8
MOTO COL CARROZZINO
Nel 1926comperai la prima auto, una Bianchi S. 3. e venduto la moto carrozzino, con
la quale presi l'ultima delle tante lavate dalla pioggia con le motociclette. Un giorno di
ritorno da Vittorio Veneto mi sorprese una pioggia, un vero diluvio in una strada che non
ho visto case per poter ripararmi dalla pioggia, ma, ormai troppo bagnato, inutile
fermarsi continuai il viaggio per circa mezz'ora, fino a casa che l'acqua dal vestito
usciva dalle scarpe.
UN INCONVENIENTE D'AUTO
In tanti anni di noleggio il più pericoloso inconveniente capitatomi è stato
questo: scendendo dal Cansiglio si avevano surriscaldato i freni della macchina (era una
O.M. ) al punto che non frenavano più, neppure quello a mano, per fortuna, lungo la
strada c'erano molti mucchi di ghiaia per essere sparsa sulla strada che ci passai sopra
per frenare la macchina, poi visto una muretta, che ero quasi fermo mi sono addossato
subito strisciando per poi fermarmi definitivamente addosso a delle crode. Le persone che
erano in macchina dissero che era la causa di uno scherzo che avevo fatto andando sulle
ghiaie e che queste mi avevano buttato sulla muretta. Non avevano capito il pericolo se
non avessi potuto fermare la macchina così non furono per niente impauriti. Io sono
riuscito a fare l'indifferente e smontammo tutti per vedere le condizioni della macchina,
era rovinato soltanto il grosso paraurti, il parafango
destro e delle striscie alla carrozzeria ma in condizioni di camminare ancora. Prima di
ripartire ho provato i freni, da solo, ho provato la macchina, i freni andavano bene, che
dopo circa mezz'ora si erano raffreddati. Mancava poco al termine della difesa, siamo
partiti e tutto andò bene. Ma a questo danno non diedi tanta importanza, pensando che se
non avessi potuto fermare la macchina, sarei finito senz'altro a rotoli giù per la
scarpata con le disastrose conseguenze. La fortuna è stata di aver trovato le ghiaie, la
muretta e la posizione di poter fermarsi. Questa macchina come già spiegato, mi è
costata undicimila lire e l'ho venduta dopo averla riparata per novecento lire.
SALVATO UN RAGAZZO
Un giorno a Roncade vicino al ponte dopo il mulino nel piccolo vano a fianco del
livello-cascata, vidi molta gente che guardava dal ponte il fiume Musestre. Io incuriosito
mi fermai con la macchina per vedere cosa era successo e vidi un ragazzetto disteso
sott'acqua circa 20 centimetri, fermo in questo vano, ma nessuno si mosse per andare a
prenderlo io, visto che in quel punto tanto profondo, saltai nel canale presi il ragazzo e
altra gente mi aiutò a tirarlo su, mi ricordo di averlo messo sulla muretta del ponte con
la testa in giù cercando di fargli buttar fuori acqua, ma non ne uscì. Allora mi venne
subito in testa quello che avevo veduto tanti anni fa in una spiaggia e pure alla
televisione, come massaggiavano un uomo che avevano tirato su dall'acqua e non dava più
segni di vita, ma si salvò. Così feci anch'io, cominciai a scuoterlo energicamente e
massaggiarlo. ma ad un certo momento sospesi, vedendo che non si muoveva, però continuai
a scombussolarlo, che dopo qualche minuto di questo lavoro sentii che fece dei rauchi e
subito cominciò a respirare, si mosse e aprì gli occhi, Appena rinvenuto abbastanza una
persona che lo conosceva lo portò a casa, abitava vicino al teatro comunale.
Questo ragazzo avrà avuto sei o sette anni. Io venni a casa per cambiarmi quanto
avevo bagnato e proseguii il viaggio per Treviso. Le persone che erano in macchina mi
hanno aspettato volentieri elogiandomi di quanto avevo fatto. Di questi casi ne avevo già
veduto e ricordato il modo che facevano, però, penso che questo caso sia stato più unico
che raro, perchè non so quanti minuti era stato sotto il livello dell'acqua, certamente
pochi altrimenti non si sarebbe salvato. Un riconoscimento? Di questo salvataggio un cenno
di ringraziamento dai suoi genitori l'ho avuto dopo qualche anno.
