre e lunico automobilista
del paese.
Lorenzon fa unoperazione semplicissima e comunissima. Usando un mezzo di stampa, che
per definizione esiste per dar voce anche a singoli esponenti di una comunità, si spiega
e chiede chiarimenti, rivolgendosi, anche questo con molta ovvietà, a chi amministra il
territorio in cui egli vive.
La risposta giunge solo dopo dieci giorni e attraverso un sollecito dello stesso lettore.
Il tono è lo stesso che abbiamo già visto una volta, in un caso simile, il 28 febbraio del 2009. Sembrava ci
fossimo capiti, e invece
Che dice il municipio? In sintesi: caro Lorenzon, per questa volta ti rispondo ma sappi
che se tu poni le domande a noi attraverso i media non puoi aspettarti che noi ti
prendiamo in considerazione. La prossima volta vieni qui o scrivi a noi, insomma, e non
facciamo tanto chiasso.
Posizioni che mi
convincono molto poco. Perché?
Punto uno: che
senso ha il "nulla vada preteso"? La massima autorità pubblica di un territorio
ha sempre ed in ogni caso lobbligo e insisto: lobbligo - di farsi
carico delle inquietudini di ciascuno dei suoi amministrati, da qualsiasi parte giunga la
notizia di un disagio o di unesigenza di maggiore chiarezza.
O forse il sindaco apre l'ombrello solo quando l'Arpav, attraverso una
comunicazione formale ad un canale istituzionale, gli comunica che sta piovendo?
Punto due: se i
media non sollevano questioni di possibile interesse collettivo, andando ad individuarle
sullarea in cui essi operano, mi dite a cosa servono giornali e giornalisti, tele,
radio, cartacei o web che siano?
Ma forse da quellincipit mi sono state segnalate possiamo
sospettare che in municipio i giornali non li leggano. In via Roma, probabilmente, non è
affatto sentito come doveroso dare un'occhiata quotidiana a questa rete di antenne che
monitora, momento per momento, le pulsazioni del territorio.
Infine, giusto per
esprimere un'impressione mia. Onestamente sono stanco di sentir agitare ogni volta la
questione del patto di stabilità.
Esiste, è una legge, va applicata. Se non piace c'è un Parlamento da noi eletto
che ha il potere di cambiarla. Se questo non accade non è colpa nostra, ma basta muri del
pianto.
Altrimenti sorge un pensiero molesto, e cioè che il patto di stabilità sia come
il buco nell'ozono, cioè un argomento utile a spiegare fenomeni che potrebbero anche non
avere con esso alcun rapporto di causa-effetto (anche se da qui in basso non riusciremmo
mai a sostenerlo. Per questo, ripeto, è solo un'impressione).
Un abbraccio ai
miei venticinque irriverenti lettori.
Gianni Favero
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