| Un intesa
con Piaggio per la distribuzione dei prodotti a tutti i riparatori del mondo convenzionati
con il Gruppo motociclistico e un dispositivo da montare su qualsiasi automobile in grado
di chiamare automaticamente i soccorsi in caso di incidente. Sono le due novità, la prima in termini di strategia di marketing e
la seconda sul versante dellinnovazione, che Texa Spa di Monastier (Treviso), società punta di
diamante mondiale nella progettazione e costruzione di strumenti diagnostici per motori,
stampa sul biglietto da visita per il 2009.
Operazioni, secondo il fondatore, il roncadese Bruno Vianello, che bastano da sole a
mettere al riparo lazienda dai tanto temuti venti di recessione astrologati per i
mesi venturi dagli osservatori economici su entrambe le sponde dellAtlantico.
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Presidente, dopo auto, mezzi pesanti e
motociclette, adesso la tecnologia Texa approccia su larga scala anche il mercato del
ciclomotore. Che dimensione ha questo accordo?
Sono tenuto alla riservatezza sulle dimensioni dellintesa ma stiamo parlando
di molte migliaia di punti di assistenza e concessionarie di marchi Piaggio, Vespa,
Aprilia, Moto Guzzi, Gilera, Scarabeo, Derbi e Piaggio Veicoli Commerciali in Italia e
allestero che adotteranno uno dei nostri ultimi strumenti, il Texa Navigator TXB per
la diagnosi delle componenti elettroniche. Una grande soddisfazione, naturalmente". |
I contatti con la casa di Roberto Colaninno come
sono iniziati?
Occorre ricordare che eravamo fornitori di Aprilia prima del suo assorbimento in
Piaggio. Diciamo che cè stato un passaggio di know-how relativamente alle
centraline elettroniche dalla società di Noale al gruppo acquirente e la scelta sui
nostri dispositivi di diagnosi è caduta in modo praticamente naturale. Poi va anche
sottolineato come, da qualche tempo, anche gli scooter montano circuiti sofisticati quanto
quelli delle motociclette.
Altro nuovo cavallo di battaglia è levoluzione del Tmd,
strumento per la diagnosi a distanza dei veicoli che si collega ad Internet per
trasmettere posizione e dati sul mezzo. La nuova versione è in grado di valutare
lentità di eventuali incidenti e chiamare i soccorsi. Cosa vi aspettate da questo
prodotto?
Ci sono almeno due aspetti che vorrei evidenziare. Il primo è che costa poche
centinaia di euro e che, grazie alla disponibilità da parte nostra dei software delle
centraline di tutte le marche, può essere montato su qualsiasi automobile o mezzo
pesante. La seconda ha a che fare con la dimensione assicurativa. A questo proposito
abbiamo interessanti trattative in corso con una grande compagnia internazionale.
Che significa?
Lofferta delle polizze si sta progressivamente orientando su formule
flessibili, legate, ad esempio, al chilometraggio percorso. Attivando un Tmd un cliente
potrà anche segnalare con estrema precisione alla sua assicurazione la strada percorsa e
quindi consentire la modulazione del suo contratto. Senza contare che il dispositivo non
permetterà più di barare denunciando incidenti mai avvenuti.
Linteresse delle compagnie verso lo strumento è perciò ben comprensibile.
Veniamo ai numeri dellazienda. Avete da poco
aperto una sede per la diagnosi dei condizionatori a Meolo, fra pochi mesi lo stabilimento
di Monastier sarà quasi triplicato e toccherà i 26 mila metri quadrati. Questanno
avete assunto altre 56 persone arrivando a quota 408. Il 2008 chiuderà a 50 milioni, due
in più sullanno prima. Che effetto le fa ascoltare chi parla di crisi senza
precedenti?
Per rispondere in modo leggero posso dire che chi preferisce aspettare un po
prima di cambiare lautomobile avrà più bisogno dellassistenza del meccanico.
Quindi, dato che costruiamo strumenti per il lavoro dei meccanici per noi questo è
tuttaltro che un problema. In senso generale mi fanno sorridere idee come la social
card: da questo stato di cose se ne esce in un solo modo, cioè facendo il possibile per
incentivare le imprese. E magari tutelandole dalla concorrenza straniera.
Lei ha sempre respinto anche il solo pensiero di
spostare parti della produzione allestero. E sempre di questa opinione?
Assolutamente si. Piantare una fabbrica in terra straniera è accettabile solo se ci
si rivolge al mercato di quel paese, non per costruire oggetti da far ritornare in Italia
e venderli come Made in Italy. Forse posso parlare così perché non fabbrico scarpe, ma
ci tengo comunque a dare lesempio. Ai colleghi come ai politici.
Più di qualche investitore privato le sta facendo
la corte. Aprirà prima o poi il capitale a terzi?
Non se ne parla.
Gianni Favero |