AUTONOLEGGIO VARIO
Il servizio di noleggio era molto vario, cioè: viaggi di piacere per gite, con
sposi, molto lavoro con mediatori e commercianti di bestiame che sono andato perfino in
Iugoslavia, anche qualche morto o quasi per andar morire a casa.
Un soldato che era stato dissepolto dal cimitero di Roncade, erano ormai solo le
ossa, è stato messo in una cassa piccola e lo abbiamo trasportato a Susa, che è a 50
chilometri dopo Torino dove si vedeva il confine della Francia. Al nostro arrivo c'era
molta gente che attendeva questa salma, perchè sono stati avvisati per telefono per circa
l'ora che dovevamo arrivare. Era preparata una bella stanza piena di fiori, candele accese
ecc, tutto per ricevere questo morto. Il viaggio l'avevo fatto in compagnia di mio
fratello che al ritorno ha guidato lui. Nel posto dietro di noi era la piccola cassa con
le ossa, coperta da un drappo tricolore e l'uomo che era venuto a prenderlo. Abbiamo
dormito a Susa e alla mattina siamo ritornati.
Un giorno di fiera di bestiame avevo condotto a casa un commerciante di Udine, sono
tornato molto tardi e avevo tanto sonno, anche perchè ero solo, mentre di notte con gente
in macchina resistevo di più, quindi a San Vito al Tagliamento mi pare di avermi
addormentato e mi sono svegliato quando avevo visto i portici di casa mia che, non ho
saputo come sono arrivato. Sono 50 chilometri, però in quei tempi le macchine erano
pochissime, si facevano anche molti chilometri prima di trovare una macchina, specialmente
di notte.
Ma i viaggi più pericolosi erano con i matti per portarli in manicomio, che con
questi disgraziati adoperavo sempre la macchina più vigilato durante il viaggio. Mi è
successo una volta che non avevo a casa la macchina grande, ho dovuto usare la Balilla,
quindi questo matto era custodito da due robusti uomini, ma a un certo punto voleva
tornare a casa, era pericoloso e non era legato, si ribellò che non erano capaci di
tenerlo, io ho sentito un colpo alla spalla e mi vedo arrivare un piede dentro il volante
che mi bloccò lo sterzo, fortuna che ero in una strada dritta altrimenti non avrei potuto
girare il volante, così con una brusca frenata mi fermai subito, poi hanno sistemato bene
quell'uomo e siamo arrivati bene fino al manicomio perchè si era calmato ed è entrato
con due infermieri senza parlare.
Invece con i prigionieri che trasportavo alle carceri di Treviso non c'erano
pericoli perchè quando uscivano dalla caserma erano sempre ammanettati e fra due
carabinieri. Per le donne invece non usavano manette.
Successe qualche volta che uno aveva fretta di partire, ma senza dirmi dove voleva andare,
aveva naturalmente i suoi motivi, ma almeno volevo sapere quando potevo ritornare, me lo
diceva soltanto dopo fuori paese, io andavo lo stesso perchè lo conoscevo, ma chi era a
casa non poteva impegnarsi per altri eventuali viaggi. Quindi per venticinque anni ho
dovuto sempre essere pronto sia di giorno che di notte, cioè fino a quando il reddito del
cinema mi avesse concesso di fare una vita da cristiani.
Quasi sempre per i viaggi con sposalizi gli autisti venivano invitati al pranzo di nozze
come tutti gli altri. Un giorno mi sono trovato con un autista che conoscevo. Anche lui
aveva una macchina a sei posti, il quale era un tipo molto allegro, ma sempre in quelle
occasioni si ubriacava che alla partenza per il ritorno si doveva portarlo in macchina
perchè le gambe non lo reggevano più. Quindi queste persone che doveva portare a casa,
visto questo uomo in quelle condizioni volevano montare tutti con me, ma
nell'impossibilità, quattro di loro hanno dovuto montare con lui, dopo essere andati a
prenderlo e portarlo in macchina, ma pure in quelle condizioni parlava bene convincendo
quelle persone di non preoccuparsi per niente perchè la colpa era soltanto delle gambe,
però la paura di tutti era grande che per fare quei circa 15 chilometri avremo impiegato
quasi un'ora. All'arrivo io sono partito subito perchè di lui non mi preoccupavo.
Oltre a tanti lavori che ho fatto,
pur non avendo preferito, avevo anche iniziato lo studio della botanica, ma questo lo
abbandonai presto non avendone il tempo. Avevo iniziato a dare dei suggerimenti a persone
che conoscevo e avevano bisogno del medico, ma le avevo guarite io. Un giorno vidi una
ragazza che aveva in una mano un flemmone che la curava il dottore ma senza esito, sua
mamma che mi conosceva e sapeva qualcosa di me, volle che provassi io a guarirla. Infatti
in pochi giorni gli impacchi di decotti di erbe sulla mano, hanno guarito presto quel
flemmone.
Quando venne da me per ringraziarmi mi disse che sua figlia l'ha guarita un
meccanico non un dottore e mi disse che se succedesse di aver bisogno di un dottore verrà
prima da me. Infatti di questa botanica avrei avuto
certamente successo. Qualcuno voleva assolutamente pagarmi, ma smisi, anche perchè il
tempo non mi permise.
CATTURA DI UN TOPO
Ricordo di aver pigliato un grosso topo, che di notte, a letto mi passava sulla
faccia, ma dei topi non ho mai avuto paura, ne avevo preso parecchi con le mani mentre
correvano per la casa, quindi dopo due passaggi di questo topo sopra di mè, mi preparai
con una mano fuori delle coperte e al terzo passaggio lo pigliai, poi sono andato dai miei
genitori che erano nell'altra camera per fargli vedere il topo, accesero la luce e si
spaventarono per vedermi in mano quel topolone, avendo paura che mi mordesse, ma non era
pericolo che mi mordesse perchè lo tenevo nella mano ben stretto. Lo scaraventai sul
pavimento e non si è più mosso, la mattina dopo lo buttai a un gatto che dopo averlo
mangiato non finiva più di leccarsi la bocca.
TREVISO 1990
Questa pagina l'ho tenuta in sospeso per tanti anni che concludo di aver sbagliato
previdendo un ignoto futuro. Da quando rimasti soli abbiamo pensato di cambiar vita non
avendo più preoccupazioni di mestieri dato che i figli tutti sistemati, ma il dispiacere
più grande è quello che abbiamo perduti due figli ancora giovani. Abbiamo girato un po'
il mondo che ora ricordiamo spesso. Continuo a lavorare da Dino per lavori di riparazione
di orologi e quello che posso fare quando ha bisogno di me. Lavoro volentieri pensando
quanto lavoro ho fatto in tanti anni dato che l'ozio sarebbe stato un tormento.
Siamo partiti da Roncade per Treviso nel 1985 qui ho perso Amelia.
DICEMBRE 1991
Avevo molte cose da raccontare per dar termine a questo libro; concludo invece
così: Siamo partiti da Roncade per Treviso a fine settembre 1985, siamo andati in un
appartamento a Treviso al primo piano in Via Biscaro n 3 e lo abbiamo abitato io e Amelia
fino al giorno 11 agosto 1991.
Il 12 agosto 1991 Anna ci ha portati a casa sua a Istrana, anche perchè noi non
potevamo più vivere da soli. Siccome anni fa Amelia aveva avuto lo sfogo di Sant' Antonio
e andava sempre più peggiorando ed era sempre più debole. Le figlie Anna e Elena ci
avevano per lungo tempo aiutato con le spese e tutto quanto avevamo bisogno. Amelia stava
sempre male.
Le figlie Anna e Elena ci avevano fatto il massimo, ma abbiamo dovuto portarla
all'ospedale il giorno sei dicembre, ma i medici non hanno potuto fare niente, e dopo 8
giorni è morta, era il 13 dicembre.
Ora riposa nel cimitero di Istrana, che là c'è la nostra tomba, è vicino Dino
Pasin, marito di Anna. Amelia aveva 87 anni, ma se non avesse avuto quel male potrebbe
aver vissuto molto di più. Adesso vivo con Anna e suo figlio a Istrana dove ho messo
tutti i mobili che avevo a Treviso.
Ora non mi rimane che attendere il tempo che andrò per tutta l'eternità a
raggiungere Amelia.
Giovanni Lorenzon |